Florence Pugh salva questo film su Netflix da sola: quando un'attrice vale più del film in cui recita
Florence Pugh salva questo film con la sua straordinaria interpretazione: cast, trama e analisi critica completa.
Ci sono film che esistono grazie alla pura forza magnetica di chi li interpreta. The Wonder - Il prodigio, disponibile su Netflix, è uno di questi. Diretto da Sebastián Lelio, regista cileno noto per Gloria Bell e A Fantastic Woman, questo thriller psicologico ambientato nell'Irlanda dell'Ottocento ha tutto per essere un'opera memorabile: una fotografia sublime, una colonna sonora inquietante, un cast di prim'ordine. Eppure qualcosa stride, qualcosa manca. E se il film non affonda completamente è solo perché Florence Pugh, ancora una volta, dimostra di poter dominare lo schermo anche quando la sceneggiatura non è all'altezza delle sue capacità. La storia si svolge in un remoto villaggio irlandese, dove Lib Wright, un'infermiera inglese interpretata da Pugh, viene chiamata per un compito che sfida ogni logica medica: osservare Anna O'Donnell, una bambina di undici anni che secondo i testimoni non mangia da mesi ma è ancora miracolosamente viva.
Dal punto di vista tecnico, The Wonder è impeccabile. La fotografia di Ari Wegner, già dietro la macchina da presa per Tick, Tick... Boom e The Power of the Dog, trasforma il paesaggio irlandese in un personaggio a sé stante. La macchina da presa fluttua sui campi spogli e ventosi, entra ed esce dalle case di pietra con movimenti fluidi e spettrali, come se fosse essa stessa un fantasma che osserva gli eventi dall'aldilà. Wegner costruisce un'atmosfera opprimente, dove la bellezza della natura si scontra con l'asprezza della vita rurale e il mistero che avvolge la vicenda. Anche la colonna sonora di Matthew Herbert contribuisce a questo senso di inquietudine. I suoni non sono invadenti, ma sottili, striscianti, evocano un freddo che penetra le ossa e un'angoscia che non trova sollievo. È un lavoro musicale che parla più di ciò che non si vede che di ciò che appare sullo schermo, perfetto per un film che dovrebbe indagare l'invisibile, il miracoloso, il confine tra fede e inganno.
Il problema è che The Wonder sembra avere paura di se stesso. Introduce temi enormi, ma poi si ritrae, preferendo concentrarsi su dinamiche interpersonali e su una trama romantica che, per quanto utile al finale, risulta forzata e poco sviluppata. Il sottotesto viene esplicitato sin da subito con riferimenti alla carestia e alla sofferenza del popolo irlandese, ma poi il film non scava abbastanza in profondità. Si accontenta di sfiorare questi temi, di suggerirli senza esplorarli con il fervore che meriterebbero. È come se Lelio avesse paura di spingersi oltre, di affrontare le implicazioni più oscure e disturbanti della storia. E così The Wonder diventa un film bellissimo da vedere, ma emotivamente distante, incapace di colpire lo spettatore con la forza che ci si aspetterebbe. Eppure, quando Pugh è sullo schermo, tutto cambia. Pugh non alza mai la voce, non fa gesti eclatanti, ma trasmette una determinazione che taglia l'aria come una lama. È in momenti come questi che capisci perché è considerata una delle attrici più talentuose della sua generazione.