FILM

Gene Hackman e Danny DeVito fra bugie e colpi di scena, nel thriller su Netflix che inganna lo spettatore

Analisi del thriller del 2001 tra tradimenti, inganni e colpi di scena. Un meccanismo narrativo perfetto.

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Quando pensi di aver capito tutto, David Mamet ti ribalta le carte in tavola. È la sua firma, il marchio di fabbrica che attraversa tutta la sua filmografia, da La casa dei giochi in poi. Nel 2001, con Heist - Il colpo (appena approdato su Netflx) il drammaturgo e regista americano porta questa ossessione per il doppio e triplo gioco al suo apice, costruendo un meccanismo narrativo talmente stratificato da far sembrare lineare persino Ocean's Eleven. La storia parte da un classico del noir: Joe Moore, interpretato da un Gene Hackman al vertice della sua capacità di trasmettere intelligenza vissuta e stanchezza esistenziale, è un ladro professionista che vorrebbe ritirarsi.

Ha i soldi, ha una moglie giovane e bella, Fran, e soprattutto ha l'esperienza per sapere quando è il momento di uscire dal giro. Il problema arriva quando, durante una rapina, il suo volto viene catturato dalle telecamere di sorveglianza. Ma voltare pagina non è un'opzione. Il suo ricettatore, Mickey Bergman – un Danny DeVito perfettamente a suo agio nel ruolo del piccolo uomo con grandi ambizioni e zero scrupoli – si rifiuta di dargli i soldi che gli deve e lo ricatta per un ultimo lavoro. Il bersaglio è ambizioso: lingotti d'oro custoditi nella stiva di un aereo. Moore non può rifiutare, ma non è solo. Insieme a lui ci sono i fedelissimi Bobby Blane, interpretato da Delroy Lindo, e Don Pinky, con l'inconfondibile presenza scenica di Ricky Jay, prestigiatore e attore feticcio di Mamet.

E poi c'è lui, l'elemento di disturbo: Jimmy Silk, il nipote di Mickey, un Sam Rockwell giovane e ambizioso che entra nella squadra come assicurazione del boss. Il primo tentativo fallisce. Ma Joe Moore non è un dilettante. La banda si riorganizza, elabora un piano B che prevede di infiltrarsi nell'aeroporto mimetizzandosi nel personale di sicurezza. Simulano un'emergenza, bloccano il velivolo, recuperano l'oro e lo nascondono in un furgone noleggiato appositamente. Poi arriva il colpo di scena. Il furgone viene portato via da un carro attrezzi. E qui Mamet inizia davvero a giocare con lo spettatore, sovrapponendo livelli di tradimento, sospetto e manipolazione che trasformano ogni certezza in sabbia mobile. La moglie di Joe forse lo tradisce con Jimmy.

O forse no. O forse è tutto parte di un piano più grande. Mickey ricatta Joe, ma chi ricatta davvero chi? Ogni personaggio nasconde un secondo fine, ogni dialogo contiene una menzogna o una mezza verità. Il colpo è un film che si può vedere più volte, e ogni visione rivela dettagli precedentemente invisibili, battute che assumono nuovo significato, sguardi che tradiscono intenzioni nascoste. È un puzzle narrativo dove anche dopo aver visto tutte le tessere al loro posto, continui a chiederti se quella sia davvero l'immagine completa o se Mamet non abbia nascosto un ultimo inganno, un'ultima carta da giocare.

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