FILM

La scienza ha misurato la paura: perché questo film su Prime Video è il più spaventoso di sempre

Scopri perché il thriller di Scott Derrickson con Ethan Hawke accelera il battito più di ogni altro.

Condividi

Nel 2020, uno studio noto come "Science of Scare Project" ha messo fine a decenni di dibattiti da bar e forum online: quale sia davvero il film horror più spaventoso mai realizzato. La risposta, supportata da dati biometrici e monitoraggio del battito cardiaco, è stata inequivocabile: Sinister, il thriller paranormale del 2012 diretto da Scott Derrickson e disponibile su Prime Video. Ma cosa rende questo film così efficace nel terrorizzare gli spettatori, tanto da battere titoli del calibro di The Conjuring, Insidious e The Ring? Lo studio ha coinvolto cinquanta partecipanti che hanno visionato oltre cento ore di pellicole horror, mentre sofisticati sensori registravano le loro reazioni fisiologiche. Sinister ha fatto schizzare i battiti cardiaci più di qualsiasi altro film analizzato. Quasi un decennio dopo la sua uscita, il film di Derrickson continua a dimostrarsi un caso di studio perfetto su come costruire un horror che funziona su più livelli contemporaneamente.

La trama segue Ellison Oswald, interpretato da un intenso Ethan Hawke, scrittore di true crime che trasferisce la famiglia in una nuova casa con un passato oscuro: proprio lì una famiglia è stata brutalmente assassinata. Ellison intende usare questa storia come base per il suo prossimo libro, quello che dovrebbe rilanciare la sua carriera in declino. Ma quando trova una scatola di vecchi filmati Super 8 abbandonati in soffitta, filmati che documentano non solo quel delitto ma anche altre morti misteriose, comincia a sospettare che ci sia qualcosa di molto più sinistro in corso. Il primo elemento che rende Sinister così efficace è proprio quella scatola di videocassette maledette. Questi snuff film amatoriali, che Ellison rivede ossessivamente per tutta la durata del film, funzionano come un dispositivo narrativo brillante.

Ogni video è un piccolo cortometraggio dell'orrore a sé stante, con titoli innocui come "Barbecue '79" o "Pool Party '66" che nascondono atrocità filmate. Questo richiama certamente The Ring e la sua videocassetta maledetta, ma va oltre. La struttura di storie brevi che convergono in un unico mistero più grande risuona con tendenze che stavano emergendo proprio in quegli anni. Il podcast The Black Tapes, per esempio, ha costruito il suo successo su un concetto simile: una collezione di registrazioni misteriose del dottor Richard Strand che nascondono un pattern inquietante. Questa formula attinge anche al fascino delle creepypasta, quelle leggende urbane digitali che stavano esplodendo online proprio mentre Sinister arrivava nelle sale. Non è un caso che Mr. Boogie, l'entità demoniaca al centro del film, somigli così tanto a Slenderman, forse la creepypasta più iconica di tutti i tempi.

Entrambi condividono un aspetto innaturalmente allungato e un volto inquietante, ma soprattutto entrambi hanno la tendenza a comparire sullo sfondo di fotografie e video insieme ai bambini. È una presenza periferica, qualcosa che noti solo al secondo sguardo, e proprio questa scoperta ritardata amplifica il terrore. Derrickson ha capito che il potere duraturo di Slenderman non stava nella sua storia d'origine, ma nel modo in cui si insinuava nelle immagini apparentemente innocenti. Sinister fa anche qualcosa di molto intelligente dal punto di vista del pubblico: fonde generi e sottogeneri in modo da soddisfare diversi tipi di spettatori horror. C'è abbastanza true crime per coinvolgere chi ama Serial e Making a Murderer: i libri di Ellison, le indagini con il detective locale, la murder board tappezzata di foto e connessioni. Ma c'è anche una solida componente paranormale con la natura demoniaca di Mr. Boogie, l'entità pagana Bagul che corrompe i bambini costringendoli a massacrare le loro famiglie.

C'è anche una riflessione meta-narrativa che rende il film più stratificato: Ellison è ossessionato dalla sua ricerca, al punto da mettere a rischio la famiglia per un altro bestseller. La sua ambizione diventa la porta attraverso cui il male entra nella sua vita. È un commento sottile ma presente sull'ossessione moderna per il true crime, su come consumiamo il dolore altrui trasformandolo in intrattenimento. Ellison non è solo una vittima del soprannaturale, ma anche delle sue stesse ossessioni. Il film riesce a bilanciare tutti questi elementi senza mai risultare confuso o sovraccarico. Ogni pezzo sostiene gli altri: il true crime fornisce la struttura investigativa, il paranormale fornisce la minaccia, il found footage fornisce la prova viscerale, la cinematografia tradizionale mantiene tutto accessibile. È un equilibrio delicato che molti horror tentano ma pochi raggiungono.

Lo Science of Scare Project ha semplicemente quantificato ciò che era evidente: Scott Derrickson ha creato una macchina per generare paura perfettamente calibrata, un film che attinge a paure primordiali e moderne, che combina il meglio di diversi sottogeneri horror, e che continua a far accelerare i battiti cardiaci di chiunque sia abbastanza coraggioso da guardarlo. In un decennio dominato da horror di qualità come The Conjuring, Hereditary e A Quiet Place, Sinister mantiene la sua posizione di vertice non per caso, ma perché ha capito qualcosa di fondamentale: la paura più efficace non viene da un singolo elemento, ma dall'intreccio sapiente di molteplici strati di terrore che si rinforzano a vicenda. E in questo, Derrickson e il suo film maledetto restano imbattuti.

Continua a leggere su BadTaste