FILM

Ian McKellen a 85 anni domina il thriller anni 30 su Netflix, nei panni di critico teatrale spietato

Ian McKellen a 85 anni protagonista di questo thriller anni '30 diretto da Anand Tucker.

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C'è un momento, all'inizio di The Critic (su Netflix), in cui Ian McKellen entra in scena e capisci immediatamente che stai per assistere a qualcosa di speciale. Non è solo recitazione: è pura elettricità cinematografica. A 85 anni, l'attore britannico porta sullo schermo un'energia che supera quella dell'intero cast messo insieme. E questo non è un modo di dire o una frase fatta da recensione. È un dato di fatto tangibile che salta agli occhi fotogramma dopo fotogramma. The Critic, diretto da Anand Tucker, ci trasporta nella Londra degli anni Trenta, ricostruita con una cura per i dettagli che impressiona. L'ambientazione non è solo un fondale: è un personaggio a sé stante, con le sue strade acciottolate, i teatri scintillanti e l'atmosfera carica di quella tensione sociale che precede sempre i grandi cambiamenti storici.

McKellen interpreta Jimmy Erskine, un critico teatrale del Daily Chronicle che non fa prigionieri. Le sue recensioni sono leggendarie quanto temute: una penna intinta nel veleno, capace di distruggere carriere con un aggettivo ben piazzato. Erskine vive come scrive: in grande, senza scuse, senza filtri. Feste notturne, incontri rischiosi nei parchi londinesi, una convivenza con il suo giovane "segretario" Tom, interpretato da Alfred Enoch. È un uomo che ha costruito la propria esistenza sull'essere più grande della vita stessa. La sua vittima preferita sembra essere Nina Land, interpretata da Gemma Arterton, un'attrice emergente che ironicamente nutre una profonda ammirazione per Erskine. Cerca la sua approvazione come si cerca quella di un padre difficile da accontentare, ma ottiene solo stroncature feroci. Arterton porta sullo schermo una vulnerabilità controllata, la dignità di chi continua a credere nel proprio talento nonostante i colpi ricevuti.

La trama prende una piega inaspettata quando muore il proprietario del giornale e suo figlio, interpretato da Strong, assume il controllo con l'entusiasmo di un crociato morale. Il nuovo corso prevede "valori familiari", moderazione, rispettabilità borghese. Erskine viene messo alle strette: deve ammorbidire il suo stile di vita e il suo modo di scrivere, altrimenti addio posto di lavoro e addio privilegi. Per un uomo come Jimmy Erskine, abituato a giudicare gli altri ma mai a essere giudicato, questo rappresenta una minaccia esistenziale. E così concepisce un piano diabolico, una macchinazione che mette in moto una serie di eventi dalle conseguenze devastanti. Qui il film si trasforma, passando da ritratto di costume a thriller psicologico con venature noir.

La regia di Tucker mantiene un equilibrio interessante tra il dramma da camera e le atmosfere più ampie del periodo storico. La fotografia cattura bene quel contrasto tra la lucentezza pubblica dei teatri e l'oscurità privata delle strade notturne, tra le maschere sociali e i desideri repressi. The Critic non è un capolavoro perfetto, ma è un intrattenimento ben confezionato, che offre esattamente ciò che promette: un thriller d'epoca con una prestazione centrale straordinaria. È il tipo di film che ti fa apprezzare il mestiere degli attori veri, quelli che hanno dedicato una vita intera a perfezionare la propria arte e che continuano a sorprenderci decennio dopo decennio.

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