FILM

Johnny Depp, Alice Cooper e Christopher Lee insieme su Netflix, in questo film di Tim Burton

Tim Burton e Johnny Depp nell'ottava collaborazione. Vampiro del '700 risvegliato negli anni '70 tra gotico, commedia e nostalgia.

Condividi

Ci sono sodalizi artistici che nascono per caso e altri che sembrano scritti nel destino. Quello tra Tim Burton e Johnny Depp appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Nel 2012, con Dark Shadows, disponibile su Netflix, i due hanno firmato l'ottava collaborazione della loro carriera, un gotico visionario che mescola orrore, commedia e nostalgia per gli anni Settanta in un cocktail visivamente strabordante. Il film attinge a piene mani dall'omonima soap opera gotica andata in onda sulla ABC tra il 1966 e il 1971, un cult che ha segnato la televisione americana con le sue storie di vampiri, streghe e maledizioni familiari. Burton, da sempre affascinato dall'estetica dark e dalle figure ai margini, ha trovato in questo materiale il terreno perfetto per il suo immaginario barocco.

La storia si apre sul finire del diciottesimo secolo, quando il ricco e spietato Barnabas Collins, figlio di immigrati inglesi che hanno costruito un impero negli Stati Uniti, commette l'errore fatale di ferire profondamente la strega Angelique. La vendetta della donna non si fa attendere: Barnabas viene vampirizzato e sepolto vivo, condannato a un'eternità di oscurità. Ma nel 1972, durante alcuni scavi, la sua tomba viene accidentalmente aperta. Il vampiro si risveglia in un'America che non riconosce più, un paese trasformato dalla controcultura hippie, dalla psichedelia e dalla rivoluzione sessuale. Il contrasto temporale rappresenta il cuore comico del film. Barnabas, con i suoi modi aristocratici e il suo linguaggio arcaico, si trova catapultato in un mondo di lava lamp, musica rock e libertà sessuali che gli risultano incomprensibili. Il pesce fuor d'acqua diventa occasione per una satira gentile sui costumi dell'epoca, mentre il vampiro cerca disperatamente di ricostruire i legami con i suoi discendenti e di salvare ciò che resta dell'impero familiare.

Johnny Depp, con la sua capacità camaleonica di abitare personaggi eccentrici, dona a Barnabas una fragilità inaspettata. Sotto il trucco pallido e gli artigli affilati, emerge un essere profondamente solo, schiacciato dal peso di due secoli di solitudine e dal senso di colpa per le azioni del passato. Il suo Barnabas oscilla tra momenti di comicità fisica e lampi di autentica malinconia. Ma se Depp è il fulcro narrativo, il cast corale rappresenta uno dei punti di forza del film. Michelle Pfeiffer interpreta Elizabeth Collins Stoddard, la matriarca della famiglia che cerca con dignità di tenere insieme un casato in decadenza. Eva Green è una Angelique magnetica e pericolosa, strega immortale che continua a perseguitare Barnabas dopo duecento anni, incarnando un amore trasformato in ossessione vendicativa. Helena Bonham Carter, musa ricorrente di Burton, porta sullo schermo la dottoressa Julia Hoffman con il suo consueto mix di eccentricità e ambiguità.

Accanto a loro, giovani talenti come Chloë Grace Moretz nei panni della ribelle Carolyn Stoddard e Bella Heathcote come la misteriosa governante Victoria Winters completano un mosaico familiare fatto di segreti, bugie e oscure presenze. Particolarmente affascinante è la presenza di camei illustri: Christopher Lee, leggenda del cinema horror britannico, Alice Cooper che interpreta se stesso in una performance musicale, e addirittura i protagonisti originali della serie televisiva Dark Shadows, un omaggio nostalgico ai fan della prima ora. La regia di Burton costruisce un universo visivo riconoscibile fin dal primo fotogramma. La Collinwood Manor, dimora gotica della famiglia Collins, si erge come un personaggio a sé, con le sue stanze polverose, i corridoi infiniti e l'atmosfera di decadenza aristocratica. Il design di produzione gioca continuamente sul contrasto tra l'eleganza settecentesca che Barnabas porta con sé e l'estetica kitsch e colorata degli anni Settanta.

Dark Shadows non è solo una commedia horror, ma anche una riflessione sul tempo, sulla memoria e su cosa significhi essere fuori posto nella propria epoca. Barnabas rappresenta un mondo che non esiste più, valori aristocratici e codici di comportamento ormai obsoleti, eppure la sua ricerca di redenzione e appartenenza rimane universale. La pellicola si inserisce perfettamente nella filmografia di Burton, accanto a opere come Beetlejuice, La sposa cadavere e Big Fish, confermando l'ossessione del regista per gli outsider, per chi vive ai margini della normalità e cerca disperatamente un posto nel mondo. Barnabas Collins, con la sua pelle candida e i suoi abiti fuori tempo massimo, è l'ennesima incarnazione di questo archetipo burtoniano.

Continua a leggere su BadTaste