John Cusack e Ray Liotta intrappolati con un serial killer in questo thriller su Prime Video
Analisi del thriller di James Mangold con John Cusack. Dieci sconosciuti in un motel, un assassino tra loro.
Ci sono film che trasformano una location claustrofobica in un personaggio a sé stante. Identità, thriller psicologico del 2003 diretto da James Mangold su Prime Video, è esattamente questo tipo di esperienza cinematografica: novanta minuti di tensione crescente, ambientati in un motel sperduto nel deserto del Nevada, dove una tempesta violenta costringe dieci perfetti sconosciuti a condividere lo stesso rifugio. E dove, uno dopo l'altro, iniziano a morire. La premessa ricorda i classici del giallo alla Agatha Christie, quel senso di isolamento totale dove il killer non può che essere uno dei presenti. Ma Mangold, che si farà poi conoscere per pellicole come Walk the Line e Logan, costruisce qualcosa di più stratificato, un meccanismo narrativo che gioca con lo spettatore fino all'ultimo fotogramma.
La trama si sviluppa su due binari paralleli. Da una parte il motel e il suo incubo in tempo reale, dall'altra una sala d'udienza dove uno psichiatra cerca disperatamente di provare l'innocenza di un uomo accusato di omicidio multiplo in un processo che ha solo undici ore per concludersi. Due linee narrative che sembrano distanti anni luce, separate da geografie e contesti completamente diversi. Ma è proprio nel modo in cui questi due percorsi si intrecciano che Identità rivela la sua natura di thriller cerebrale, dove nulla è come appare. James Mangold costruisce un'atmosfera opprimente fin dalle prime scene. La pioggia battente, l'insegna al neon del motel che lampeggia nell'oscurità, le stanze identiche che sembrano moltiplicarsi come in un labirinto psicologico. La fotografia enfatizza il senso di prigionia, gli spazi chiusi diventano gabbie mentali prima ancora che fisiche.
John Cusack, volto perfetto per ruoli psicologicamente complessi, porta sullo schermo un personaggio che deve fare i conti con la paura, la razionalità che vacilla, la necessità di mantenere il controllo quando ogni certezza crolla. È un attore che ha fatto di questi territori instabili la sua specialità: basti pensare al suo scrittore tormentato in 1408, alle prese con entità soprannaturali e dipendenze personali, oppure al protagonista di Cell, tratto dall'omonimo romanzo di Stephen King, dove la realtà si disgrega pagina dopo pagina. Il film gioca con gli archetipi del thriller, ma li sovverte continuamente. Ogni personaggio potrebbe essere il colpevole, ogni dettaglio potrebbe essere un indizio o una falsa pista. Le morti si susseguono con una precisione chirurgica, e i sopravvissuti devono confrontarsi non solo con la minaccia esterna, ma con i propri demoni interiori, con segreti che emergono sotto la pressione del terrore.