Il sequel controverso di Ridley Scott sta per lasciare Netflix: è una buona occasione per rivederlo
Il prequel controverso di Ridley Scott che da film odiato è diventato cult, superando il recente capitolo, sta per lasciare Netflix.
Quando Prometheus uscì nelle sale nel 2012, la reazione del pubblico fu tutt'altro che unanime. Il prequel di Ridley Scott alla sua stessa creazione, il leggendario Alien del 1979, divise critica e fan in due fazioni irreconciliabili: da una parte chi lo considerava un'opera ambiziosa e visionaria, dall'altra chi lo bollava come un tradimento pretenzioso delle origini della saga. Eppure, a distanza di oltre un decennio, qualcosa è cambiato nella percezione di questo film controverso. E il confronto con Alien: Romulus del 2024, pur essendo quest'ultimo tecnicamente un successo ben riuscito, potrebbe rivelarci una verità scomoda: il tempo sarà più gentile con Prometheus di quanto lo sarà con il più recente capitolo della saga.
Il film sarà disponibile su Netflix fino al prossimo 15 agosto, perciò questa sarebbe una buona occasione per (ri)vederlo. Con Alien: Romulus, Alvarez ha compiuto un'operazione complessa: ha simultaneamente riavviato il franchise e riordinato la sua caotica continuità narrativa. Dove la serie Disney+ Alien: Earth ha semplicemente ignorato ampi pezzi del canone della saga, Romulus si è impegnato meticolosamente a far combaciare gli eventi di Prometheus con quelli di Alien e Aliens, creando una narrazione coerente. Il risultato è un film tecnicamente ineccepibile, un horror claustrofobico che funziona perfettamente come prodotto standalone e come tassello del mosaico più ampio.Alien: Romulus è esattamente ciò di cui la saga aveva bisogno dopo anni di esperimenti falliti: un ritorno alle origini che rispetta la mitologia senza stravolgerla, offrendo al contempo tensione genuina e una spietatezza sorprendente per un blockbuster moderno. È, in altre parole, il comeback che i fan aspettavano. Ma è proprio qui che emerge il paradosso. Prometheus, con tutti i suoi difetti evidenti, ha fatto qualcosa che Romulus non ha nemmeno tentato: ha rotto gli schemi. La sequenza d'apertura del film di Scott è grandiosa nel senso più ambizioso del termine. Un Ingegnere si auto-annichila in un paesaggio primordiale, potenzialmente dando origine all'umanità stessa. È cinema che pone domande esistenziali, che guarda oltre il semplice survival horror per interrogarsi sulle nostre origini.
Dal raccapricciante parto xenomorfo del terzo atto alle visioni surreali di una mitologia aliena appena accennata, Prometheus non ha mai avuto paura di osare. Certo, l'ambizione ha un prezzo. Il film di Scott è imperfetto, con un ritmo a tratti lento e una trama che solleva più interrogativi di quanti ne risolva. Ma è proprio questa incompletezza, questa apertura interpretativa, a renderlo memorabile. Prometheus non si accontenta di essere un monster movie: aspira a essere qualcosa di più, qualcosa che ricorda più Blade Runner, l'altro capolavoro fantascientifico di Scott (che avrà una serie TV dedicata), che un semplice seguito di Alien.
C'è un'intera mitologia invisibile che emerge tra le pieghe della narrazione, intravista in frammenti visivi e dialoghi criptici, dove la maggior parte degli altri sequel della saga si limita a chiarire dettagli già noti. C'è qualcosa di deliberatamente pretenzioso in Prometheus che risulta quasi innovatore nel panorama dei blockbuster contemporanei. È un film che vuole fare più che intrattenere: vuole provocare, interrogare, disturbare. La sua estetica è allo stesso tempo fredda e organica, la sua atmosfera oscilla tra il cosmico e il corporeo. Mentre Alien: Romulus offre la soddisfazione immediata di un'esperienza horror ben confezionata, Prometheus rimane nella mente come un enigma irrisolto, un puzzle filosofico mascherato da fantascienza.La verità è che il cinema ha bisogno di entrambi. Serve la solidità artigianale di un Alvarez, capace di costruire tensione e spettacolo con precisione millimetrica. Ma serve anche l'audacia visionaria di uno Scott che, anche quando sbaglia, lo fa puntando alle stelle. Prometheus non sarà mai un film perfetto, ma potrebbe essere proprio questa sua imperfezione ambiziosa a garantirgli l'immortalità critica che spesso sfugge ai prodotti troppo calibrati.