Questo action anni '90 su prime Video con Robert De Niro è un cult ingiustamente dimenticato
Questo film con De Niro è un capolavoro action degli anni '90 da riscoprire. Thriller diretto da John Frankenheimer con inseguimenti reali e trama complessa.
Quando uscì nelle sale nel 1998, Ronin, disponibile su Prime Video, passò quasi inosservato. Un successo modesto al botteghino, recensioni tiepide, nessun clamore particolare. Eppure, a distanza di oltre vent'anni, questo thriller d'azione diretto da John Frankenheimer merita di essere riscoperto come uno dei gioielli nascosti del cinema action degli anni Novanta. Un film che ha invecchiato magnificamente, anzi: è migliorato con il tempo, come certi vini pregiati che solo i veri intenditori sanno apprezzare. La storia è semplice nella premessa ma labirintica nell'esecuzione. Robert De Niro interpreta Sam, un ex agente dei servizi segreti che viene reclutato insieme ad altri professionisti senza bandiera per recuperare una misteriosa valigetta. Non sanno cosa contenga, non gli interessa saperlo. Sono mercenari, ronin moderni, guerrieri senza padrone che vagano di missione in missione. Ed è proprio questo concetto, spiegato magnificamente nei titoli di testa del film, a dare il tono a tutto ciò che seguirà.
Ma il cuore pulsante del film non batte solo per De Niro. Al suo fianco c'è Jean Reno nel ruolo di Vincent, un francese altrettanto capace e letale. Tra Sam e Vincent si sviluppa un rapporto di rispetto reciproco che trascende la natura mercenaria della loro collaborazione. Si salvano la vita a vicenda, si coprono le spalle, si capiscono con uno sguardo. È una bromance ante litteram costruita non su battute o sentimentalismi, ma su competenza e fiducia guadagnate sotto il fuoco. Viene spontaneo pensare: quanto sarebbe stato bello vedere questi due in altri film insieme. Il cast di supporto non è da meno. Sean Bean interpreta Spence, un membro del team che si rivela rapidamente fuori dalla sua lega, in una delle sue tante morti cinematografiche che ne hanno fatto una leggenda vivente del "personaggio che muore sempre". Stellan Skarsgård è glaciale e minaccioso come antagonista, mentre Jonathan Pryce porta in scena un criminale irlandese con la giusta dose di ambiguità. Natascha McElhone completa il quadro come Deirdre, la donna che ha messo insieme la squadra e che nasconde i suoi segreti.
La trama di Ronin è volutamente densa, quasi ostica. Non è il classico film d'azione che ti prende per mano e ti spiega tutto. Le alleanze cambiano, i doppi giochi si moltiplicano, le motivazioni restano opache. C'è un "uomo sulla sedia a rotelle" che viene menzionato più volte ma mai mostrato o spiegato davvero. Chi è? Un intermediario, un boss, un fantasma? Il film non lo dice, e non gliene importa. Questa ambiguità non è un difetto, è una scelta stilistica che rende il mondo di Ronin più credibile, più vissuto. Non tutto deve essere spiegato allo spettatore come se fosse un bambino. E poi c'è lei: la valigetta. Un MacGuffin nel senso più puro del termine, un oggetto di desiderio che muove l'intera trama senza mai rivelare il suo contenuto. I personaggi chiedono continuamente cosa ci sia dentro, e la risposta è sempre la stessa: non importa. È un espediente narrativo vecchio quanto il cinema stesso, reso famoso da Alfred Hitchcock, e Ronin lo abbraccia con consapevolezza quasi meta-cinematografica. Cosa c'è nella valigetta? Non lo saprai mai, e va bene così.
Forse nel 1998 il pubblico non era pronto, distratto dai blockbuster più appariscenti. Ma oggi, nell'era dei franchise supereroistici dove tutto è spiegato e masticato, Ronin brilla per la sua eleganza, la sua complessità, il suo rifiuto di scendere a compromessi. È un promemoria di quanto potesse essere sofisticato il cinema d'azione quando nelle mani giuste. Un capolavoro dimenticato che aspetta solo di essere riscoperto.