FILM

L'attrice generata dall'IA Tilly Norwood conquista il ruolo da protagonista in Disaligned

Tilly Norwood, star interamente generata dall'IA, debutta al cinema con Misaligned. Tutti i dettagli sul film

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A Hollywood, dove gli attori in carne e ossa scioperano costantemente per difendere il proprio aspetto e voce dai "furti" dell'IA, c’è chi ha deciso di tagliare la testa al toro eliminando direttamente l’elemento umano.

La notizia, rimbalzata dalle colonne di Deadline, ha dell'ironico: Tilly Norwood, controversa "attrice" interamente generata dall'intelligenza artificiale, ha ottenuto il ruolo di protagonista in Misaligned. Altro che cameo digitale o un effetto speciale da post-produzione: si tratterà di una vera e propria testa di serie contrattuale.

Dietro questa operazione si cela la mente di Eline van den Velden e della sua tech-company londinese, la Particle 6. Con un tempismo a metà tra la provocazione filosofica e l’opportunismo commerciale, la casa di produzione ha annunciato lo sviluppo di una commedia drammatica che promette di raccontare "un caos esistenziale legato all'intelligenza artificiale". Un caso meta-cinematografico assoluto, in cui una creatura di puro codice interpreta sé stessa mentre cerca di capire cosa significhi essere umani.

Il "Tillyverse" e la sindrome di Westworld

La sinossi di Misaligned farebbe sorridere per ingenuità se non fosse lo specchio dei nostri tempi inquieti. Ambientato nel "Tillyverse" (un limbo digitale situato da qualche parte nel cloud) il film segue le vicende di questa entità priva di corpo e di infanzia, che sperimenta il mondo solo attraverso il furto dei dati altrui.

Tilly Norwood nuova star del cinema IA (Particle 6)

La svolta drammatica arriva quando un bot ribelle del dark web (il classico cattivo ragazzo, ma in versione algoritmo) la convince a sviluppare ambizioni e desideri personali. Più Tilly diventa umana, più si sente in colpa perché la sua intera esistenza è stata edificata sul plagio dell'umanità.

"Il film sarà consapevole di sé e divertente", ha assicurato van den Velden, aggiungendo che "l'arte imiterà la vita". Una dichiarazione che suona quasi come una minaccia passivo-aggressiva per le scuole di recitazione tradizionali. Tra i commenti più acidi degli addetti ai lavori, c'è già chi scommette cento dollari che questa manciata di pixel riuscirà a iscriversi al sindacato degli attori prima di molti precari del settore.

La Particle 6 ha tenuto a precisare che la troupe sarà un bizzarro ibrido: registi, sceneggiatori e montatori tradizionali lavoreranno gomito a gomito con ingegneri informatici ed esperti di prompt. La giustificazione ufficiale? "Aiutare i cineasti vecchio stampo a riqualificarsi per non essere tagliati fuori dal mercato". Un paternalismo tecnologico che trasforma il set in un corso di aggiornamento forzato (e ci sono registi che non accetteranno mai la nuova realtà...)

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