L’ex compagna di Elon Musk rompe il silenzio a Venezia 83: 40 milioni di dollari non sono bastati a fermarla
Ashley St. Clair accusa Elon Musk a Venezia 83: sostiene di aver rifiutato 40 milioni di dollari in cambio del suo silenzio.
Quaranta milioni di dollari per restare in silenzio. È questa la cifra che Ashley St. Clair sostiene le sarebbe stata offerta per firmare un accordo di riservatezza dopo la fine della sua relazione con Elon Musk. Una proposta che l'ex influencer conservatrice americana avrebbe però deciso di rifiutare, scegliendo invece di raccontare la propria versione dei fatti davanti alle telecamere. La rivelazione è arrivata a Venezia 83, dove St. Clair ha partecipato alla presentazione di Musk, il nuovo e monumentale documentario di Alex Gibney dedicato a una delle figure più potenti e controverse della tecnologia contemporanea.
Secondo la sua ricostruzione, l'accordo avrebbe previsto una somma iniziale e successivi pagamenti mensili, arrivando complessivamente a circa 40 milioni di dollari. St. Clair aveva già parlato pubblicamente della presunta proposta nei mesi scorsi, sostenendo che fosse collegata alla firma di un accordo di non divulgazione. A Venezia ha inoltre affermato che la proposta sarebbe passata attraverso Jared Birchall, storico collaboratore e gestore degli affari di Musk. Si tratta, è bene sottolinearlo, della versione fornita dalla stessa St. Clair e non di una circostanza verificata in maniera indipendente.
La sua testimonianza assume un peso particolare all'interno di Musk proprio perché, secondo Gibney, trovare persone disposte a parlare apertamente del miliardario sarebbe stato tutt'altro che semplice. Il regista premio Oscar ha raccontato di essersi imbattuto durante la lavorazione in una fortissima paura di esporsi, non soltanto tra i critici di Musk, ma persino tra persone che avevano lavorato con lui o che lo conoscevano personalmente.
Gibney ha scelto inoltre di non limitarsi alla carriera dell'imprenditore. Musk entra anche nella sua sfera privata attraverso numerose testimonianze: oltre a St. Clair compaiono infatti la prima moglie Justine Musk, il cofondatore di Tesla Martin Eberhard, la giornalista Kara Swisher, Zoë Schiffer e Geoffrey Hinton. La stessa Biennale descrive il documentario come uno sguardo dietro il mito costruito intorno all'imprenditore.
Musk non ha partecipato direttamente alla realizzazione del film e ha rifiutato di concedere un'intervista a Gibney. Prima ancora della presentazione a Venezia aveva già attaccato pubblicamente il progetto, accusando il regista di voler realizzare un'opera costruita per danneggiarlo. La risposta di Gibney è arrivata direttamente dal Lido. Il regista sostiene di aver seguito documenti e testimonianze per interrogarsi soprattutto su come una singola persona sia riuscita ad accumulare un potere tanto grande, arrivando a influenzare tecnologia, comunicazione e politica.