Kevin Costner e Woody Harrelson a caccia di Bonnie e Clyde in questo film su Netflix (che non convince)
Il film su Netflix con Kevin Costner e Woody Harrelson sulla caccia a Bonnie e Clyde. Un cast stellare che non basta per convincere il pubblico.
Ci sono film che rimangono bloccati nell'inferno dello sviluppo per anni, passando di mano in mano, cambiando cast e registi come si cambiano le carte da gioco. The Highwaymen - L'ultima imboscata è uno di questi: concepito originariamente come veicolo per due leggende del cinema come Robert Redford e Paul Newman, il progetto ha languito per più di un decennio prima che Netflix decidesse di riportarlo in vita con Kevin Costner e Woody Harrelson nei ruoli principali. Sulla carta, tutti gli ingredienti per un crime drama memorabile c'erano. La realtà, però, racconta una storia diversa. Diretto da John Lee Hancock e disponibile sulla piattaforma streaming dal marzo 2019, The Highwaymen racconta la caccia ai famigerati Bonnie Parker e Clyde Barrow dal punto di vista inedito di chi li ha fermati: i ranger del Texas Frank Hamer e Maney Gault. Un ribaltamento di prospettiva rispetto alla narrazione romantica e quasi eroica che il cinema ha storicamente riservato alla coppia di fuorilegge. Ma l'inversione dell'angolo visuale, per quanto interessante concettualmente, non è bastata a trasformare il film in qualcosa di davvero coinvolgente.
Hancock dirige con professionalità artigianale, gestendo con competenza sia i momenti di costruzione dei personaggi sia le sequenze d'azione. Eppure non c'è nulla che davvero sorprenda, nessuna scelta registica audace o memorabile che rimanga impressa dopo che i titoli di coda hanno finito di scorrere. La sceneggiatura di John Fusco presenta delle crepe evidenti. Lo sceneggiatore merita credito per aver tentato di esplorare gli effetti psicologici della violenza su un ranger del Texas consumato dagli anni e dalle battaglie, ma quando si tratta di dipingere un ritratto convincente di Bonnie e Clyde, il copione arranca. Il film tocca superficialmente lo status di celebrità della coppia agli occhi dell'opinione pubblica dell'epoca, ma adotta un approccio fin troppo binario al conflitto centrale: Hamer e Gault sono inequivocabilmente i "buoni", impegnati a fermare spietati assassini di poliziotti.
Sul fronte delle interpretazioni, Costner e Harrelson fanno esattamente quello che ci si aspetta da attori del loro calibro, portando il film sulle spalle con mestiere ed esperienza. Costner interpreta il classico uomo di legge burbero e inflessibile, fermamente convinto nella giustizia che amministra. Harrelson offre una sfumatura leggermente più affabile al suo personaggio, pur mantenendo quella durezza necessaria quando la situazione lo richiede. La chimica tra i due è naturale e credibile: si percepisce davvero la sensazione di una vecchia amicizia che si riannoda per un'ultima avventura, con una storia condivisa che emerge attraverso gesti, sguardi e lunghi scambi di battute. Il problema è che tutto il resto del cast viene sostanzialmente sacrificato. I comprimari, incluse le famiglie dei due protagonisti, ottengono pochissimo spazio per esistere come personaggi a tutto tondo. Nessuno tra gli attori di supporto consegna una performance negativa, sia chiaro, ma nessuno riesce nemmeno a lasciare un'impressione duratura. Sono presenze funzionali, ingranaggi narrativi più che esseri umani tridimensionali.