James Van Der Beek oltre Dawson's Creek: 7 serie e film da vedere per onorare il compianto attore
James Van Der Beek oltre Dawson's Creek: da Varsity Blues a Studio Ghibli, passando per satira e autoparodia. La carriera sorprendente di un attore poliedrico
James Van Der Beek è uno di quei volti che hanno definito un'epoca. Per chi è cresciuto tra la fine degli anni '90 e i primi 2000, il suo nome evoca immediatamente le serate passate davanti alla tv, seguendo le vicende adolescenziali di Dawson Leery. Eppure, dietro l'immagine cristallizzata dell'eterno teen idol si nasconde una carriera molto più variegata, coraggiosa e sorprendente di quanto molti ricordino.
L'attore statunitense non si è mai accontentato di vivere di rendita sul successo di Dawson's Creek. Al contrario, ha costruito negli anni un percorso professionale che attraversa generi, registri e persino medium differenti, passando dal dramma sentimentale alla satira feroce, dal cinema indipendente all'animazione di Studio Ghibli, fino ad arrivare all'autoparodia più sfacciata. Nei giorni posteriori alla sua morte, quando ancora tutti noi lo stiamo piangendo, ecco alcuni dei film e delle serie cui ha partecipato nel corso degli anni e che, probabilmente, vi siete persi e dovete assolutamente recuperare.
Laputa: Castello nel cielo (2003)
Van Der Beek interpretò Dawson Leery, il protagonista assoluto, ragazzo idealista e aspirante regista che rappresentava il centro emotivo e morale dello show. Quello che molti ignorano è che, proprio mentre Dawson's Creek era al culmine della popolarità, Van Der Beek prestò la voce a un progetto che avrebbe segnato un ponte inaspettato tra la cultura pop americana e l'animazione giapponese. Nel 1998, la Disney acquisì i diritti per distribuire negli Stati Uniti Laputa: Castello nel cielo, il capolavoro fantasy di Hayao Miyazaki del 1986. Per questa nuova edizione in lingua inglese, venne realizzato un doppiaggio completamente nuovo, affidato ad attori di Hollywood.
Van Der Beek venne scelto per dare voce a Pazu, il giovane protagonista maschile del film, un ragazzo orfano che lavora in una miniera e sogna di trovare l'isola leggendaria di Laputa. Il suo approccio vocale mantenne quella sincerità emotiva e quell'ottimismo che caratterizzavano anche Dawson, ma qui acquisirono una dimensione diversa, perfettamente in sintonia con il tono avventuroso e fantastico del mondo creato da Miyazaki. Nonostante questa versione sia stata distribuita ufficialmente solo nel 2003, rappresenta una curiosità preziosa nella filmografia dell'attore, testimoniando la sua versatilità anche al di fuori della recitazione tradizionale.
Varsity Blues (1999)
Ma Van Der Beek non si limitò a consolidare l'immagine di bravo ragazzo. Nel 1999, ancora nel pieno del successo televisivo, accettò il ruolo da protagonista in Varsity Blues, un film sportivo diretto da Brian Robbins che avrebbe dimostrato la sua capacità di portare sullo schermo personaggi più complessi e ribelli. Qui interpretò Jonathan Moxon, detto Mox, un quarterback di riserva in una cittadina texana ossessionata dal football americano.
Il personaggio era lontano dall'idealismo di Dawson: Mox era intelligente, ironico, critico nei confronti del sistema e costretto a confrontarsi con un allenatore autoritario e tossico, interpretato da Jon Voight. Il film esplorava le pressioni che gravano sui giovani atleti e la cultura della vittoria a ogni costo, temi che risuonavano ben oltre il campo da gioco. Varsity Blues divenne un successo al botteghino e acquisì nel tempo lo status di cult, rimanendo uno dei film sportivi adolescenziali più iconici degli anni '90.
Le regole dell'attrazione (2002)
Poi arrivò il 2002, e con esso una delle scelte più audaci della carriera di Van Der Beek. In The Rules of Attraction, adattamento del romanzo di Bret Easton Ellis diretto da Roger Avary, l'attore interpretò Sean Bateman, studente universitario cinico, moralmente ambiguo e emotivamente svuotato. Il film rappresentava tutto ciò che Dawson's Creek non era: crudo, nichilista, disturbante. Van Der Beek si calò in un personaggio immerso nel sesso, nella droga e in relazioni tossiche, dimostrando di saper incarnare la crudeltà e la vulnerabilità senza filtri.
Sebbene il film fosse divisivo alla sua uscita, con il tempo è stato rivalutato come un'opera cult, e la performance di Van Der Beek è stata riconosciuta come una delle sue più coraggiose. Quella scelta segnò un punto di non ritorno: l'attore aveva dimostrato di voler sfuggire all'etichetta di teen idol e di essere pronto a rischiare per ruoli più complessi e scomodi.
Non fidarti della str**** dell'interno 23 (2012)
La svolta definitiva verso l'ironia e l'autoparodia era però ancora di là da venire. Nel 2012, Van Der Beek accettò un ruolo che avrebbe ridefinito completamente la percezione pubblica della sua carriera: se stesso, o meglio, una versione esagerata, vanitosa e assurda di se stesso nella sitcom Non fidarti della str**** dell'interno 23. La serie, andata in onda su ABC, raccontava la convivenza tra June, una ragazza ingenua arrivata a New York, e Chloe, una coinquilina senza scrupoli interpretata da Krysten Ritter. Van Der Beek appariva come loro vicino di casa, ed era letteralmente "James Van Der Beek di Dawson's Creek", una star decaduta ossessionata dalla propria immagine e disposta a tutto pur di restare sotto i riflettori.
La performance fu accolta con entusiasmo dalla critica e dal pubblico. L'attore non cercò di proteggere la propria immagine, anzi: si prese gioco spietatamente del proprio passato da sex symbol adolescenziale, dimostrando una consapevolezza rara e un senso dell'umorismo affilato. Quella capacità di ridere di sé, senza cinismo ma con intelligenza, consolidò la sua rinascita artistica e lo rese ancora più apprezzato.
Jay & Silent Bob... Fermate Hollywood! (2001)
Lo stesso spirito irriverente attraversava anche altre sue partecipazioni. Nel 2001 aveva già fatto capolino nel mondo meta-cinematografico di Kevin Smith con Jay and Silent Bob... Fermate Hollywood!, dove interpretava se stesso nei panni di un attore ingaggiato per interpretare Jay in un film. Era solo un assaggio di ciò che sarebbe venuto dopo.
What Would Diplo Do? (2017)
Nel 2017, Van Der Beek tornò alla carica con What Would Diplo Do?, una serie comedy per Viceland in cui interpretava una versione fittizia e iperbolica del celebre DJ Diplo. La serie satirizzava il mondo della musica elettronica, l'ego smisurato delle star e l'assurdità della fama moderna. Nonostante sia durata una sola stagione, confermò il talento comico dell'attore e la sua volontà di esplorare territori narrativi sempre più irriverenti.
Pose (2018)
Nel 2018, Van Der Beek partecipò anche a Pose, il pluripremiato dramma di Ryan Murphy ambientato nella scena ballroom di New York tra gli anni '80 e '90. Qui interpretò Matt Bromley, un businessman che lavorava nella Trump Tower, incarnazione del privilegio corporativo in un'epoca di forti divisioni sociali. La serie, celebrata per la rappresentazione della comunità LGBTQ+ e per il suo cast rivoluzionario, vinse Golden Globe ed Emmy, e la presenza di Van Der Beek contribuì a rafforzare il contrasto tra mondi opposti.
La sua eredità non è solo quella del ragazzo sensibile che piangeva davanti alla finestra. È quella di un professionista che ha saputo evolvere, ridere di sé e abbracciare la complessità, senza mai perdere quella sincerità che lo aveva reso speciale fin dall'inizio.