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In Toy Story 6 diremo addio a Woody? Tom Hanks vuota il sacco

Tom Hanks frena su Toy Story 6: "Woody artificiale? Un pensiero spaventoso". Ecco perché il recast (o l'IA) rischia di uccidere il cowboy di pezza Pixar

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Il cinema contemporaneo soffre di una patologia bizzarra e sempre più diffusa, ovvero quella di non saper proprio concepire la parola "fine". Prendiamo la Pixar. Avevamo pianto tutte le nostre lacrime nel 2010 con il terzo capitolo della saga dei giocattoli Toy Story, convinti di aver assistito al congedo perfetto. Poi è arrivato il quarto, dignitoso ma ridondante, e ora ci ritroviamo nei cinema con un Toy Story 5 che (neanche a dirlo) sta polverizzando i botteghini mondiali, catapultando i nostri beniamini di plastica nell'era degli assistenti digitali e dei parchi giochi virtuali.

Il pubblico si gode la malinconia d'ordinanza ma, nell'ombra, la macchina hollywoodiana guarda già oltre e inizia a ipotizzare un sesto capitolo. A mettere i piedi di piombo, con quell'eleganza sorniona da saggio dell'industria, ci ha pensato l'uomo che da trent'anni presta la voce e l'anima al cowboy più famoso dello schermo, Tom Hanks.

Tempo di congedi per Woody?

Intervistato di fresco da Entertainment Weekly, il premio Oscar non ha usato giri di parole per commentare le sirene commerciali che già invocano Toy Story 6. Se si vuole fare un altro film, ha detto, deve assolutamente valerne la pena, deve essere un capolavoro. Un'ovvietà solo in apparenza, soprattutto se pronunciata nel cuore di un sistema che troppo spesso spreme i brand fino all'ultima goccia di nostalgia, sacrificando l'originalità sull'altare dei dividendi azionari.

Hanks, che del franchise riconosce senza ipocrisie la natura di colossale macchina da soldi, esige un peso specifico narrativo che vada oltre il semplice richiamo del titolo. Una posizione che risuona ancor più forte se si pensa che Andrew Stanton, colonna portante della Pixar, ha già fatto capire che per lui il viaggio finisce qui. Senza il suo architetto originale, il rischio di un sequel puramente burocratico si fa concreto e porta con sé lo spettro più temuto dai fan, ovvero il definitivo addio al personaggio di Woody.

Una scena di Toy Story 5, Pixar Animation Studios

La vera nota dolente di un ipotetico sesto capitolo ruota proprio intorno alla potenziale uscita di scena di Hanks, che ha fatto intuire che potrebbe esistere un mondo in cui la storyline possa andare avanti senza di lui. Ma sostituire una colonna portante del genere potrebbe essere un suicidio artistico. Woody senza la voce e la profonda umanità che Hanks gli ha stampato addosso per tre decenni perderebbe la sua magia, anche un ottimo attore potrebbe finire per far rimpiangere l'originale.

Un dramma che noi spettatori italiani, d'altronde, abbiamo già dolorosamente assaporato sullo schermo. Quando la scomparsa dell'indimenticabile Fabrizio Frizzi ha costretto la Disney a passare il testimone ad Angelo Maggi a partire da Toy Story 4, abbiamo capito quanto sia fragile quel filo teso tra il personaggio e lo spettatore. Maggi ha compiuto un mezzo miracolo di mimetismo e rispetto, ma il trauma acustico ed emotivo ha messo sotto gli occhi di tutti che quando si cambia l'anima vocale di un mito qualcosa si rompe per sempre.

C'è però un'alternativa tecnologica persino più inquietante del recast. Riflettendo sulla pervasività delle nuove tecnologie, l'attore ha confessato che ogni singola parola da lui registrata dal 1995 a oggi è catalogata nei server della Pixar. Questo immenso database della memoria permetterebbe allo studio di sintetizzare la sua voce all'infinito, creando un Woody immortale e artificiale. Un pensiero che lo stesso Hanks definisce spaventoso, dal momento che l'industria, a questo punto, potrebbe tranquillamente decidere di fare a meno dell'elemento umano.

Sostituire con un software la voce di Hanks significherebbe certificare la morte definitiva dell'artigianato artistico, la condanna dei nostri miti d'infanzia a un'eternità artificiale e senz'anima. Verrebbe meno l'unico diritto sacrosanto che persino i giocattoli dovrebbero avere: quello di invecchiare, salutarci e riposare finalmente in pace nel baule dei ricordi.

Foto copertina: da Toy Story 5, Pixar Animation Studios

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