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Riccardo Scamarcio tra rancori ed eredità: in questo italiano su Netflix, un testamento divide tutti

La storia di una famiglia disfunzionale, in questo film con Riccardo Scamarcio appena approdato su Netflix.

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Ci sono famiglie che si scelgono e famiglie che si subiscono. E poi c'è quella dei sei figli di Manfredi Alicante, una costellazione umana tenuta insieme più dalle circostanze che dall'affetto, più dalla biologia che dalla volontà. Sei fratelli è il nuovo film di Simone Godano, regista che dopo Marilyn ha gli occhi neri torna a esplorare i labirinti delle relazioni umane con la sensibilità di chi sa che dietro ogni famiglia si nasconde un romanzo, spesso tragicomico. Appena approdato su Netflix, il film racconta una storia che parte da un evento tanto definitivo quanto catalizzatore: la morte. Quando Manfredi Alicante se ne va, lascia dietro di sé non solo un patrimonio materiale da dividere, ma soprattutto un'eredità emotiva fatta di nodi irrisolti, rancori sopiti e una rivelazione che sconvolge gli equilibri già precari di questa tribù disfunzionale.

Marco, Guido, Leo, Luisa e Gaelle pensavano di essere cinque. Cinque pezzi di un puzzle che non ha mai davvero composto un'immagine coerente, cinque figli dello stesso padre ma di madri diverse, cinque vite parallele che si incrociavano solo per dovere, nei compleanni dimenticati e nei Natali di circostanza. Poi arriva la lettura del testamento e con essa la scoperta: esiste una sesta sorella, Mattia. Un colpo di scena che trasforma una famiglia già complicata in un enigma ancora più intricato. La riunione forzata avviene nella grande casa di Bordeaux, dimora che Manfredi aveva scelto come rifugio e che ora diventa teatro di confronti, confessioni e colluttazioni verbali. Il cast è uno dei punti di forza del progetto. Riccardo Scamarcio interpreta Marco, il fratello maggiore che porta sulle spalle il peso dell'aspettativa e della responsabilità.

Adriano Giannini è Guido, Gabriel Montesi presta il volto a Leo, mentre Valentina Bellè dà vita a Luisa. Claire Romain interpreta Gaelle e Mati Galey è Mattia, la sesta sorella che irrompe nell'equilibrio familiare come un sasso lanciato in uno stagno. Accanto a loro, Linda Caridi, Judith El Zein, Imma Villa, Antonella Ponziani e Gioele Dix nei panni dello stesso Manfredi, presente attraverso flashback e ricordi. Manfredi Alicante sognava di lasciare una famiglia unita. Ma i sogni dei padri raramente coincidono con le realtà dei figli. Ognuno dei sei porta con sé un bagaglio fatto di rancori mai espressi, incomprensioni accumulate negli anni, aspettative tradite. Rivivere il passato, guardarsi negli occhi dopo tanto tempo, condividere lo stesso tetto anche solo per pochi giorni si rivela un'esperienza dolorosa quanto necessaria.

È proprio questa onestà brutale a rendere Sei fratelli un film che parla al pubblico italiano. Perché dietro la facciata della famiglia ideale, quella che celebriamo nei pranzi domenicali e nelle foto di gruppo, si nascondono spesso silenzi assordanti, alleanze fragili, ferite che non si rimarginano mai del tutto. Godano non giudica i suoi personaggi, li osserva con empatia e ironia, restituendo un ritratto corale dove ognuno ha le sue ragioni e i suoi torti. Il film ha ricevuto una candidatura ai Nastri d'Argento 2024 come migliore attore in un film commedia, condivisa tra Gabriel Montesi e Riccardo Scamarcio, riconoscimento che testimonia la qualità delle interpretazioni e l'equilibrio dell'ensemble cast.

Non è cinema d'autore per pochi eletti né commedia leggera per un pubblico distratto: Sei fratelli si colloca in quella zona intermedia, sempre più rara nel panorama italiano, dove l'intrattenimento non rinuncia alla profondità e la riflessione non dimentica di emozionare. Cinque o sei fratelli, quattro madri, un padre che ha cercato di tenere insieme i pezzi di una famiglia frantumata per scelta o per destino. Alla fine, come suggerisce uno dei protagonisti, forse non cambia molto. L'importante è essere uniti, no. O forse no. Forse l'importante è semplicemente essere onesti, riconoscere che l'amore familiare non è sempre incondizionato, che il sangue non sempre crea legami indissolubili e che a volte la famiglia migliore è quella che scegliamo, non quella che ereditiamo.

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