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Il bambino rapito per 177 giorni: quando vedremo la commovente fiction sul piccolo Farouk, la storia vera e l'orecchio tagliato

La storia del rapimento di Farouk Kassam, 7 anni, durato 177 giorni nel 1992. La serie Rai con Marco Bocci che racconta il sequestro che sconvolse l'Italia.

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La notte del 15 gennaio 1992 la famiglia Kassam stava vivendo la propria quotidianità nella villa di Porto Cervo, in Costa Smeralda. Fateh, albergatore di origini belga e pakistana, Marion, la moglie francese, e i loro due bambini, Farouk e la piccola Nour, non potevano immaginare che quelle ore avrebbero segnato per sempre le loro esistenze. Un gruppo di banditi fece irruzione nell'abitazione e rapì Farouk, appena sette anni, sotto gli occhi impotenti dei genitori e della sorellina. Iniziò così un incubo durato 177 giorni che tenne l'Italia con il fiato sospeso.

Questa vicenda, rimasta impressa nella memoria collettiva del nostro Paese, viene ora raccontata in 177 Giorni. Il rapimento di Farouk, la nuova serie diretta da Carlo Carlei presentata in anteprima alla ventunesima edizione della Festa del Cinema di Roma. La fiction andrà in onda su Rai 1 a partire dal 16 novembre 2026, per tre serate, con sei episodi da circa 50 minuti ciascuno, disponibili anche in streaming su RaiPlay. Si tratta di una coproduzione Rai Fiction e BIM Produzione, società del gruppo Wild Bunch, prodotta da Riccardo Russo per Dedalus - A.P.O.I.

A interpretare i genitori di Farouk ci sono Marco Bocci e Antonia Desplat, mentre il piccolo Filippo Papa veste i panni del bambino rapito. Il soggetto di serie e le sceneggiature sono firmati da Antonio Manca, Vincenzo Marra e Lea Tafuri, che ricopre anche il ruolo di headwriter. La scrittura prende le mosse dal libro Mio figlio Farouk. Anatomia di un rapimento, scritto da Fateh Kassam con la collaborazione di Marco Corrias all'indomani della liberazione del figlio.

La serie non si limita a ricostruire il sequestro dal punto di vista investigativo, ma restituisce anche il trauma di una famiglia e le reazioni di un'intera comunità. Durante la conferenza stampa alla Festa del Cinema, regista e interpreti hanno raccontato il lavoro necessario per avvicinarsi a una storia tanto delicata, sottolineando il valore della memoria, il rispetto per le persone coinvolte e la responsabilità di trasformare un fatto realmente accaduto in una narrazione televisiva.

La famiglia Kassam gestiva l'albergo Luci di la Muntagna e conduceva un'esistenza apparentemente serena. Dopo il rapimento, cominciò un periodo di angoscia durante il quale le ricerche del bambino si intrecciarono con i tentativi di trattare con i sequestratori, le tensioni con le forze dell'ordine e l'attenzione crescente dei mezzi di comunicazione. Fu il primo grande sequestro mediatico in Italia, con capannelli di giornalisti e regie mobili televisive davanti al cancello della villa, fake news rilanciate con leggerezza come quella che sosteneva che il piccolo fosse il nipote dell'Aga Khan, e blitz infruttuosi delle forze dell'ordine.

Durante i 177 giorni di prigionia, Farouk visse in condizioni disumane, fino all'orrore del taglio dell'orecchio, inviato come prova alla famiglia che l'ostaggio era ancora vivo. Intorno alla vicenda si mossero poliziotti, carabinieri, giornalisti, mediatori e personaggi legati al mondo del banditismo sardo. Nelle trattative si inserì, carico di misteri e ambiguità, anche il più noto bandito sardo dell'epoca: Graziano Mesina.

Il bambino fu liberato l'11 luglio 1992 nella valle del Cedrino. La versione ufficiale parlò di liberazione senza pagamento di riscatto, ma Mesina, che aveva annunciato la liberazione ore prima al Tg1, fece riferimento a un pagamento. Tre mesi dopo fu arrestato il bandito Matteo Boe, poi condannato a 30 anni di reclusione. Molti punti della vicenda restano oscuri ancora oggi. La serie, raccontano gli autori, ne prende atto e lascia che siano gli spettatori a farsi un'idea.

177 Giorni. Il rapimento di Farouk non è solo la cronaca di un sequestro. È il racconto di come un trauma collettivo possa segnare una comunità, di come le istituzioni e i media reagiscono di fronte a eventi che mettono alla prova la tenuta sociale, e di come una famiglia possa trovare la forza di andare avanti dopo aver vissuto l'impensabile. La serie arriva a distanza di oltre trent'anni dai fatti, in un momento in cui il true crime è uno dei generi più seguiti dal pubblico, ma lo fa con la consapevolezza della responsabilità che comporta raccontare una storia vera, con persone reali che ancora portano addosso le cicatrici di quei giorni.

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