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Il professore di matematica che divenne cecchino: cosa racconta il film ucraino su Prime Video

Il film che racconta la vera storia di Mykola Voronin, professore ucraino diventato cecchino dopo l'invasione russa del Donbas nel 2014.

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Ci sono film di guerra che nascono per intrattenere, altri per commemorare. E poi ci sono quelli che arrivano sugli schermi con il peso della profezia involontaria, portando addosso la polvere di un conflitto che non si è mai fermato. Sniper: The White Raven - Il cecchino del Donbas su Prime Video è uno di questi. Diretto da Marian Bushan e scritto insieme all'insegnante diventato soldato Mykola Voronin, il film è uscito nel 2022 ma racconta una guerra che in realtà aveva già preso forma otto anni prima, quando i separatisti filorussi iniziarono a combattere nel Donbas orientale dal 2014. La storia al centro della pellicola è ispirata alle esperienze reali di Voronin stesso, un uomo che ha vissuto sulla propria pelle la trasformazione da civile a combattente. Il protagonista si chiama Mykola, interpretato dal musicista e attore ucraino Aldoshyn Pavlo, che porta sullo schermo un'intensità malinconica difficile da ignorare.

Mykola è un professore di matematica e fisica dai capelli lunghi e dall'anima pacifista, un hippie moderno che ha scelto di voltare le spalle alla vita urbana per trasferirsi in una zona remota dell'Ucraina orientale, una regione segnata dallo spopolamento e dalla deindustrializzazione. Insieme alla moglie incinta Nastya, interpretata da Maryna Koshkina, Mykola vive in una baracca fatiscente immersa nella foresta, lontano da tutto e da tutti. Niente televisione, niente telefono. Solo il fruscio del vento tra gli alberi, il legno da intagliare e gli animali da disegnare. Sono scene quasi idilliache, forse troppo, con un sapore da cartolina bucolica che stride con la brutalità che sta per abbattersi su di loro. I due non hanno modo di ricevere avvertimenti sull'invasione imminente. Quando i soldati russi arrivano, Nastya viene uccisa in modo brutale. Mykola perde tutto in un istante.

Da quel momento, il film cambia pelle. Il professore pacifista decide di arruolarsi in un battaglione di volontari e giura vendetta. I suoi nuovi commilitoni lo soprannominano "Civvie", il borghese, convinti che non durerà nemmeno una settimana nell'esercito. Ma Mykola ha una determinazione che va oltre la forza fisica. Le scene di addestramento che seguono non risparmiano i cliché del genere: flessioni sotto la pioggia, pesi sollevati con fatica, percorsi a ostacoli nel fango. Il suo viso gentile si indurisce, gli occhi azzurri si accendono di rabbia. All'inizio non sa nemmeno tenere in mano un fucile, ma presto arriva il momento della rivincita: smonta e rimonta un AK-47 in venti secondi, bendato. Da quel punto in poi, conquista il rispetto dei superiori e un nuovo soprannome: Corvo. Diventa cecchino.

Il film arrivò sugli schermi in un contesto già segnato dalla guerra, ma prima che l'invasione su larga scala del febbraio 2022 scuotesse il mondo intero. Questo gli conferisce una dimensione quasi profetica, una finestra su un conflitto dimenticato dalla maggior parte dell'Occidente fino a quando non è diventato impossibile ignorarlo. Il Donbas, quella regione lacerata e contesa, era già un campo di battaglia quando molti non sapevano nemmeno dove si trovasse sulla mappa. Aldoshyn Pavlo regala al personaggio di Mykola una profondità emotiva che trascende i limiti della sceneggiatura. Il suo sguardo porta il peso della perdita, della rabbia e della determinazione. È un volto che racconta più di quanto le parole possano dire. Anche Maryna Koshkina, pur presente solo nelle scene iniziali, riesce a lasciare un'impressione duratura, incarnando una dolcezza tragicamente effimera.

La regia di Marian Bushan cerca di bilanciare momenti di contemplazione bucolica con l'orrore della guerra, ma la transizione tra i due mondi non è sempre fluida. Le ambientazioni naturali della prima parte contrastano violentemente con le trincee fangose e le esplosioni della seconda, come se il film stesso fosse diviso tra due anime che faticano a dialogare. Forse è proprio questa frattura a renderlo interessante, a modo suo: la vita prima e dopo la tragedia, due universi inconciliabili che coesistono nella memoria. Se c'è un merito indiscutibile in Sniper: The White Raven, è quello di aver portato sullo schermo una storia che molti avrebbero preferito ignorare. Non è un capolavoro cinematografico, ma è un documento di resistenza. E in tempi come questi, forse è proprio questo che conta di più.

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