Mélanie Laurent in questo film sci-fi su Netflix da non perdere (è una vera gemma della fantascienza)
Oxygen su Netflix: analisi del thriller fantascientifico francese con Mélanie Laurent. Scopri il colpo di scena finale sul clone e la missione spaziale che ha sorpreso tutti.
Tra i successi critici sulla fantascienza presenti nel catalogo di Netflix, emerge Oxygen, thriller francese del 2021 diretto da Alexandre Aja, regista già noto per Crawl e Never Let Go. Il film rappresenta un esperimento narrativo audace: un thriller che sfrutta ogni secondo dei suoi cento minuti per costruire tensione, mistero e un crescendo emotivo che culmina in uno dei twist finali più intelligenti della fantascienza recente.
La protagonista è Mélanie Laurent, volto indimenticabile della Shosanna di Bastardi senza gloria di Tarantino. Qui interpreta Liz Hansen, che si risveglia intrappolata in una capsula criogenica malfunzionante, senza alcun ricordo di chi sia o come ci sia finita. L'ossigeno sta diminuendo rapidamente e la situazione è disperata: deve recuperare la memoria, scoprire la propria identità e trovare il codice di attivazione per sfuggire alla trappola metallica che la imprigiona. Ma ogni risposta che riemerge dal suo passato porta con sé nuove, inquietanti domande.
L'arte della claustrofobia cinematografica richiede un talento particolare. Quando un intero film si svolge in uno spazio ristretto, tutto il peso narrativo ricade sulle spalle dell'attore protagonista. Se la performance non convince, se la paura non risulta autentica, l'intera operazione rischia di naufragare nella noia. È una sfida che hanno affrontato con successo Colin Farrell in Phone Booth, Ryan Reynolds in Buried e Jake Gyllenhaal in Source Code.
Mélanie Laurent si inserisce in questa lista con merito assoluto. Dal momento esatto in cui Liz apre gli occhi nella capsula, la confusione e il terrore dell'attrice francese catturano immediatamente lo spettatore. Non c'è artificio, non c'è recitazione forzata: c'è solo una donna che non comprende cosa le stia accadendo e che lotta disperatamente per sopravvivere. La performance bilancia magistralmente intensità e vulnerabilità, portando il pubblico attraverso uno spettro emotivo completo: dalla trepidazione iniziale al dolore devastante, dall'elaborazione del lutto all'accettazione finale.
Un elemento fondamentale del film è l'interazione tra Liz e M.I.L.O., l'intelligenza artificiale della capsula doppiata brillantemente da Mathieu Amalric, noto per il suo ruolo in Quantum of Solace. Il dialogo tra la donna e la voce sintetica diventa il motore narrativo del film, un espediente che in mani meno esperte avrebbe potuto risultare meccanico, ma che invece mantiene il ritmo serrato per tutta la durata del film. Laurent riesce a sostenere conversazioni con un'entità virtuale rendendo ogni scambio credibile e carico di significato.
La logica cinematografica suggerirebbe che la protagonista sia al sicuro, almeno fino a un certo punto. Eppure Oxygen riesce nell'impresa di far temere realmente per la vita di Liz, creando una suspense autentica sin dalle prime sequenze. È raro che un thriller riesca a mantenere questa tensione senza cedere alla tentazione di momenti di respiro o di facili consolazioni narrative.
Se inizialmente Oxygen sembra seguire una strada già battuta, simile a quella di Buried di Rodrigo Cortés, non passa molto tempo prima che gli elementi fantascientifici prendano il sopravvento, trasformando radicalmente la natura del racconto. Man mano che Liz ricostruisce i frammenti della sua esistenza, i conti non tornano. Le tempistiche si contraddicono. Quello che dovrebbero essere ore perse sembrano invece anni interi svaniti nel nulla.
Ed è nel terzo atto che il film rivela le sue carte in un colpo di scena molto audace. Liz non è chi crede di essere. La donna intrappolata nella capsula è un clone, creato per viaggiare quattordici anni luce attraverso lo spazio verso un nuovo pianeta. La sua missione: garantire la continuazione della specie umana dopo che un virus letale ha decimato la popolazione terrestre. I ricordi, le emozioni, i legami affettivi che Liz considera propri appartengono in realtà alla Liz originale, le cui memorie e genetica sono state impiantate nel clone più di un decennio prima. Il risveglio anticipato è dovuto a un malfunzionamento tecnico della capsula, un errore che ha innescato l'intera vicenda.
Ciò che distingue davvero Oxygen da molti altri thriller fantascientifici (come questo debole film con Casey Affleck che può essere apprezzato solo dai fan del genere sci-fi) è la sua capacità di mantenere la promessa implicita fatta allo spettatore. Il twist finale non è un espediente gratuito, non è inserito per sconvolgere fine a sé stesso. È invece l'evoluzione logica e inevitabile di tutti gli elementi seminati nel corso della narrazione. Quando la verità emerge, lo spettatore più attento può ripercorrere mentalmente i dettagli e riconoscere come ogni elemento fosse già presente, nascosto in bella vista.
La fotografia contribuisce in modo significativo all'atmosfera opprimente del film. La palette cromatica dominata da toni freddi e metallici enfatizza l'alienazione del personaggio, mentre le inquadrature ravvicinate sul volto di Laurent costringono il pubblico a confrontarsi intimamente con ogni sua emozione. Il montaggio, poi, gestisce con sapienza l'alternanza tra i flashback della vita di Liz e la situazione presente nella capsula, creando un dialogo continuo tra passato e presente che alimenta il mistero centrale.
Nel panorama sempre più affollato dei contenuti Netflix, Oxygen rappresenta una gemma che merita attenzione. È un film che rispetta l'intelligenza dello spettatore, che non sottovaluta la sua capacità di gestire temi complessi e finali che rifiutano la facile consolazione. È cinema di genere fatto con consapevolezza, dove l'intrattenimento e la riflessione coesistono senza annullarsi a vicenda.