Maggie Smith nella serie su Prime Video ha detto la più bella bugia sulla classe sociale britannica
Cosa ci mancherà della serie su prime Video che ha conquistato il mondo con la sua visione fantasiosa dell'Inghilterra aristocratica.
Il 26 dicembre 2015, con lo speciale natalizio, Downton Abbey, disponibile su Prime Video, ha chiuso definitivamente i battenti. Julian Fellowes ha deciso di non resistere fino all'ultimo. Matrimoni, nascite, nuovi lavori, vecchie rivalità risolte e un commovente Auld Lang Syne per sigillare sei stagioni di un fenomeno televisivo che ha diviso la critica ma conquistato il mondo. L'ultima puntata si è concentrata sulla risoluzione della grande rivalità che ha attraversato l'intera serie: quella tra lady Mary di Michelle Dockery e lady Edith di Laura Carmichael. Una cena al Ritz ha fatto da teatro alla riconciliazione. Lady Mary ha orchestrato un incontro strategico tra Edith e Bertie, il settimo marchese di Hexham, permettendo finalmente alla sorella minore di sfuggire al destino di grande zitella di Downton. Il matrimonio di Capodanno era ormai deciso, con il pratico vantaggio di risparmiare sulle decorazioni e di evitare un'ulteriore scena di festa da girare.
Bates e Anna hanno ottenuto il loro lieto fine: un bambino nato a Capodanno, con lady Mary che per una volta aiuta Anna a togliersi le scarpe e la mette a letto. Un ribaltamento di ruoli che non è passato inosservato. La contessa Violet di Maggie Smith ha continuato a essere il personaggio più arguto e brillante, intervenendo per aiutare Isobel Crawley a respingere la cattiva nuora di Dickie Merton con la sua filosofia pragmatica: "Se la ragione fallisce, prova la forza". Lady Rose è tornata per aumentare il fattore glamour, con Lily James in un cameo presumibilmente girato prima del suo ruolo da protagonista in Guerra e Pace della BBC. Dopo tutti questi anni, rimane difficile definire con precisione cosa sia davvero Downton Abbey. I critici britannici si sono sorpresi di vederla nominata ancora una volta agli Emmy Awards americani del 2015 come miglior drama, unica produzione britannica in lizza insieme a Game of Thrones, Orange Is the New Black e Mad Men.
Eppure è stato un autentico blockbuster internazionale, allo stesso livello di Doctor Who e Top Gear in termini di appeal britannico che riesce a sfondare nel mondo. In patria, lo show è sempre apparso come una pantomima posh, una visione fantasiosa di una Gran Bretagna che non è mai davvero esistita, dove tutti, dalla cameriera al secondo valletto, sono felici della loro condizione perché le persone al vertice sono delle persone per bene. È diventato anche un luogo dove sia il personale che lavora duramente al piano inferiore sia i nobili in abiti da sera al piano superiore sono stati dotati di un peculiare senso di preveggenza, una consapevolezza tangibile del loro posto nella storia e di come "le cose" non saranno mai più le stesse una volta spariti dallo schermo. È certamente il più puro dei drammi domenicali che abbiamo avuto negli ultimi anni.