Incontro con Suehiro Maruo, l'autore di Tomino la dannata | LuccaCG19
Vi raccontiamo la conferenza stampa tenutasi a Lucca Comics & Games 2019 e con protagonista il rivoluzionario fumettista horror Suehiro Maruo
Classe 1971, ha iniziato a guardare i fumetti prima di leggerli. Ora è un lettore onnivoro anche se predilige fumetto italiano e manga. Scrive in terza persona non per arroganza ma sembrare serio.

La prima conferenza di sabato 2 novembre a Lucca Comics & Games 2019 è stata all'insegna del Fumetto asiatico, in compagnia di Suehiro Maruo. Classe 1956, originario di Nagasaki, il mangaka ha esordito professionalmente lavorando per riviste erotiche all'inizio degli anni Ottanta. Il primo libro è arrivato dopo un paio di anni, Barairo no Kaibutsu, pubblicato nel 1982 da Seirinkogeisha, editore di riferimento per i manga alternativi.
Il vampiro che ride (Warau Kyuketsuki, 1998), targato Akita Shoten, può considerarsi il capolavoro del fumettista, prima opera proposta all'estero che ha presentato al pubblico italiano una tipologia di seinen totalmente inedita e spiazzante. Questo genere estremamente crudo e fuori dagli schemi, intriso di ironia e grottesco, ha consacrato Maruo ad autore di culto.
L’ultimo lavoro del maestro, Tomino la dannata (Tomino no Jigoku, 2014, Enterbrain/Coconino), è invece una serie in quattro tankobon che racconta l'epopea di un gruppo di freak in fuga dalla spirale di degrado e violenza che li tiene prigionieri nel Giappone degli anni Trenta.
Maestro nella realizzazione di scene estremamente terrificanti e scabrose, il mangaka ha confessato che tra le sue paure di adulto c'è quella del terremoto e dei disastri naturali in generale, mentre da bimbo era spaventato dal cimitero situato vicino a casa sua.
Alla nostra domanda su cosa ci sia di occidentale e di tipicamente giapponese nella concezione de Il vampiro che ride, il maestro ha risposto che si sente molto vicino alla cultura europea, ma il personaggio del suo manga si ispira essenzialmente ai demoni succhiasangue della mitologia del Sol Levante.
Infine, abbiamo voluto sapere se anche lui - come altri suoi colleghi che lavorano con lo stesso genere - concepisce l'horror come una metafora della realtà. Suehiro Maruo ha affermato di non essere in grado di dare una risposta precisa a questa domanda: di norma parte da un'emozione forte, spesso suscitata da una pellicola - com'è accaduto dopo la visione di L'esorcista, di William Friedkin, che ama moltissimo - e poi cerca di instillare nel pubblico lo stesso effetto sconvolgente, senza rendersi conto se dalla lettura si possa trarre qualcosa di diverso. Ad esempio, metafore del mondo reale.
