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James McAvoy fa più paura che in Split, il suo questo thriller imperdibile (che sta dominando le classifiche di Netflix)

James McAvoy terrorizza in Speak No Evil, primo su Netflix. Il remake del cult danese supera Split per intensità. 83% su Rotten Tomatoes e 77 milioni al box office.

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James McAvoy ha costruito una carriera che sfida ogni facile categorizzazione, scegliendo ruoli che lo hanno portato a esplorare i lati più oscuri e complessi della psiche umana. Da giovane Professor X nell'universo mutante della Fox al detective corrotto e autodistruttivo di Filth di Irvine Welsh, passando per l'indimenticabile performance in Split di M. Night Shyamalan, film nel quale ha interpretato un uomo con 23 personalità distinte, McAvoy ha dimostrato una versatilità che pochi attori della sua generazione possono vantare.

Ora, quella stessa intensità che lo ha reso memorabile torna a manifestarsi in Speak No Evil, il thriller psicologico diretto da James Watkins che sta dominando le classifiche di Netflix. Si tratta del remake dell'acclamato horror danese che ha saputo conquistare sia il pubblico che la critica, un risultato raro in un panorama dove i rifacimenti sono spesso accolti con scetticismo. Con un punteggio dell'83% sia tra i fan che tra i critici su Rotten Tomatoes, Speak No Evil rappresenta quella rarità cinematografica capace di mettere d'accordo tutti.

Nel film, McAvoy interpreta Paddy, un patriarca dalla doppia natura che incarna la quintessenza dell'inquietudine. È un personaggio che passa con fluidità disarmante dal calore magnetico di un amico affascinante alla brutalità di un bullo psicopatico. Questa capacità di oscillare tra estremi opposti senza mai perdere credibilità è ciò che rende la performance di McAvoy così efficace e, per molti versi, ancora più disturbante di quella vista in Split. Se in quel film doveva gestire personalità nettamente separate, qui la sfida è stata rendere credibile la trasformazione sottile, quel momento in cui un sorriso amichevole diventa improvvisamente una minaccia.

Con un budget contenuto di 15 milioni di dollari, Speak No Evil ha incassato oltre 77 milioni al botteghino, moltiplicando per cinque l'investimento iniziale. In un'epoca in cui gli studios puntano tutto su franchise multimilionari e CGI sfrenata, questo thriller ha dimostrato che una sceneggiatura solida, una regia precisa e performance di alto livello possono ancora fare la differenza. Il passaparola positivo ha spinto il film ben oltre le aspettative, trasformandolo in uno dei successi horror più redditizi degli ultimi anni.

La chiave del successo risiede proprio nella scelta di non limitarsi a una mera traduzione del materiale originale. Il regista, James Watkins, ha preso l'ossatura della pellicola danese e l'ha rielaborata con una sensibilità che rispetta lo spirito dell'originale aggiungendo al contempo una tensione tutta sua. Il risultato è un film che funziona sia per chi non ha mai visto la versione scandinava, sia per chi la conosce e cerca una nuova prospettiva sulla stessa storia. Non è un semplice copia e incolla con attori anglofoni, ma una reinterpretazione che giustifica la propria esistenza.

Speak No Evil è un promemoria di quanto possa essere potente il cinema quando mette al centro personaggi complessi, interpretati da attori che non hanno paura di esplorare il lato oscuro dell'umanità. E in un panorama cinematografico spesso dominato da formule ripetitive, questa è una boccata d'aria fresca, per quanto inquietante possa essere.

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