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Leonardo DiCaprio e un'apocalisse che diventa show, in questo film di Adam McKay su Netflix

Su Netflix, una satira feroce su negazionismo, potere e media che trasforma la fine del mondo in uno specchio della società contemporanea.

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Adam McKay ha dimostrato più volte di saper orchestrare il delicato equilibrio tra commedia e dramma. Dopo The Big Short e Vice, il regista si immerge nel territorio della satira con Don't Look Up, disponibile su Netflix, un film che rappresenta il disastro cinematografico per eccellenza: ambizioso nell'esecuzione, chirurgico nei tempi, e terribilmente attuale nel suo messaggio. Quello che colpisce è come McKay riesca a trasformare anche i momenti più esilaranti in sequenze inquietanti, creando un parallelo con la realtà che lascia lo spettatore sospeso tra la risata nervosa e l'angoscia esistenziale. Il dottor Randall Mindy, interpretato da Leonardo DiCaprio, e la sua studentessa di dottorato Kate Dibiasky, con il volto di Jennifer Lawrence, scoprono una cometa in rotta di collisione con la Terra. L'impatto è previsto tra sei mesi. Dopo aver verificato i calcoli più volte, portano immediatamente le informazioni alla NASA e all'Ufficio di Coordinamento della Difesa Planetaria, guidato dal dottor Clayton Oglethorpe, prima di ottenere un'udienza con la presidente Janie Orlean, interpretata magistralmente da Meryl Streep, e il suo Capo di Gabinetto Jason Orlean, suo figlio incompetente affidato a Jonah Hill.

Quello che dovrebbe essere un momento di mobilitazione globale si trasforma invece in un incubo kafkiano. Quando agli scienziati viene affidato il compito di comunicare la notizia al mondo, rimangono sgomenti e profondamente turbati dalla reazione generale: nessuno tratta l'informazione con la serietà che merita. È qui che Don't Look Up mostra tutta la sua forza narrativa, trasformando una storia di fantascienza in uno specchio impietoso della società contemporanea. McKay dimostra un'intelligenza rara nel gestire i molteplici temi del film. La pellicola mette in scena il meglio e il peggio dell'umanità: quanto possiamo essere brillanti eppure simultaneamente ridicoli, dannosi e indifferenti. C'è un senso di disagio profondo che permea anche le scene più comiche, con la natura farsesca della narrazione che non oscura mai il caos desolante che i personaggi devono affrontare. Il regista prende di mira senza pietà lo stato del governo statunitense, il sistema, l'opinione pubblica e i media, capitalizzando sul modo in cui le persone consumano, filtrano e percepiscono le notizie, indipendentemente da quanto siano fattuali.

Il film è costellato di momenti esilaranti, incluso un gag ricorrente su un funzionario governativo che mente spudoratamente su articoli gratuiti. Ma Don't Look Up è anche commovente, capace di scatenare una pletora di emozioni che spaziano dal terrore apocalittico alla gioia senza freni. È un gioco di equilibri che McKay gestisce con maestria, senza mai soffermarsi su un elemento più del necessario. Permette allo spettatore di comprendere la gravità della situazione, una metafora degli effetti catastrofici del cambiamento climatico e della pandemia di COVID-19, mostrando quanto velocemente le cose possano degenerare quando le persone sono ossessionate dall'immagine, dal potere, dalle politiche e dal denaro. La satira di Don't Look Up è potente e incendiaria nelle sue critiche. È contemporaneamente comica e devastante nella sua precisione. Il film non si tira indietro nel mostrare come anche coloro con le migliori intenzioni possano essere influenzati quando si avvicinano a qualsiasi forma di potere e attenzione.

È facile perdere di vista ciò che è davvero importante, anche solo per un momento, quando si viene catapultati sotto i riflettori e il proprio senso di importanza viene amplificato. McKay affronta temi pesanti come l'esistenza, la paura e la frivolezza con classe e un'ironia tagliente, senza mai perdere il ritmo. Gli spettatori usciranno dalla visione di Don't Look Up sentendosi intrattenuti ma anche profondamente preoccupati per lo stato del mondo e la risposta alle catastrofi. La maggior parte dei film tratta la fine del mondo con la gravità che merita, ma la sceneggiatura di McKay porta leggerezza e tocchi di realismo che rendono tutto più straziante e intrigante da guardare. Il regista inserisce sapientemente scene di vita sulla Terra: piccole cose quotidiane come animali che camminano, persone che si riuniscono per socializzare, una farfalla che si muove tra fili d'erba. Sono momenti che fanno apprezzare la vita e la sua bellezza fugace, creando un contrasto potente con l'imminente apocalisse. Questi intermezzi funzionano come promemoria visivi di ciò che è realmente in gioco, elevando ulteriormente la posta emotiva del film.

Le performance del cast amplificano un film già solido. Leonardo DiCaprio nei panni di uno scienziato ansioso e poco abituato ai riflettori è una delizia, e l'attore si cala nel ruolo senza esagerare. La traiettoria del suo personaggio ha senso considerando la sua storia personale, e DiCaprio viene spesso messo in situazioni in cui Randall è come un pesce fuor d'acqua, cosa che l'attore sfrutta attraverso una dimostrazione di disagio fisico credibile e toccante. Jennifer Lawrence interpreta Kate come la bussola morale della storia, affrontando le sue scene con un mix di ferocia e incredulità di fronte al comportamento altrui. Don't Look Up è una visione profondamente inquietante eppure oscuramente umoristica. Ha la giusta dose di comicità e entusiasmo senza perdere di vista il messaggio o la tensione che ribolle sotto la superficie. I vari elementi del film lavorano insieme per intrattenere e allo stesso tempo offrire un commento incisivo senza risultare condiscendente verso il pubblico. È un risultato impressionante, considerando che il film ha diverse opportunità di imboccare strade diverse, ma non si svia mai. Al contrario, aggiunge strati alla sua storia a ogni svolta.

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