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Leonardo DiCaprio, Cillian Murphy e Tom Hardy in questo film imperdibile che sta per lasciare Netflix

Il film di Nolan compie 16 anni e rimane attuale, ma sta per lasciare Netflix. Scopri perché il film con DiCaprio è ancora un capolavoro della fantascienza moderna.

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Nel 2010, mentre il mondo del cinema ancora risuonava del clamoroso successo di The Dark Knight, Christopher Nolan tornava nelle sale con un progetto che avrebbe ridefinito i confini del cinema di fantascienza contemporaneo. Inception, con Leonardo DiCaprio protagonista assoluto, non era solo un film: era un esperimento narrativo che sfidava gli spettatori a seguire una trama labirintica attraverso livelli di realtà sovrapposti, dove i sogni si incastrano come matrioske e la linea tra veglia e sonno si dissolve. Sedici anni dopo, questo thriller fantascientifico non solo resiste alla prova del tempo, ma sembra addirittura migliorare con ogni visione.

Mentre molti blockbuster dell'epoca oggi appaiono datati, vittime di effetti speciali invecchiati male o di scelte stilistiche legate a un preciso momento storico, Inception continua a sembrare fresco, moderno, quasi profetico nella sua capacità di anticipare questioni che solo oggi stanno diventando centrali nel dibattito pubblico. Il film di Nolan sarà disponibile su Netflix fino al prossimo 21 agosto. La storia ruota attorno a Dom Cobb, interpretato da un DiCaprio al culmine delle sue capacità espressive. Cobb è un ladro di informazioni specializzato in una tecnica molto particolare: si infiltra nei sogni delle persone per estrarre segreti dal loro subconscio o, operazione ancora più complessa, per impiantarvi un'idea.

Quest'ultima procedura, l'inception del titolo, è considerata quasi impossibile. Ma quando a Cobb viene offerta la possibilità di cancellare la sua fedina penale e tornare a casa dai figli, accetta di tentare l'impossibile: impiantare un'idea nella mente di Robert Fischer (Cillian Murphy), l'erede di un impero industriale. Per riuscirci, Cobb assembla una squadra di specialisti: un architetto dei sogni, un chimico, un falsario (Tom Hardy), un punto di riferimento nella realtà. Ciascuno con competenze specifiche, tutti necessari per orchestrare una delle operazioni più complesse mai viste al cinema. Ma il vero ostacolo non viene dall'esterno: è Mal, la moglie morta di Cobb, o meglio la sua proiezione onirica, che continua a tormentarlo nei suoi sogni, sabotando ogni tentativo di portare a termine la missione.

Uno degli elementi che ha permesso a Inception di invecchiare così bene è l'uso sapiente degli effetti pratici da parte di Nolan. Il regista britannico è noto per la sua predilezione verso le tecniche tradizionali rispetto alla computer grafica, e in questo film tale approccio raggiunge vette straordinarie. Ma la vera genialità di Inception risiede nella sua architettura narrativa. Nolan costruisce un concept complesso, stratificato, potenzialmente alienante, ma lo guida con una precisione chirurgica che permette allo spettatore di non perdersi mai completamente. Ogni livello del sogno ha regole proprie, tempi dilatati, pericoli specifici. Eppure il film non sacrifica mai la profondità emotiva sull'altare della complessità intellettuale.

E poi c'è il finale. Quel taglio a nero che arriva un istante prima che la trottola sul tavolo cada o continui a girare. Cobb è davvero tornato a casa o sta ancora sognando? Nolan non fornisce risposte, lascia allo spettatore la libertà di scegliere. Questa ambiguità deliberata, lungi dall'essere frustrante, si è rivelata uno dei punti di forza del film. A distanza di anni, lustri, il dibattito è ancora aperto, gli indizi vengono ancora analizzati, le teorie continuano a proliferare online. Oggi, mentre Nolan accoglie il successo di Odissea, resta da chiedersi quando il regista tornerà a un progetto completamente originale nel solco di Inception. Quella capacità di creare mondi nuovi, regole narrative inedite, esperienze cinematografiche che non devono nulla a materiale preesistente, è forse il suo dono più prezioso come autore.

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