Matt Damon e Jude Law insieme su Netflix, nel film pandemico (premonitore) che nessuno voleva vedere
Questo film su NEtflix ha previsto la pandemia con precisione scientifica. Analisi del film con Paltrow, Damon e Winslet che anticipò il COVID-19.
Tutto inizia con un tradimento. O meglio, con una telefonata in aeroporto. Gwyneth Paltrow, pallida e sudata, risponde a qualcuno che non è suo marito, qualcuno con cui ha appena trascorso la notte. I sintomi che prova li attribuisce al jet-lag. In realtà, Beth è il paziente zero di una catastrofe sanitaria globale. Così comincia Contagion, il thriller pandemico diretto da Steven Soderbergh e disponibile su Netflix che nel 2011 sembrava l'ennesimo disaster movie, e che oggi guardiamo con occhi completamente diversi. Il film rappresenta una rivisitazione moderna e stilizzata del genere catastrofico degli anni Settanta, quel cinema corale dove grandi star affrontavano terremoti, incendi e naufragi. Soderbergh, però, elimina ogni possibile elemento di parodia fin dalle prime scene, con un paio di catastrofi personali così brutali da lasciare il pubblico senza fiato. Una scena in particolare, un primo piano anatomico che coinvolge uno dei protagonisti più noti, provocò reazioni di autentico shock e incredulità nelle sale cinematografiche.
Soderbergh, che firma anche la fotografia del film, cattura immagini potenti: sale d'attesa deserte negli aeroporti, laboratori ospedalieri dalla sterile freddezza, città che si svuotano progressivamente. La colonna sonora pulsante di Cliff Martinez accompagna questo montaggio globale dell'orrore, mentre le voci e il panico, inevitabilmente, diventano virali quanto la malattia stessa. Il film funziona perfettamente come mosaico di mini-drammi intensi, anche se la critica dell'epoca notò come Soderbergh risultasse meno efficace nel mostrare la paura delle persone comuni, il senso massiccio di perdita collettiva. Alcuni osservatori ritennero che altri film, come Blindness di Fernando Meirelles del 2008, avessero comunicato meglio quella dimensione di terrore diffuso. Esistono anche alcune contraddizioni narrative nel personaggio di Krumwiede, apparentemente scomode ma forse proprio per questo realistiche: il confine tra denuncia legittima e paranoia complottista non è mai netto, e il film ha il merito di non semplificare eccessivamente questa ambiguità.
Ciò che rende Contagion particolarmente significativo a distanza di anni è la sua precisione quasi documentaristica nel rappresentare le dinamiche di una pandemia globale. Gli esperti virologi interpellati all'epoca del lancio confermarono che il film non si discostava molto dalla verità scientifica. I protocolli, le dinamiche di diffusione, il ruolo dei media, la corsa al vaccino: tutto acquisì una risonanza inquietante quando, anni dopo, il mondo si trovò ad affrontare una vera emergenza sanitaria globale. La pellicola fu girata con la consulenza di scienziati ed epidemiologi, e questo rigore si percepisce in ogni frame. Non ci sono mostri o zombie, non serve l'horror esplicito quando la realtà del contagio è sufficientemente terrificante. La malattia si diffonde attraverso gesti quotidiani, superfici contaminate, strette di mano: quella normalità trasformata in minaccia che poi abbiamo tutti vissuto sulla nostra pelle.