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Liam Neeson vendica il figlio, in questo film che divide critica e pubblico su Prime Video

Analisi del thriller d'azione sulla neve che mescola vendetta e commedia nera. Scopri perché divide critica e pubblico.

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Quando Liam Neeson sale su uno spazzaneve invece che su un aereo per Parigi, qualcosa cambia. Cold Pursuit - Un uomo tranquillo, uscito nelle sale statunitensi nel febbraio 2019 e disponibile su Prime Video, rappresenta un tentativo ambizioso di sovvertire la formula action che ha reso l'attore irlandese un'icona del genere nell'ultimo decennio. Diretto da Hans Petter Moland, lo stesso regista del film norvegese originale In Order of Disappearance da cui è tratto, questo thriller cerca di mescolare violenza brutale e commedia nera in un cocktail che strizza l'occhio ai fratelli Coen e a Quentin Tarantino. Il risultato è un prodotto divisivo, capace di intrattenere ma anche di perdere coesione narrativa nelle sue ambizioni più grandi. Con un rating di 5 su 10 secondo alcune recensioni e un 8.0 secondo altre metriche, Cold Pursuit si posiziona esattamente nel mezzo della filmografia action di Neeson: né un disastro né un capolavoro, ma un esperimento interessante che non sempre raggiunge i suoi obiettivi.

La trama è apparentemente semplice. Nels Coxman, interpretato da Neeson, è un umile operatore di spazzaneve nella piccola città montana di Kehoe. La sua dedizione nel mantenere le strade libere dalla neve gli vale il titolo di Cittadino dell'Anno. Ma la cerimonia di premiazione diventa l'ultimo momento di normalità prima della tragedia: suo figlio Kyle viene rapito e ucciso da membri di un cartello della droga guidato dal sadico Trevor "Viking" Calcote, interpretato con spaventosa efficacia da Tom Bateman. Quello che segue è una spirale di vendetta metodica. Nels, trasformatosi improvvisamente da operaio comunale a giustiziere, inizia a risalire la catena di comando del cartello, eliminando un membro dopo l'altro con crescente brutalità. Ma il film non si limita a seguire il percorso del protagonista: Moland espande la narrazione includendo una guerra territoriale tra il cartello di Viking e l'organizzazione rivale guidata dall'indiano White Bull, interpretato da Tom Jackson.

Ed è proprio qui che Cold Pursuit mostra le sue crepe strutturali. Il regista e lo sceneggiatore Frank Baldwin fanno il passo più lungo della gamba, trasformando quello che avrebbe potuto essere un revenge thriller focalizzato in un affresco corale che fatica a mantenere la coerenza. La storia di Nels viene messa in secondo piano per dare spazio alle dinamiche tra cartelli rivali, rallentando il ritmo e diluendo l'impatto emotivo della vendetta paterna. Il problema principale risiede nella mancanza di costruzione emotiva. Laura Dern, nel ruolo della moglie Grace, e Micheál Richardson, che interpreta il figlio Kyle, sono sprecati in ruoli minimali che esistono più come dispositivi narrativi che come personaggi reali. Vediamo Kyle per pochi minuti prima della sua morte, insufficienti per creare un legame con lo spettatore. Quando Nels inizia la sua crociata di sangue, dovremmo sentire il peso del lutto paterno, ma invece assistiamo a un esercizio di violenza che manca di vera profondità drammatica.

Questo contrasta nettamente con film come il John Wick originale, dove la costruzione del mondo e il rapporto con il cane ucciso davano peso emotivo a ogni proiettile sparato. In Cold Pursuit, la trasformazione di Nels da operaio pacifico a killer spietato avviene troppo rapidamente, senza quella gradualità psicologica che renderebbe credibile l'evoluzione del personaggio. Eppure, nonostante questi difetti strutturali, il film ha i suoi momenti di efficacia. Moland riesce nell'intento di iniettare umorismo nero nella narrazione, creando un tono distintivo che separa Cold Pursuit dalla massa di action thriller generici. I dialoghi hanno sprazzi di brillantezza, come quando un personaggio secondario afferma che Steve Jobs sarebbe geloso della sua grande idea. Questi tocchi di ironia macabra funzionano più spesso di quanto falliscano, dando al film una personalità riconoscibile.

Il vero standout del cast è Tom Bateman nel ruolo di Viking. Il suo villain è visceralmente detestabile: arrogante, sadico, ossessionato dal controllo maniacale di ogni dettaglio della sua vita. Bateman incarna perfettamente questa smargiassata viziosa in modo che si adatta al tono del film. Non sarà ricordato tra i grandi antagonisti cinematografici del 2019, ma all'interno dell'ecosistema di Cold Pursuit funziona egregiamente. Un dettaglio interessante è che Cold Pursuit è il remake di un film norvegese diretto dallo stesso Moland, In Order of Disappearance. Questa doppia paternità crea una situazione curiosa: il regista che rifà il proprio film in un contesto culturale diverso. L'ambientazione innevata delle montagne americane sostituisce quella norvegese, ma l'approccio stilistico rimane coerente con l'originale, mantenendo quel peculiare equilibrio nordico tra violenza grafica e umorismo glaciale.

Cold Pursuit si colloca quindi in una posizione mediana nella carriera action di Neeson post-Taken. Non raggiunge le vette del capostipite della serie né sprofonda nei bassifondi di alcuni suoi sequel o film action minori. È un prodotto che intrattiene, specialmente per chi apprezza il mix di violenza e dark comedy, ma che non lascia un'impressione duratura. Per gli appassionati del genere o i fan sfegatati di Liam Neeson, offre abbastanza elementi di interesse da giustificare una visione. La fotografia delle ambientazioni innevate crea un'atmosfera particolare, le sequenze d'azione sono ben coreografate e il tono distintivo lo separa dalla massa di thriller action indistinguibili che saturano il mercato.

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