L'horror su Netflix che segue la formula vincente di Final Destination, sta per lasciare la piattaforma
Tarot ha copiato la formula di Final Destination e triplicato il budget. Il successo horror del 2024 conferma l'appetito del pubblico per il ritorno del franchise nel 2025.
Nel panorama cinematografico horror del 2024, pochi avrebbero scommesso su Tarot - La profezia del male. Eppure questo film, uscito nelle sale a maggio con recensioni devastanti e un'accoglienza critica tra le più fredde dell'anno, ha compiuto quella che nel gergo hollywoodiano si chiama una piccola magia: trasformare un budget ridottissimo in un successo commerciale inaspettato. Con soli 10 milioni di dollari investiti, Tarot ha incassato quasi 30 milioni al botteghino globale, diventando uno dei casi più interessanti da analizzare per chi studia le dinamiche del cinema di genere. Il film sarà disponibile su Netflix fino al prossimo 29 luglio.
La storia segue un gruppo di adolescenti in vacanza in una villa isolata decide di consultare un mazzo di tarocchi maledetto. Carta dopo carta, i ragazzi scoprono che le loro letture non erano semplici predizioni, ma vere e proprie condanne a morte. Uno dopo l'altro, i protagonisti vengono eliminati in circostanze sempre più grottesche e surreali, che richiamano simbolicamente le carte estratte durante quella fatidica seduta notturna. Numerosi critici e appassionati hanno immediatamente notato la somiglianza stretta con Final Destination, il franchise horror che tra il 2000 e il 2011 ha terrorizzato e intrattenuto milioni di spettatori con la sua formula distintiva: un gruppo di giovani sopravvive miracolosamente a una catastrofe, ma la Morte non accetta di essere stata beffata e torna a reclamare le sue vittime attraverso una serie di incidenti sempre più elaborati e macabri.Tarot prende in prestito proprio questa struttura narrativa, sostituendo la premonizione iniziale con la lettura dei tarocchi e aggiungendo qualche creatura mostruosa ispirata alle carte del mazzo per condire il tutto. Ma il cuore pulsante rimane identico: morti che sembrano incidenti elaborati, un gruppo che si assottiglia progressivamente, il tentativo disperato di spezzare la maledizione prima che sia troppo tardi. La differenza fondamentale sta nell'esecuzione visiva.
Mentre Final Destination puntava su un realismo quasi ingegneristico nelle sue sequenze mortali, costruendo trappole letali attraverso reazioni a catena di oggetti quotidiani, Tarot introduce elementi soprannaturali più espliciti, con entità legate agli arcani che perseguitano attivamente le vittime. È un approccio leggermente diverso, ma il DNA del franchise originale resta inconfondibile. Tarot ha dimostrato che esiste ancora un pubblico affamato di questo specifico sottogenere: morti elaborate, tensione costruita attraverso coincidenze e incidenti apparentemente casuali, la sensazione angosciante che il destino sia una forza ineludibile.
È una nicchia che sembrava esaurita, ma che evidentemente attendeva solo il momento giusto per tornare. Il successo del film suggerisce che il pubblico sia disposto a perdonare anche una certa prevedibilità della formula, purché l'esecuzione sia sufficientemente spettacolare e le morti abbastanza inventive da giustificare il prezzo del biglietto. Non si tratta di cinema d'autore né di rivoluzionare il genere: si tratta di offrire un'esperienza viscerale, quasi da montagne russe, dove lo spettatore sa cosa aspettarsi ma vuole comunque vedere come verrà confezionato.