Perché Steven Spielberg rinunciò a Harry Potter? C'entra l'ultimo sogno cinematografico di Stanley Kubrick
Il regista ha raccontato perché lasciò Harry Potter e la Pietra Filosofale quando era già coinvolto nel progetto: la decisione fu presa per onorare l'ultimo sogno di Stanley Kubrick.
Ci sono decisioni nella storia del cinema che sembrano incomprensibili sulla carta e sì, rinunciare alla regia del primo film di Harry Potter, quando i libri di J.K. Rowling stavano già diventando un fenomeno culturale globale, è una di quelle. Ma Steven Spielberg, il regista che aveva fatto piangere il mondo con un alieno in E.T., che aveva riportato in vita i dinosauri in Jurassic Park e che aveva dimostrato più volte di saper trasformare l'impossibile in realtà sullo schermo, disse proprio no a Hogwarts.
All'inizio degli anni 2000, la Warner Bros. aveva messo a segno il colpo del secolo acquisendo i diritti cinematografici della saga di Harry Potter. I libri stavano vendendo milioni di copie in tutto il mondo e l'hype per un adattamento cinematografico era alle stelle. Per un progetto di tale portata serviva un nome che facesse la differenza, qualcuno capace di gestire effetti speciali complessi, di lavorare con giovani attori e di creare mondi credibili partendo dalla fantasia.
Ed ovviamente Steven Spielberg era il candidato perfetto, visto che la sua carriera parlava da sola: aveva dimostrato di saper dirigere bambini ottenendo performance straordinarie, aveva un talento innato nel bilanciare meraviglia e narrazione, e possedeva quella sensibilità per le storie di formazione che avrebbe reso giustizia al viaggio di Harry. Quando accettò di dirigere Harry Potter e la Pietra Filosofale, sembrò l'incontro perfetto tra materiale e regista.
"I miei interessi registici mi stanno portando in un'altra direzione." - Steven Spielberg
Ma quale progetto poteva convincere Steven Spielberg a rinunciare a Harry Potter? La risposta è arrivata solo di recente, durante un'intervista concessa in occasione dell'uscita di Disclosure Day. Il regista ha raccontato che tutto cambiò dopo il funerale di Stanley Kubrick, quando la vedova Christiane Kubrick e il produttore Jan Harlan gli chiesero di portare a termine il progetto a cui il regista di 2001: Odissea nello spazio lavorava da anni: A.I. Artificial Intelligence.
Kubrick stava sviluppando da decenni un adattamento del racconto Supertoys Last All Summer Long di Brian Aldiss, ma alla sua morte, nel 1999, il film esisteva ancora solo sotto forma di appunti e trattamenti. Spielberg, che era legato a Kubrick da una profonda amicizia, decise così di mettere da parte Harry Potter e la Pietra Filosofale per raccoglierne l'eredità, esaudendo in questo modo il desiderio del suo amico. La scelta si rivelò sorprendente: mentre Harry Potter, affidato a Chris Columbus, sarebbe diventato uno dei franchise più redditizi della storia del cinema, Spielberg firmò un'opera molto più intima e personale.
Adesso, a distanza di oltre vent'anni, quella decisione appare ancora più significativa e mentre Disclosure Day sta ottenendo ottimi risultati al botteghino e riporta ancora una volta Spielberg al centro dell'attenzione, il regista ha ricordato di aver rinunciato a un successo praticamente assicurato per mantenere una promessa fatta a un amico e portare a termine il suo ultimo grande progetto. Una scelta che, come dimostrano le sue parole, non fu dettata dal botteghino, ma dal desiderio di onorare l'eredità artistica di Stanley Kubrick.