Liam Neeson vendica il figlio, in questo film che divide critica e pubblico su Prime Video
Analisi del thriller d'azione sulla neve che mescola vendetta e commedia nera. Scopri perché divide critica e pubblico.
Quando Liam Neeson sale su uno spazzaneve invece che su un aereo per Parigi, qualcosa cambia. Cold Pursuit - Un uomo tranquillo, uscito nelle sale statunitensi nel febbraio 2019 e disponibile su Prime Video, rappresenta un tentativo ambizioso di sovvertire la formula action che ha reso l'attore irlandese un'icona del genere nell'ultimo decennio. Diretto da Hans Petter Moland, lo stesso regista del film norvegese originale In Order of Disappearance da cui è tratto, questo thriller cerca di mescolare violenza brutale e commedia nera in un cocktail che strizza l'occhio ai fratelli Coen e a Quentin Tarantino. Il risultato è un prodotto divisivo, capace di intrattenere ma anche di perdere coesione narrativa nelle sue ambizioni più grandi. Con un rating di 5 su 10 secondo alcune recensioni e un 8.0 secondo altre metriche, Cold Pursuit si posiziona esattamente nel mezzo della filmografia action di Neeson: né un disastro né un capolavoro, ma un esperimento interessante che non sempre raggiunge i suoi obiettivi.
Ed è proprio qui che Cold Pursuit mostra le sue crepe strutturali. Il regista e lo sceneggiatore Frank Baldwin fanno il passo più lungo della gamba, trasformando quello che avrebbe potuto essere un revenge thriller focalizzato in un affresco corale che fatica a mantenere la coerenza. La storia di Nels viene messa in secondo piano per dare spazio alle dinamiche tra cartelli rivali, rallentando il ritmo e diluendo l'impatto emotivo della vendetta paterna. Il problema principale risiede nella mancanza di costruzione emotiva. Laura Dern, nel ruolo della moglie Grace, e Micheál Richardson, che interpreta il figlio Kyle, sono sprecati in ruoli minimali che esistono più come dispositivi narrativi che come personaggi reali. Vediamo Kyle per pochi minuti prima della sua morte, insufficienti per creare un legame con lo spettatore. Quando Nels inizia la sua crociata di sangue, dovremmo sentire il peso del lutto paterno, ma invece assistiamo a un esercizio di violenza che manca di vera profondità drammatica.
Questo contrasta nettamente con film come il John Wick originale, dove la costruzione del mondo e il rapporto con il cane ucciso davano peso emotivo a ogni proiettile sparato. In Cold Pursuit, la trasformazione di Nels da operaio pacifico a killer spietato avviene troppo rapidamente, senza quella gradualità psicologica che renderebbe credibile l'evoluzione del personaggio. Eppure, nonostante questi difetti strutturali, il film ha i suoi momenti di efficacia. Moland riesce nell'intento di iniettare umorismo nero nella narrazione, creando un tono distintivo che separa Cold Pursuit dalla massa di action thriller generici. I dialoghi hanno sprazzi di brillantezza, come quando un personaggio secondario afferma che Steve Jobs sarebbe geloso della sua grande idea. Questi tocchi di ironia macabra funzionano più spesso di quanto falliscano, dando al film una personalità riconoscibile.
Cold Pursuit si colloca quindi in una posizione mediana nella carriera action di Neeson post-Taken. Non raggiunge le vette del capostipite della serie né sprofonda nei bassifondi di alcuni suoi sequel o film action minori. È un prodotto che intrattiene, specialmente per chi apprezza il mix di violenza e dark comedy, ma che non lascia un'impressione duratura. Per gli appassionati del genere o i fan sfegatati di Liam Neeson, offre abbastanza elementi di interesse da giustificare una visione. La fotografia delle ambientazioni innevate crea un'atmosfera particolare, le sequenze d'azione sono ben coreografate e il tono distintivo lo separa dalla massa di thriller action indistinguibili che saturano il mercato.