FILM

Margaret Qualley e Demi Moore approdano su RaiPlay, con il body horror vincitore a Cannes nel 2024

Il body horror di Coralie Fargeat premiato a Cannes 2024. Analisi del film che denuncia l'ossessione per la giovinezza eterna.

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C'è un film che ha fatto parlare il cinema internazionale con un'intensità che si vede raramente. The Substance, secondo lungometraggio della regista francese Coralie Fargeat, non è semplicemente un horror: è un manifesto viscerale contro l'ossessione contemporanea per la giovinezza eterna, un body horror che attinge da Cronenberg ma parla con una voce femminista inconfondibile. Presentato in concorso al Festival di Cannes 2024, dove ha conquistato il premio per la miglior sceneggiatura, il film è approdato su RaiPlay con un bagaglio di polemiche, elogi sperticati e una domanda che aleggia su tutto: fino a dove si può spingere il cinema nel mostrare la degradazione del corpo femminile quando è proprio questo il punto della denuncia?

Elisabeth Sparkle, interpretata da una Demi Moore che a 61 anni ha accettato di mettersi a nudo in tutti i sensi, è un'attrice hollywoodiana caduta nell'oblio. Dopo una carriera brillante, si ritrova a condurre un programma di aerobica televisivo, l'ultimo brandello di visibilità che le resta. Ma quando viene licenziata perché considerata troppo vecchia, troppo "fuori target" per gli standard spietati dell'industria dello spettacolo, Elisabeth si imbatte in un'offerta che sembra uscita da un incubo: un siero sperimentale chiamato "la sostanza" che promette di restituirle giovinezza e fascino. La realtà, naturalmente, è molto più complessa e orrifica. Il siero non ringiovanisce Elisabeth: ne genera una versione alternativa, Sue, interpretata dalla 29enne Margaret Qualley. Una partenogenesi innaturale che crea un altro corpo, più giovane, più perfetto, più desiderabile secondo i canoni estetici imperanti.

Le regole sono chiare: le due donne devono alternarsi settimanalmente, una settimana Elisabeth rimane attiva mentre Sue è ibernata, la settimana successiva i ruoli si invertono. Un equilibrio che sembra semplice da mantenere, quasi scientifico nella sua precisione. Ma quando Sue inizia a violare questo patto, restando "in vita" oltre il tempo consentito, prosciugando letteralmente la linfa vitale di Elisabeth, l'equilibrio si spezza e il film precipita in un vortice di body horror splatter che non risparmia nulla allo spettatore. Coralie Fargeat, dopo l'esordio con Revenge nel 2017, un thriller di vendetta che aveva già mostrato la sua capacità di maneggiare violenza e femminismo senza cedere alla retorica, torna al genere con una sicurezza autoriale maturata. The Substance è il suo primo film in lingua inglese, una scelta non casuale che le permette di dialogare direttamente con Hollywood, proprio il sistema che sta mettendo alla gogna.

La regista attinge a piene mani dal cinema di David Cronenberg, dalla sua capacità di trasformare il corpo in un campo di battaglia dove si combattono le ansie più profonde della società. Ma se Cronenberg ha sempre mantenuto un certo distacco clinico, quasi da entomologo che osserva le sue creature con curiosità scientifica, Fargeat ci mette dentro rabbia, ironia, e una dose massiccia di sangue. È proprio questa capacità di alternare repulsione e ilarità che rende The Substance un'esperienza cinematografica unica. Non è facile far ridere e disgustare contemporaneamente lo spettatore, eppure Fargeat ci riesce, creando un cortocircuito emotivo che costringe a interrogarsi su cosa stiamo davvero guardando e perché ci fa sentire così a disagio.

Al centro di tutto c'è Demi Moore, che con questo ruolo compie un gesto di coraggio artistico raro. L'attrice, icona degli anni Novanta, sex symbol di Ghost e Proposta indecente, accetta di mostrarsi in scene di nudo frontale, di esporre il suo corpo 61enne allo sguardo della macchina da presa senza filtri. Non è esibizionismo né masochismo: è una scelta politica. Moore incarna letteralmente il tema del film, prestando il suo corpo per denunciare l'ossessione della società per corpi giovani, tonici, eternamente desiderabili. La sua performance è tanto fisica quanto emotiva, capace di trasmettere la disperazione di chi vede sfuggire la propria identità insieme alla propria immagine riflessa. Di fronte a lei, Margaret Qualley costruisce una Sue che è insieme vittima e carnefice. Sue è ciò che Elisabeth vorrebbe essere, ma è anche un'entità separata, con propri desideri e ambizioni.

Per chi ama il cinema di genere, per chi non si spaventa davanti a ettolitri di sangue e body horror estremo, The Substance è un appuntamento imperdibile. Per tutti gli altri, è comunque un'occasione per confrontarsi con un cinema che ha qualcosa da dire e lo dice senza mezzi termini, usando il linguaggio più viscerale e diretto che esista: quello del corpo che si trasforma, si decompone, si ribella. Demi Moore e Margaret Qualley regalano performance che difficilmente si dimenticheranno. Coralie Fargeat si conferma una delle voci più originali e necessarie del cinema contemporaneo.

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