Questo slasher finlandese su Prime Video incontra un delitto mai risolto (con un plot-twist inaspettato)
Su Prime Video, lo slasher finlandese che trasforma il triplice omicidio irrisolto del 1960 in un thriller meta-narrativo intenso e imprevedibile.
Ci sono crimini che non si dimenticano. Delitti che, rimasti senza soluzione, si trasformano in qualcosa di più grande della somma dei loro orribili dettagli: diventano leggende urbane, ossessioni collettive, materia prima per l'immaginario popolare. Jack lo Squartatore, lo Zodiac, il Mostro di Firenze. Ogni paese ha i suoi fantasmi irrisolti che continuano a popolare conversazioni, documentari, teorie del complotto. In Finlandia, quel fantasma si chiama Lake Bodom. Era il 1960 quando tre adolescenti furono trovati massacrati a colpi di coltello e percosse all'interno della loro tenda, sulle rive del lago Bodom. Un quarto ragazzo sopravvisse alle ferite, ma senza alcun ricordo dell'accaduto. Nei decenni successivi, il caso ha continuato a tormentare la coscienza finlandese, riemergendo ciclicamente nei media e persino nei tribunali, quando nel 2004 l'unico sopravvissuto venne processato come sospettato. Assolto, il mistero rimase tale. E come tutti i grandi misteri irrisolti, ha finito per acquisire quello status mitologico che trasforma la cronaca nera in leggenda.
Con loro ci sono Atte (Santeri Helinheimo Mäntylä), ossessionato dal risolvere i famosi omicidi, ed Elias (Mikael Gabriel), più interessato alle dinamiche adolescenziali che ai cold case. Mustonen dedica la prima metà del film a costruire tensione con una maestria che sorprende. In un'epoca in cui lo slasher è stato decostruito, parodiato e reinventato fino allo sfinimento, riuscire ancora a far funzionare i meccanismi classici del genere è un'impresa. Eppure il regista finlandese sa esattamente come dosare i tempi, come dilatare quei momenti prima del sangue per spremerne ogni goccia di suspense. Non è solo merito della sceneggiatura: la fotografia di Daniel Lindholm gioca un ruolo fondamentale, immergendo lo spettatore nell'oscurità inchiostro di una notte in campeggio senza mai rendere l'immagine grigia o piatta. Ogni inquadratura respira, vive di contrasti tra il buio minaccioso e le rare fonti di luce che diventano fari di (falsa) sicurezza.
E poi arriva il momento in cui Lake Bodom ribalta il tavolo. Senza entrare nel territorio dello spoiler, è sufficiente dire che il film si trasforma in qualcosa di più complesso e ambizioso di un semplice slasher. La narrazione prende una piega inaspettata attraverso una serie di colpi di scena che mantengono lo spettatore sul filo del rasoio fino all'ultimo fotogramma. Certo, per chi ha familiarità con il genere horror degli ultimi vent'anni, alcuni elementi potrebbero evocare echi di altri film sovversivi, ma Mustonen riesce comunque a mantenere un livello di impredicibilità che impedisce di rilassarsi. Questa scelta di moltiplicare i twist ha però un costo. Con una durata di appena 85 minuti, il film non sempre riesce a gestire tutte le curve narrative senza qualche strappo. L'integrità strutturale complessiva regge, e il film offre una rilettura intelligente dei classici del genere slasher, ma ci sono momenti in cui l'esposizione diventa goffa, e altri in cui si ha appena il tempo di metabolizzare un rovesciamento prima che arrivi il successivo. È come essere su un ottovolante che accelera troppo nelle curve: emozionante, ma occasionalmente disorientante.