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Green lockdown nel 2046: su RaiPlay, c'è una nuova serie teen drama distopica tutta italiana

Questa serie su RaiPlay immagina l'Italia del 2046 dove il contatto con la natura è vietato. La serie distopica con teen drama che affronta la crisi climatica.

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Immaginate un mondo in cui accarezzare la corteccia di un albero, tuffarsi in mare, camminare scalzi sull'erba siano crimini punibili per legge. Un futuro dove le Milizie verdi pattugliano i confini di foreste inaccessibili, circondate da muri invalicabili e sorvegliate da droni. Non è il delirio di uno scrittore di fantascienza particolarmente pessimista, ma la premessa di Never Too Late, la nuova serie italiana disponibile su RaiPlay che osa immaginare le conseguenze estreme della crisi climatica che stiamo vivendo oggi. Ambientata nel 2046, appena vent'anni nel nostro futuro, questa coproduzione Rai Fiction e Propaganda Italia costruisce uno scenario distopico che però non affonda nelle tinte cupe tipiche del genere. Come ha definito il regista Lorenzo Vignolo, è "il distopico più colorato della storia delle serie", un ossimoro che racconta già molto dell'approccio scelto per raccontare una storia che potrebbe facilmente scivolare nella disperazione.

Insieme a Salvatore De Chirico, che firma sia la regia che la sceneggiatura con Camilla Paternò, Simona Coppini e Federica Pontremoli, Vignolo ha costruito un mondo in cui vige una regola ferrea: Reduce-Reuse-Recycle. Il pianeta soffoca per la mancanza di ossigeno. L'umanità ha spinto troppo oltre, ignorando gli allarmi degli scienziati e le proteste degli attivisti ambientali. La soluzione adottata è drastica quanto controversa: separare completamente gli esseri umani dalla natura. Da una parte gli uomini, dall'altra la Natura, con la N maiuscola. Un green lockdown permanente che ribalta ogni logica: non è più l'ambiente da preservare per noi, ma noi da tenere lontani dall'ambiente per salvarlo. A Nur, località immaginaria della Sardegna, si estende una delle ultime foreste sopravvissute del pianeta.

Cinque adolescenti cresciuti senza mai aver sperimentato il contatto con la terra, l'odore del muschio, il fruscio delle foglie, decidono di sfidare i divieti. Non per semplice ribellione adolescenziale, ma spinti da un mistero che riguarda la scomparsa dei loro genitori, quegli stessi attivisti per l'ambiente che oggi vediamo incatenarsi agli alberi, bloccare il traffico, cercare disperatamente di farsi ascoltare. I protagonisti sono Maria e Jacopo, interpretati rispettivamente da Arianna Becheroni e Roberto Nocchi. Becheroni arriva da Bang Bang Baby, Nocchi ha già dimostrato il suo talento in Tutto può succedere e Mio fratello rincorre i dinosauri. Attorno a loro si muove un cast che mescola volti noti e giovani esordienti: Roberta Mattei, vista in Anna di Niccolò Ammaniti, Elena Cucci da A Casa tutti bene di Gabriele Muccino, Matteo Taranto, Mikaela Neaze Silva, Dana Giuliano, Elisa Pierdominici, e gli esordienti Manuel Rossi e Jacqueline Luna Di Giacomo.

Il mistero che si dipana nei dieci episodi serve da motore narrativo, ma è lo scontro generazionale il vero cuore pulsante della storia. Quei ragazzi del 2046 sono figli di noi Millennial e della Gen Z, le generazioni che oggi stanno provando, con risultati alterni, a evitare esattamente lo scenario che la serie descrive. È un cortocircuito temporale interessante: guardare quella distopia significa specchiarsi nei nostri fallimenti presenti. La scelta della Sardegna come location rappresenta nell'immaginario collettivo italiano uno degli ultimi paradisi naturali, con le sue foreste secolari e le coste selvagge. Vederla trasformata in una fortezza verde, inaccessibile ai suoi stessi abitanti, amplifica il senso di perdita e alienazione che la serie vuole trasmettere. Never Too Late arriva su RaiPlay in un momento particolare, mentre il dibattito sulla crisi climatica si fa sempre più acceso e polarizzato. La serie non pretende di avere risposte definitive, ma pone domande scomode. Cosa siamo disposti a sacrificare per salvare il pianeta.

Fino a che punto le soluzioni possono essere peggiori dei problemi? Come si trasmette la speranza a chi erediterà le conseguenze delle nostre scelte? Con i suoi dieci episodi, questa produzione italiana si inserisce in quel filone di fantascienza climatica che sta prendendo sempre più piede nel panorama seriale internazionale. Lo fa con gli strumenti di una produzione nostrana, con i limiti di budget che questo comporta, ma anche con la voglia di raccontare una storia che parli direttamente al pubblico italiano, toccando corde emotive che risuonano nella nostra cultura: il rapporto con la natura, il mare come diritto inalienabile, la terra come eredità da tramandare.

La regia ha cercato di costruire quello che potrebbe sembrare un paradosso: rendere attraente una distopia, far venire voglia di immergersi in un mondo che nessuno vorrebbe vedere realizzato. È questa la scommessa di Never Too Late, una serie che chiede al suo pubblico di guardare in faccia un futuro possibile, sperando che vederlo su schermo sia sufficiente per fare in modo che resti solo finzione.

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