Il lato oscuro della cucina di lusso, in questo film su Netflix con Ralph Fiennes e Anya Taylor-Joy
The Menu domina Netflix: analisi del thriller con Anya Taylor-Joy e Ralph Fiennes che critica capitalismo, alta cucina e società dei consumi con satira feroce.
The Menu sta dominando le classifiche di Netflix e non è un caso. Questo thriller horror-comedy del 2022, diretto da Mark Mylod, si è ritagliato uno spazio unico nel panorama cinematografico contemporaneo grazie alla sua capacità di mescolare tensione, satira feroce e una critica sociale che colpisce dritto al cuore del capitalismo e del consumismo sfrenato. Con un cast stellare guidato da Anya Taylor-Joy e Ralph Fiennes, il film offre molto più di una semplice serata di intrattenimento: è un'esperienza che continua a risuonare nella mente dello spettatore. La trama di The Menu si presenta inizialmente come un classico racconto portato all'estremo.
Un gruppo selezionato di ospiti viene invitato su un'isola costiera remota per gustare un menu esclusivo preparato dallo chef Julian Slowik, interpretato magistralmente da Ralph Fiennes. Quello che dovrebbe essere un viaggio culinario memorabile si trasforma gradualmente in qualcosa di molto più sinistro e inquietante. Slowik non è semplicemente uno chef: è una figura quasi messianica che guida il suo staff con la devozione di un leader di culto, e ogni portata del suo menu nasconde significati nascosti e intenzioni oscure. La vera forza narrativa di The Menu risiede nella sua struttura, che scandisce il racconto attraverso le diverse portate del banchetto.Ogni piatto diventa un atto teatrale, un momento di rivelazione che svela lentamente le motivazioni dello chef e le vere nature degli ospiti presenti. Non siamo di fronte a semplici commensali: ciascuno di loro rappresenta un aspetto della società dei consumi, dall'influencer alla ricerca di contenuti virali al critico gastronomico che ha perso il contatto con la passione autentica per il cibo, fino agli investitori cinici interessati solo al profitto. Margot Mills, il personaggio interpretato da Anya Taylor-Joy, emerge come l'elemento di rottura in questo schema preordinato. Non era prevista nella lista degli invitati originale e questa sua posizione di outsider le permette di vedere attraverso la facciata di raffinatezza che nasconde la follia collettiva in atto.
La sua presenza introduce un elemento di imprevedibilità in un ambiente dove tutto sembra coreografato nei minimi dettagli, e questo contrasto genera gran parte della tensione che permea il film. Ralph Fiennes offre una delle sue migliori performance degli ultimi anni nel ruolo dello chef Slowik. Il suo personaggio è un'incarnazione perfetta dell'artista che ha perso la propria anima nel processo di mercificazione della propria arte. Slowik ha raggiunto l'apice del successo culinario, ma questo trionfo ha un prezzo: ha smesso di cucinare per sé stesso e per la gioia della creazione, trasformandosi invece in un performer che serve clienti incapaci di apprezzare veramente il suo lavoro. La sua rabbia repressa, che esplode gradualmente nel corso della serata, diventa una metafora potente della disillusione che colpisce molti artisti e creativi nel mondo contemporaneo.
The Menu si distingue dagli horror tradizionali proprio per la sua mancanza di elementi soprannaturali. Il terrore qui è completamente umano, radicato nelle dinamiche di potere, nelle ossessioni e nella perdita di umanità che accompagna certi livelli di privilegio e fanatismo. Non ci sono fantasmi o demoni, solo persone che hanno permesso al sistema di svuotarle dall'interno, ridotte a caricature dei loro desideri più superficiali. Il messaggio di fondo che The Menu lascia allo spettatore è complesso e stratificato. Non si tratta semplicemente di una condanna dei ricchi o dell'alta cucina, ma di una riflessione più ampia su cosa succede quando l'arte viene completamente assorbita dalla logica del mercato, quando la creazione diventa servizio e il servizio diventa schiavitù.Slowik è vittima e carnefice allo stesso tempo, così come i suoi ospiti sono tanto colpevoli quanto condannati. L'unico personaggio che forse mantiene una qualche forma di autenticità è proprio Margot, perché non ha mai preteso di essere qualcosa che non era. The Menu si inserisce in una tradizione di film che usano ambientazioni claustrofobiche per esplorare dinamiche sociali, da The Exterminating Angel di Buñuel a Carnage di Polanski, fino a Ready or Not e altri thriller recenti. La differenza è che il film di Mylod parla direttamente alla sensibilità contemporanea, all'epoca dei social media, dell'economia dell'esperienza e della performatività costante delle nostre vite.