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Un Ralph Fiennes come non si era mai visto, in questo film cerebrale di Cronenberg su Prime Video

Un'opera cerebrale di cronenberg che esplora la memoria traumatica e la malattia mentale. Analisi del film con Ralph Fiennes e Miranda Richardson su Prime Video.

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David Cronenberg è un nome che evoca immediatamente immagini viscerali, corpi che si trasformano, orrori organici che sfidano i confini della carne. Eppure Spider (disponibile su Prime Video), la sua opera del 2003 tratta dal romanzo di Patrick McGrath, rappresenta una svolta radicale, un allontanamento dal body horror che lo ha reso celebre per abbracciare qualcosa di più sottile, cerebrale e devastante. Non c'è sangue, non ci sono mostri. Solo la mente umana che si sfalda come una ragnatela sotto il peso dei ricordi. Il film ci porta nell'East End londinese degli anni Ottanta thatcheriani, un'epoca di disinvestimento sociale e smantellamento delle strutture di welfare. Dennis Cleg, soprannominato Spider, arriva in una casa di accoglienza per pazienti psichiatrici dimessi. È interpretato da Ralph Fiennes in una performance che ribalta completamente la sua immagine. Dimenticate l'aristocratico Amleto che aveva portato in scena, il conte Almásy del Paziente inglese o persino il gelido Lord Voldemort.

Qui Fiennes è un uomo spezzato, goffo, inarticolato, che comunica più attraverso i gesti impacciati e lo sguardo assente che con le parole. La casa di accoglienza gestita dalla severa Mrs Wilkinson, interpretata da Lynn Redgrave, è un luogo desolato. Carta da parati scrostata, mobili decrepiti, linoleum consumato dal tempo e dall'indifferenza. Non c'è calore, non c'è comunità. Solo Terrence, un altro ospite interpretato da John Neville, tenta di stabilire un contatto con Dennis, ma la sua loquacità fantasiosa si scontra con il silenzio impenetrabile del protagonista. Spider trascorre le giornate vagando per le strade del suo quartiere d'infanzia, e qui Cronenberg compie il suo colpo maestro narrativo. Dennis non ricorda semplicemente il passato: vi entra fisicamente, come un fantasma invisibile che osserva il proprio sé bambino. Noi spettatori lo seguiamo in questo viaggio nella memoria, consapevoli però che quello che vediamo è filtrato attraverso una psiche fratturata, inaffidabile.

I ricordi ruotano attorno a una triade familiare apparentemente classica: il padre Bill, un idraulico interpretato da Gabriel Byrne, brusco e spesso al pub; la madre, una donna gentile e riservata che sogna una vita più raffinata. Miranda Richardson interpreta entrambe le figure femminili centrali del film con una maestria straordinaria. C'è la madre bruna, pudica, che si concede un gin-and-orange solo nelle rare uscite, e poi c'è l'altra donna, una bionda volgare e provocante che il padre incontra al pub. È qui che Spider rivela la sua natura profondamente psicoanalitica. Dennis bambino non riesce a concepire che sua madre possa essere contemporaneamente la figura pura e protettiva che ama e la donna che condivide un letto con suo padre. La sua mente fragile scinde l'immagine materna in due entità separate: la santa e la seduttrice. Quando la seconda sembra "sostituire" la prima nella vita del padre, le conseguenze sulla psiche già precaria del ragazzo sono devastanti.

Cronenberg dirige il film con un'eleganza formale che ricorda più Pinter o Beckett che il suo cinema precedente. La fotografia è volutamente desaturata, quasi livida. I colori sono quelli della memoria sbiadita e della malattia mentale. Non ci sono effetti speciali, non c'è spettacolarizzazione. La violenza, quando arriva, è psicologica prima ancora che fisica, e le sue conseguenze si dispiegano lentamente, inesorabili. Dennis è ossessionato dal rapporto tra i suoi genitori, dalla presenza di una figura che percepisce come usurpatrice, dalla difficoltà di distinguere realtà e percezione. Ma se Amleto è aristocratico, eloquente, capace di articolare i suoi tormenti in versi immortali, Spider è proletario, quasi muto, ridotto a scarabocchi incomprensibili sul suo quaderno. È un Amleto privato del linguaggio, della classe sociale, della possibilità stessa di essere un eroe tragico classico.

Eppure, proprio in questa riduzione all'essenziale, Spider raggiunge una potenza emotiva straordinaria. Fiennes costruisce il personaggio attraverso dettagli fisici minimi: la postura curva, le mani che si muovono nervosamente, lo sguardo che sfugge sempre il contatto diretto. È una performance coraggiosa per un attore del suo calibro, disposto ad annullarsi completamente, a rinunciare a ogni forma di carisma o presenza scenica tradizionale per incarnare un uomo che la società ha dimenticato. Il film si inserisce in una tradizione del cinema britannico che esplora l'infanzia traumatizzata, accanto a opere come Il messaggero di Joseph Losey o Caduta di un idolo di Carol Reed. Ma Spider aggiunge una dimensione contemporanea, quella della salute mentale nell'era del neoliberismo, quando le istituzioni vengono smantellate senza che nulla di sostanziale le sostituisca.

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