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La serie horror di Guillermo del Toro che ha reinventato i vampiri è appena approdata su Prime Video

La serie horror di Guillermo del Toro che reinventa i vampiri come parassiti. 4 stagioni su epidemia vampiresca a New York.

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Un aereo proveniente da Berlino atterra all'aeroporto JFK di New York. Nessun segno di vita dall'interno. Le comunicazioni sono interrotte, le luci spente, le persiane dei finestrini abbassate. È una scena che evoca incubi collettivi, quelli che affondano le radici nell'inconscio post-11 settembre, ma ciò che il dottor Ephraim Goodweather e il suo team del CDC stanno per scoprire va ben oltre qualsiasi epidemia conosciuta dalla scienza moderna. The Strain, da poco approdata su prime Video, nasce dalla mente visionaria di Guillermo del Toro, regista messicano capace di trasformare il fantastico in poesia visiva, insieme allo scrittore Chuck Hogan. La serie, andata in onda dal 2014 al 2017 per quattro stagioni e 46 episodi totali, rappresenta un esperimento narrativo ambizioso: cosa accadrebbe se i vampiri non fossero creature romantiche o seducenti, ma organismi parassitari, portatori di un contagio biologico inarrestabile?

Il dottor Goodweather, interpretato da Corey Stoll, è il capo del Team Canary, l'unità di risposta rapida del Centro per il Controllo delle Malattie Infettive. Quando viene chiamato a investigare sul misterioso aereo, trova 206 passeggeri apparentemente morti e quattro sopravvissuti. Ma quelle morti non sono naturali, e quei sopravvissuti porteranno con sé qualcosa di antico e letale che trasformerà Manhattan in un campo di battaglia per la sopravvivenza della specie umana. Del Toro e Hogan ribaltano completamente l'iconografia vampiresca tradizionale. Niente cappe, niente fascino gotico, niente castelli. I vampiri di The Strain sono creature mostruose dominate da un parassita che ne modifica la biologia: sviluppano un pungiglione retrattile sotto la lingua, perdono i capelli, la pelle si scolora. Il vampirismo diventa una malattia trasmissibile, un'epidemia che si diffonde esponenzialmente, trasformando la metropoli in un incubo da body horror.

La serie esplora il crollo della società civile con lucidità quasi documentaristica. Non siamo di fronte a un'apocalisse zombie generica: The Strain mostra come un'epidemia vampirica sfrutterebbe le debolezze delle infrastrutture moderne, la negazione delle autorità, la velocità dei trasporti globali. È horror che dialoga con la cronaca, con le paure contemporanee legate a pandemie e bioterrorismo. La critica ha accolto la serie con un misto di ammirazione e riserve. Dal punto di vista tecnico, The Strain porta sullo schermo il DNA visivo di del Toro: creature progettate con cura maniacale, effetti pratici che privilegiano la presenza fisica dei mostri rispetto alla CGI, un uso espressivo della luce e dell'ombra che trasforma New York in una città espressionista. Gli strigoi, come vengono chiamati i vampiri nella serie, sono tra le creature più inquietanti mai viste in televisione, un trionfo di design che attinge tanto al body horror di Cronenberg quanto all'immaginario lovecraftiano.

Quattro stagioni, 46 episodi, una visione del vampirismo che rompe con la tradizione per costruire qualcosa di nuovo, disturbante, innegabilmente affascinante. Del Toro e Hogan hanno creato con The Strain un'opera che dialoga con le ansie del nostro tempo trasformandole in incubo puro, dimostrando che i mostri più terrificanti sono quelli che evolvono insieme alle nostre paure.

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