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La serie del momento su Prime Video: ti cattura subito e non ti lascia più respirare

Ecco perché questa serie su Prime Video è il thriller d'azione più sottovalutato dello streaming

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Trovare una serie d'azione che non sia la fotocopia di qualcos'altro è diventata un'impresa. La bella notizia è che Prime Video custodisce un segreto ben riposto: uno show magnetico e ad alta tensione che ha rinnovato le regole del genere spionistico, un cult immediato che vi catturerà dopo soli cinque minuti.

Parliamo di Hanna, la serie creata e scritta da David Farr che espande, corregge e per molti versi supera l’omonimo lungometraggio del 2011 diretto da Joe Wright. Se siete alla ricerca di una narrazione capace di anestetizzare il telecomando e costringervi a un binge-watching notturno senza interruzioni, la risposta è racchiusa in questa parabola spionistica che non rinuncia mai all'anima.

Il punto di partenza flirta con l'archetipo della fiaba nera. Una quindicenne cresciuta nell'isolamento assoluto delle foreste polacche, addestrata dal padre Erik (un ex agente della CIA fuggitivo) a trasformarsi in una macchina di morte letale. La rivelazione, tuttavia, non risiede nel mistero biologico del programma Utrax (un esperimento di manipolazione genetica per creare super-soldati), ma nella gestione dei tempi narrativi.

Dove il cinema d’azione contemporaneo accelera fino a perdere il senso della misura, Hanna sceglie la via della sottrazione: boschi innevati, silenzi siderali e una tensione costante che si insinua sottopelle fin dai primissimi inquadrature.

Il punto di forza di Hanna

Il vero colpo di genio dello show risiede nella prova attoriale di Esme Creed-Miles, chiamata a raccogliere la pesante eredità che fu di Saoirse Ronan. La sua Hanna è un cortocircuito emotivo vivente: possiede l'innocenza ancestrale di chi scopre il mondo, la musica pop e le relazioni umane per la prima volta, ma è dotata di riflessi micidiali in grado di neutralizzare un commando militare in pochi secondi.

Una scena della serie tv Hanna (Prime Video)

Questa dualità trasforma la serie da semplice thriller geopolitico a un atipico e violentissimo romanzo di formazione. L’azione non è mai un feticcio fine a se stesso, un riempitivo per spettatori pigri; ogni scontro, ogni fuga coreografata tra i tetti di Berlino o le strade di Parigi, è il tassello di un’emancipazione psicologica.

Hanna non combatte solo per sopravvivere alla caccia all'uomo orchestrata dai servizi segreti, ma per rivendicare il diritto alla propria identità al di fuori del laboratorio che l'ha generata.

Strutturata su tre stagioni che chiudono un cerchio narrativo perfetto senza fastidiosi cali di tensione, la serie di David Farr dimostra che è ancora possibile fare grande televisione di genere unendo l'adrenalina dello spionaggio industriale alla profondità introspettiva dei personaggi.

Il cast di supporto (tra cui spiccano Joel Kinnaman e Mireille Enos (che ha raccontato un interessante retroscena sulla serie), che ritrovano l'alchimia monumentale dai tempi di The Killing) eleva il dramma oltre i confini del teen-drama classico. Hanna vi catturerà in una manciata di minuti perché possiede una dote rara nel panorama seriale odierno: sa quando far parlare le armi e quando, invece, lasciare spazio ai sentimenti. Se non l'avete ancora iniziata, il vostro weekend sul divano ha appena trovato un senso.

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