Su Netflix, il thriller di Edward Norton con Bruce Willis e Alec Baldwin che divide il pubblico
Edward Norton ha atteso 20 anni per portare questo thriller al cinema. Analisi del noir ambientato nella New York del 1957: un'opera imperfetta ma sincera.
Ci sono progetti che nascono, si sviluppano e arrivano in sala nel giro di qualche anno. E poi ci sono quelli che diventano ossessioni. Motherless Brooklyn - I segreti di una città, disponibile su Netflix, appartiene alla seconda categoria: un'idea che Edward Norton ha coltivato per due decenni, dalla pubblicazione del romanzo di Jonathan Lethem nel 1999 fino all'uscita nelle sale nel novembre 2019. L'attore non si è limitato a interpretare il protagonista, ma ha anche scritto la sceneggiatura e diretto il film, trasformandolo in un autentico progetto personale. Ma quando l'attesa si misura in anni e la passione diventa tangibile in ogni fotogramma, il risultato finale è all'altezza delle aspettative? La risposta, secondo la critica, è complessa. Motherless Brooklyn è un noir che respira atmosfera da ogni poro, un'immersione nella New York del 1957 costruita con cura maniacale.
Dal punto di vista tecnico, Motherless Brooklyn è un'esperienza visiva e sonora da assaporare lentamente. Con una durata di quasi due ore e mezza, il film non ha fretta di risolvere il suo mistero centrale e si dispiega come una melodia jazz, prendendosi tutto il tempo necessario per esplorare l'atmosfera autunnale della sua ambientazione storica. Il direttore della fotografia Dick Pope e la scenografa Beth Mickle dipingono una New York fatta di nightclub illuminati al neon e quartieri in disfacimento, avvolti in tonalità fredde di blu e grigio. La musica gioca un ruolo fondamentale: la partitura malinconica di Daniel Pemberton si intreccia con "Daily Battles", il brano struggente firmato da Thom Yorke e Wynton Marsalis che diventa una sorta di tema personale per Lionel.
Eppure, dietro la macchina da presa Norton mostra i limiti di chi non ha grande esperienza registicamente. Questa è solo la sua seconda regia dopo Keeping the Faith del 2000, e si vede. Il ritmo risulta irregolare, con scene che si trascinano troppo a lungo alternate ad altre che si interrompono bruscamente. Norton tende a puntare la camera su attori che recitano lunghi monologhi invece di cercare modi più visivi per esprimere le stesse informazioni. Il budget relativamente contenuto per un film in costume non aiuta, e con il passare del tempo diventa evidente che il film riutilizza gli stessi set in maniera ripetitiva. Norton attore è invece perfettamente a suo agio. La sua interpretazione di Lionel avrebbe potuto facilmente scivolare nel territorio della caricatura, ma l'attore evita ogni teatralità e costruisce un personaggio autentico, umano.
Ma questo non significa che Motherless Brooklyn sia privo di meriti. Come pezzo d'atmosfera funziona, nonostante la narrazione frammentata e i temi sociali non sempre perfettamente integrati. Se l'ambizione era creare un nuovo Chinatown, l'obiettivo non è stato centrato. Ma c'è qualcosa di nobile nel tentativo stesso, nel puntare così in alto. Quello che resta è un puzzle incompleto, certo, ma anche un puzzle interessante a modo suo, che mostra quanto un progetto personale possa essere al tempo stesso la forza e la debolezza di un film. Norton ha inseguito questa storia per vent'anni, e il risultato è un'opera imperfetta ma sincera, che respira passione anche quando perde il ritmo. Non sarà il capolavoro sognato, ma è il film che solo lui poteva fare.