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La serie di Harry Potter rivoluzionerà il personaggio di Piton. Ecco come

Il reboot di Harry Potter firmato HBO riscrive il mito di Severus Piton. Il casting di Paapa Essiedu promette una rivoluzione psicologica e sociale sulle origini del Principe Mezzosangue

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L'ultima scommessa di HBO, l’attesissimo e già blindatissimo serial-reboot di Harry Potter, ha trovato il suo centro di gravità permanente nel casting più divisivo e, per questo, cinematicamente più eccitante del decennio: Paapa Essiedu sarà Severus Piton.

Una scelta che ha scosso il fandom più ortodosso, fermo all’indimenticabile e crepuscolare ieraticità di Alan Rickman, ma che si è rivelata una precisa scelta autoriale che promette di risantificare, o forse finalmente umanizzare, l’antieroe per eccellenza della letteratura pop.

Affidare il ruolo del docente di Pozioni a un attore nero del calibro di Essiedu (già straordinario interprete shakespeariano e volto di punta del nuovo dramma britannico) significa squarciare l'estetica dickensiana della saga per iniettarvi una riflessione feroce sull'esclusione sociale.

Nei romanzi di J.K. Rowling, l'isolamento di Piton era una questione di pura lotta di classe. La povertà cronica, i vestiti logori di Spinner's End, lo stigma di essere un "mezzosangue". Oggi, lo schermo di HBO espande quel disagio in una chiave identitaria molto più complessa, trasformando Hogwarts da castello delle meraviglie a specchio deformante di un’élite magica ossessionata dalla purezza del sangue e dal privilegio dinastico.

Il bullismo come genesi del male

Se i film della Warner Bros avevano liquidato il passato di Severus in una manciata di flashback evocativi ma inevitabilmente frettolosi, la narrazione espansa della serialità televisiva promette di fare della giovinezza del professore un trattato psicologico sul trauma.

Il cortile di Hogwarts cessa di essere lo sfondo di goliardiche rivalità adolescenziali e diventa un ecosistema ostile. Il bullismo sistematico subito ad opera dei Malandrini (il carismatico James Potter e l'aristocratico Sirius Black) diventa una persecuzione di classe e sociale che gli adulti non sanno o non vogliono gestire.

In questa riscrittura prospettica, l'invenzione dell'alter ego del "Principe Mezzosangue" va oltre il capriccio snobistico di un adolescente prodigio, diventa un'armatura. Una forma di autodifesa intellettuale per sopravvivere in un mondo che lo respinge attivamente.

Il focus della narrazione si sposta: Piton è un ragazzo vulnerabile e sistematicamente umiliato che trova nelle arti oscure l'unica moneta di scambio per ottenere il rispetto che la società dei maghi gli nega fin dalla nascita.

Il vero banco di prova per Essiedu e per gli sceneggiatori della serie sarà la gestione del legame con Lily Evans. Nella vecchia economia della saga, l'amore per la madre di Harry era il segreto finale, il colpo di scena che ribaltava l'etica del personaggio.

Nel reboot (che ha già visto il primo addio al cast dopo la prima stagione girata), quella relazione si preannuncia come l'unico ancoraggio emotivo e politico di un giovane emarginato. Perdere Lily significherà assistere allo spegnimento dell'unico faro di accettazione in un oceano di ostilità.

HBO non punta a cancellare le colpe storiche di Piton – la sua vicinanza iniziale ai Mangiamorte resta il suo peccato originale –, ma ambisce a decostruire il processo di radicalizzazione di una mente brillante ma spezzata. Severus si appresta a diventare la figura più tragica, complessa e squisitamente politica. E la magia, questa volta, c'entra pochissimo.

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