Su Netflix, c'è un film sci-fi con Robbie Williams che si è guadagnato lo status di cult dopo il flop
L'uomo bicentenario con Robin Williams è su Netflix. Scopri perché il film del 1999 di Chris Columbus, tratto da Asimov, è diventato un cult incompreso.
Robin Williams ci ha regalato alcuni dei film più iconici della storia del cinema. Da Will Hunting - Genio ribelle a Jumanji, da Hook - Capitan Uncino a Mrs. Doubtfire, ogni sua interpretazione è rimasta impressa nella memoria collettiva grazie a performance capaci di strappare lacrime, risate e applausi. Eppure, nella sua carriera lunga quattro decenni, esiste un film che molti hanno dimenticato o mai visto: L'uomo bicentenario, un'opera di fantascienza del 1999 che all'epoca venne liquidata come un fallimento commerciale, ma che nel tempo è diventata un cult tra gli appassionati.
La buona notizia per chi lo ha amato o per chi vuole scoprirlo è che il film è disponibile su Netflix. Diretto da Chris Columbus, noto per Harry Potter, L'uomo bicentenario è tratto da The Positronic Man - Robot NDR-113, romanzo dello scrittore Isaac Asimov. Williams interpreta Andrew, un androide acquistato come elettrodomestico da una famiglia benestante che, nel corso di duecento anni, sviluppa emozioni, creatività e coscienza di sé. La sua è una lotta per il riconoscimento legale come essere umano, un viaggio che lo porta a modificare fisicamente il proprio corpo robotico per assomigliare sempre di più a ciò che desidera essere.
In superficie, la trama può sembrare una classica storia di fantascienza, nel solco di film come A.I. Intelligenza Artificiale, Replicas o Ex Machina. Ma L'uomo bicentenario va oltre il genere. La sceneggiatura di Nicholas Kazan scava in profondità, ponendo una domanda fondamentale: cosa significa essere umani? Il film affronta temi come la moralità, la bellezza dei sentimenti, il diritto all'autonomia e il bisogno universale di appartenenza. Sono questioni che risuonano ancora oggi, in un'epoca in cui l'intelligenza artificiale non è più solo fantascienza, ma realtà quotidiana.
Eppure, al botteghino, il film fu un disastro. Con un budget stimato tra i 90 e i 100 milioni di dollari, il film incassò solo 87,4 milioni in tutto il mondo. La critica fu tiepida, il pubblico non rispose. Ma come spesso accade nel cinema, il tempo ha fatto il suo lavoro. Anno dopo anno, il film ha trovato nuovi estimatori, persone che hanno saputo cogliere la profondità emotiva nascosta dietro gli effetti speciali e le protesi robotiche. Oggi, L'uomo bicentenario è considerato da molti un classico incompreso, un film che meritava ben altro destino.
Il cast è di prim'ordine. Accanto a Williams, troviamo Sam Neill, Embeth Davidtz, Wendy Crewson e Oliver Platt. Tutti contribuiscono a costruire un mondo futuristico che, pur con i suoi limiti visivi, mantiene un'anima profondamente umana. La performance di Williams è il cuore pulsante del film: con sensibilità e delicatezza, riesce a rendere credibile un personaggio che inizia come macchina e finisce per essere più umano di molti esseri in carne e ossa.
Realizzare L'uomo bicentenario non fu semplice. Williams stesso raccontò quanto fosse difficile recitare dentro la tuta protesica che doveva indossare per interpretare Andrew. La produzione fu segnata anche da incidenti sul set. E anni dopo, lo stesso Columbus ammise pubblicamente che dirigere quel film fu un errore. Non per questioni artistiche, ma perché si rese conto di non essere il regista giusto per un'opera futuristica. Columbus dichiarò di non sentirsi a suo agio nel rappresentare il futuro, di non essere capace di immaginarlo in modo convincente. Una confessione disarmante da parte di un cineasta che ha firmato alcuni dei film più amati degli ultimi trent'anni.
Nonostante tutto, il film ottenne una nomination agli Oscar nella categoria Miglior Trucco, segno che almeno qualcuno seppe apprezzare il lavoro dietro le quinte. Ma il riconoscimento più importante è arrivato dal pubblico, da quella fetta di spettatori che, nel tempo, ha riscoperto il film e lo ha difeso dalle accuse di essere troppo sentimentale o eccessivamente ambizioso. In un'epoca in cui discutiamo sempre di più di intelligenza artificiale, diritti e identità, L'uomo bicentenario (che fa parte di questa lista di 10 robot strappalacrime) è un film che suona straordinariamente attuale. Forse Columbus aveva ragione: forse non era il regista giusto per immaginare il futuro. Ma ha saputo raccontare qualcosa di molto più importante: cosa significa desiderare di essere vivi.