MasterChef Italia: la sesta stagione parte con meno "personaggi" e più schiettezza
La sesta stagione di MasterChef Italia parte bene: meno personaggi e più persone. Per ora nessun mappazzone da segnalare!
Il primo palcoscenico in cui i 150 aspiranti chef si devono sfidare per potere fare un passo in più verso l’agognata masterclass è l’imponente piazzale della Stazione Centrale di Milano, se vogliamo un luogo emblematico che rappresenta una metafora di quello che accadrà prossimamente a coloro che riusciranno a passare il primo turno. Arrivano tutti con bagagli di cibi e di speranze, pronti a partire per un lungo viaggio che per i più fortunati, o più bravi, potrà durare tre mesi e potrà rappresentare una vera occasione di dare una svolta alla propria vita.
Si parte subito con un test infingardo: la cucina a crudo.
Dalle consuete cloche emergono un’orata, mirtilli, scalogno, ananas, lamponi ed altri prodotti e il compito dei cuochi amatoriali è di preparare un piatto che non richieda cottura a fuoco. Bisogna quindi sapere tagliare, abbinare ed insaporire scegliendo con cura quanto si ha a disposizione. Tripudio di carpacci, tartare, quenelle, alcuni cercano di copiare dal proprio vicino di banco, altri danno libero sfogo alla fantasia e all’inventiva, ma il test richiede manualità, destrezza e creatività. E dopo questa prima scrematura, iniziamo a conoscere gli aspiranti concorrenti e intravediamo già alcuni soggetti che con buona probabilità ci faranno compagnia nel corso delle prossime settimane.
Ci sono ragazze più giovani come la palermitana Margherita e il suo ottimo baccalà o come la trentenne Vittoria che riesce a dare un tono chic ad un petto di pollo farcendolo con delle mazzancolle, ma anche Maria, mite barese che lavora con il marito ma sogna di realizzarsi e di ritrovare se stessa proprio in cucina. I quattro giudici sono sempre più complici tra di loro, in totale armonia anche se non perdono l’occasione di punzecchiarsi e di dare spettacolo. Bastianich è sempre un po’ snob, Cannavacciuolo è adorabilmente verace, Cracco sempre pungente come uno spicchio d’aglio e Barbieri misurato, ma spietato.

Ma i nostri adorati tre chef più uno trovano anche il tempo per farsi quatto risate o per entusiasmarsi di fronte ad alcuni ragazzi e i loro piatti. Come avviene con Michele da Mantova, secondo caso umano della serata, ansiogeno e timoroso ragazzo a cui viene detto che si merita dei sonori calci nel didietro per ridestarsi dalla sua inerzia e dal suo vittimismo, perché le potenzialità ci sono, deve solo scrollarsi di dosso quell’aria da eterno sfigato e dimostrare ciò che sa fare. Roberto, operaio e padre di famiglia conquista invece tutti con il suo gioviale spirito romagnolo ed un piatto studiato e molto raffinato, come i passatelli con squacquerone e aria di rucola. A Gianni, consulente finanziario non esattamente di primo pelo, tocca effettuare una seconda ed imprevista prova, la cottura di un uovo in camicia, per convincere un perplesso Bastianich a concedergli il grembiule, trofeo che invece ottiene senza troppi sforzi il diciottenne Valerio, presentando una composizione di asparagi alla vaniglia con capesante davvero degna di un ristorante di alto livello. E per chiudere questo primo round di selezioni arriva Gabriele, un architetto in puro stile Forrest Gump che non riesce a finire le frasi che inizia a causa di evidente balbuzie ma si vede che è abituato a maneggiare cibi e ci potrebbe riservare belle sorprese.
Per ora ci sembra che questa nuova edizione abbia preso la giusta piega, stiamo vedendo più persone che personaggi e la sensazione è che quest’anno sarà la cucina, quella intesa come lavoro, tecnica e dedizione, la vera protagonista dello show. Gli aspiranti chef paiono molto attenti alla qualità dei prodotti scelti, c’è oculata attenzione al km zero e alla riscoperta della tradizione, meno volontà di stupire ma tanta voglia di convincere forse con più semplicità, attenzione ai dettagli e alle sfumature. Per ora nessun mappazzone da segnalare. Forse l’unico neo osservato è un abuso di salse, vellutate e creme in ogni piatto. La tendenza a frullare tutto rende le preparazioni troppo omogenee tra loro ma quando inizierà la vera gara, sappiamo già che dovremo tenere pronte carta e penna perché avremo tante cose nuove da imparare.
