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Questa serie del 2013 su Prime Video ha anticipato The Expanse (ma l'hanno dimenticata tutt)

La serie sci-fi di Syfy con Grant Bowler, mescolava western e space opera in una Terra post-apocalittica. Scopri perché merita di essere riscoperta.

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Nel 2015, Syfy rilasciava The Expanse, la serie destinata a diventare il punto di riferimento per la fantascienza televisiva moderna. Un cast stellare, intrighi politici e hard sci-fi perfettamente bilanciati conquistarono immediatamente il pubblico, tanto che dopo la cancellazione da parte del network, Prime Video la salvò regalandole nuova vita. Ma quanti ricordano che appena un anno prima, nel 2013, Syfy aveva scommesso su un'altra serie ambiziosa che mescolava generi, costruiva mondi alieni e raccontava storie di convivenza impossibile? Quella serie si chiamava Defiance, e merita di essere riscoperta. Creata dal trio Rockne S. O'Bannon, Kevin Murphy e Michael Taylor, Defiance parte da una premessa tanto classica quanto efficace: un collettivo alieno chiamato Votans arriva sulla Terra credendola disabitata. L'umanità, guidata dall'istinto primordiale della paura verso l'ignoto, risponde con la guerra. Il risultato è un pianeta devastato, trasformato, irriconoscibile. Sulle rovine di St. Louis, teatro dell'ultima battaglia del conflitto umano-Votan, sorge la città di Defiance.

Un esperimento di convivenza forzata, un crogiolo dove umani e alieni tentano di costruire qualcosa che somigli a una società. Al centro di questo fragile equilibrio troviamo Joshua Nolan, interpretato da Grant Bowler, e sua figlia adottiva Irisa, a cui Stephanie Leonidas presta volto e vulnerabilità. Joshua accetta l'incarico di lawkeeper, una sorta di sceriffo incaricato di mantenere la pace tra specie che fino a poco tempo prima si massacravano a vicenda. Non è un compito per idealisti: è sporco, complicato, pieno di zone grigie dove il confine tra giustizia e sopravvivenza si fa sottile come una lama. La serie non perde tempo a stabilire il suo tono. Mentre Joshua indaga su casi che si rivelano sempre più intricati e collegati al passato oscuro dell'ex governatore di Defiance, deve anche impedire che una faida tra una ricca famiglia umana e un gruppo di gangster alieni faccia esplodere l'intera città. Ma il vero cuore pulsante della narrazione è Irisa, il cui passato emerge lentamente come una ferita mai rimarginata. Joshua l'ha salvata da un culto che voleva trasformarla in un'arma del giorno del giudizio, un'esperienza che ha danneggiato la sua capacità di esprimere emozioni in modo convenzionale.

Se tutto questo vi suona vagamente familiare, non è un caso. Rockne S. O'Bannon aveva già dimostrato il suo talento nell'arte del world-building con Farscape, altra pietra miliare della fantascienza televisiva. I paralleli sono evidenti: un gruppo di personaggi ruvidi e moralmente ambigui, un protagonista che porta con sé conoscenze potenzialmente distruttive, mondi alieni che si sentono davvero alieni. Defiance riprende quella ricetta e la cala in un contesto post-apocalittico terrestre, creando una miscela che funziona sorprendentemente bene. E il pubblico lo capì immediatamente. Dopo soli quattro episodi della prima stagione, Syfy rinnovò Defiance per una seconda. La serie durò tre stagioni, per un totale di 39 episodi, costruendo progressivamente una narrazione che si faceva sempre più profonda e oscura. Ogni episodio aggiungeva un pezzo al puzzle, rivelando segreti sepolti sotto le macerie di St. Louis e nelle psiche dei suoi abitanti. Era fantascienza adulta, che non aveva paura di esplorare temi complessi come il colonialismo, il trauma, l'identità e il prezzo della coesistenza.

Ma nel 2015, la stessa Syfy che aveva creduto in Defiance decise di cancellarla. La ragione ufficiale fu l'aumento dei costi di produzione, un problema che suona tristemente familiare agli appassionati di fantascienza televisiva. È lo stesso motivo per cui Farscape venne interrotta prematuramente, e lo stesso destino che ha colpito decine di altre serie di genere che osavano puntare in alto. Costruire mondi alieni credibili costa, e quando i numeri degli ascolti non giustificano l'investimento, i network non esitano a staccare la spina. Eppure, la storia di Defiance non finì con la cancellazione televisiva. E qui arriviamo a uno degli aspetti più affascinanti e innovativi del progetto: Defiance era anche un videogioco, sviluppato in parallelo alla serie TV. Non un semplice tie-in commerciale, ma un esperimento di narrazione transmediale dove eventi del gioco influenzavano la serie e viceversa. Un'ambizione rara, che rendeva l'universo di Defiance vivo e dinamico in modi che poche altre proprietà intellettuali hanno tentato.

Mentre The Expanse riceveva la sua resurrezione su Prime Video, diventando il simbolo della fantascienza salvata dai fan, Defiance scivolava nell'oblio. Non ebbe una seconda occasione, nessun servizio di streaming la adottò per darle le stagioni che meritava. Rimase cristallizzata in quei 39 episodi, un cult incompiuto che solo i veri appassionati ricordano con affetto. Ma forse è proprio questo il momento giusto per riscoprirla. In un'epoca in cui piattaforme e network cercano disperatamente IP da rilanciare, una serie che ha dimostrato di saper costruire mondi complessi, personaggi stratificati e narrazione serializzata di qualità merita una seconda vita. Defiance non era perfetta, ma era ambiziosa, coraggiosa e genuinamente interessata a esplorare cosa significhi convivere con il diverso in un mondo che non perdona.

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