Le otto montagne, dove è stato girato il film: i luoghi spettacolari da visitare tra Valle d’Aosta e Nepal
Tra vallate alpine, antichi borghi e sentieri ai piedi del Monte Rosa, Le otto montagne trasforma i luoghi del romanzo di Paolo Cognetti in un viaggio cinematografico alla scoperta della natura più autentica. Ecco dove sono state girate le scene e quali località meritano una vacanza.
Nel film Le 8 montagne il paesaggio è davvero il protagonista. In questo film, diretto da Felix Van Groeningen e Charlotte Vandermeersch, la montagna infatti non è soltanto lo sfondo delle vicende di Pietro e Bruno, ma diventa una presenza viva, che influenza scelte, amicizie, solitudini e destini.
Tratto dall’omonimo romanzo di Paolo Cognetti, vincitore del Premio Strega nel 2017, il film ha conquistato la giuria del Festival di Cannes 2022, ottenendo il Premio della Giuria, e successivamente ha ricevuto quattro David di Donatello, compreso quello per il miglior film. Un successo nato anche dalla forza delle immagini: vallate incontaminate, alpeggi sospesi nel tempo e montagne maestose che invitano lo spettatore a scoprire luoghi reali, perfetti per una vacanza lontana dal turismo di massa.Il luogo simbolo del film è la Valle d’Aosta, in particolare la Val d’Ayas, una delle vallate più suggestive dell’arco alpino. Qui i registi hanno ricostruito il mondo raccontato da Cognetti, vivendo per lungo tempo nei territori scelti per le riprese per comprenderne atmosfere e ritmi.
La storia cinematografica comincia a Graines, piccolo villaggio del comune di Brusson, nella parte alta della Val d’Ayas. È proprio qui che il giovane Pietro, bambino torinese in vacanza con la madre, incontra Bruno, l’unico ragazzo rimasto in un paese quasi abbandonato. Graines è un luogo che conserva ancora oggi il fascino delle comunità alpine di un tempo: case in pietra, pascoli, silenzi interrotti soltanto dai rumori della natura. La costruzione utilizzata nel film come casa della famiglia di Pietro è la vecchia scuola del villaggio, oggi legata alla memoria storica locale.
Visitare Graines significa immergersi in una Valle d’Aosta vera, fatta di piccoli borghi, castelli medievali e sentieri panoramici. Poco distante si trova il suggestivo Castello di Graines, una fortificazione risalente al Medioevo costruita su uno sperone roccioso, da cui si gode una vista spettacolare sulla valle. Un altro territorio fondamentale per il film è Brusson, piccolo comune famoso per i suoi paesaggi naturali e per la tradizione legata alla vita rurale di montagna.Qui sono state girate alcune scene dell’infanzia dei protagonisti, compresa quella del vecchio mulino. Il paese rappresenta uno degli esempi più interessanti della cultura alpina valdostana: accanto alle attività turistiche legate allo sci e alle escursioni, conserva ancora testimonianze della civiltà contadina. Per chi desidera ripercorrere le atmosfere del film, una delle mete più emozionanti è la zona di Estoul, piccolo villaggio sopra Brusson. Da qui partono numerosi sentieri verso alpeggi e panorami dominati dal Monte Rosa.
Nel film l’alpeggio dove Bruno vive con lo zio si trova idealmente a Lavassey, a circa 2.000 metri di quota. Il luogo racconta uno stile di vita ormai raro, quello degli allevatori che trascorrono l’estate in alta montagna seguendo il ritmo delle stagioni. Estoul è oggi una meta ideale per escursionisti e amanti della natura: durante l’estate offre percorsi tra prati alpini, laghi e pascoli, mentre in inverno diventa un punto di riferimento per lo sci.
Tra le immagini più potenti del film ci sono inoltre quelle ambientate in alta quota, quando Pietro, Bruno e il padre Giovanni affrontano un’escursione verso il ghiacciaio. Le riprese hanno coinvolto il massiccio del Monte Rosa, una delle montagne più importanti delle Alpi e la seconda vetta più alta d’Europa dopo il Monte Bianco. In particolare, alcune sequenze sono state realizzate nella zona del colle Felik, ambiente caratterizzato da ghiacciai, creste rocciose e panorami che sembrano appartenere a un altro mondo.
Altre scene sono state girate al Pian di Verra, sopra Champoluc, una delle località più amate della Val d’Ayas. Questo altopiano alpino è un punto di partenza per numerosi itinerari e offre una vista privilegiata sulle grandi cime del Monte Rosa. Per una vacanza all’insegna del film, Champoluc rappresenta una scelta ideale: è un centro turistico storico della valle, con strutture ricettive, impianti di risalita e una rete di sentieri che permette di vivere la montagna in ogni stagione.
Se la montagna rappresenta il luogo delle radici e dell’identità, Torino nel film assume il ruolo della città da cui Pietro cerca continuamente di prendere le distanze. Le riprese hanno coinvolto diverse zone del capoluogo piemontese, tra locali del centro e aree urbane. La Torino raccontata dalla pellicola non è quella dei grandi monumenti turistici, ma una città quotidiana, fatta di lavoro, cambiamenti e continua ricerca personale.
Alcune scene sono state girate nel quartiere del Quadrilatero Romano, una delle zone più caratteristiche del centro storico torinese, oggi conosciuta per i suoi locali, le piazze raccolte e l’atmosfera vivace. La presenza della città crea un interessante contrasto con gli spazi aperti della montagna: da una parte il caos urbano, dall’altra il silenzio delle vette.
La parte finale del film conduce lo spettatore lontano dall’Italia, fino al Nepal, luogo fondamentale nella crescita interiore di Pietro. Il viaggio nel Paese himalayano rappresenta la ricerca di un equilibrio diverso e richiama il significato simbolico delle otto montagne citate nel film: secondo una tradizione buddhista, intorno al monte Meru, la montagna centrale dell’universo, esistono otto montagne e otto mari. Il Nepal diventa quindi il luogo della scoperta e della trasformazione, contrapposto alla montagna valdostana che invece rappresenta le radici, l’amicizia e il legame con il passato.
La storia segue l’amicizia tra Pietro e Bruno, due bambini molto diversi che si incontrano durante un’estate in Val d’Ayas negli anni Ottanta. Pietro arriva dalla città, mentre Bruno appartiene completamente al mondo della montagna. Crescendo, le loro strade si separano: Pietro viaggia, cerca la propria identità e si allontana dalle montagne; Bruno invece rimane legato alla sua terra, costruendo la propria vita tra alpeggi e tradizioni. Da adulti i due si ritrovano e cercano di recuperare quel rapporto speciale nato da bambini, affrontando però ferite personali e scelte difficili. Nel cast troviamo Luca Marinelli nei panni di Pietro e Alessandro Borghi nel ruolo di Bruno. Con loro anche Filippo Timi nei panni del padre di Pietro e Elena Lietti nel ruolo della madre.
Seguire i luoghi de Le otto montagne significa scegliere un turismo lento, fatto di camminate, piccoli borghi e incontri con una cultura alpina ancora autentica. La Val d’Ayas offre tutto ciò che il film racconta: montagne imponenti, sentieri panoramici, tradizioni agricole e paesi dove il tempo sembra scorrere più lentamente. Non è soltanto una destinazione per gli appassionati di trekking, ma un luogo dove ritrovare il rapporto profondo tra uomo e natura che è il vero cuore della pellicola.