Matthew McConaughey e la vera storia della battaglia contro l'AIDS, in questo cult su Prime Video
La storia vera di Ron Woodroof e del Dallas Buyers Club: il cowboy texano che sfidò FDA e Big Pharma per salvare i malati di AIDS negli anni '80.
Texas, metà degli anni Ottanta. Ron Woodroof è il prototipo del maschio americano di provincia: cowboy da rodeo, elettricista, donnaiolo incallito che passa le notti tra strip club, partite di poker clandestine e sesso occasionale. Omofobo dichiarato, machista senza filtri, Ron è uno di quegli uomini che la vita sembra aver forgiato con la durezza del deserto texano. Poi arriva la diagnosi che nessuno vuole sentire: HIV positivo, stadio terminale. Trenta giorni di vita, forse meno.
È il 1985 e l'AIDS è ancora la "peste gay", una condanna a morte avvolta nell'ignoranza, nello stigma e nel silenzio istituzionale. Per un uomo come Ron, quella diagnosi non è solo una sentenza biologica: è un insulto alla sua stessa identità. Eppure, proprio da questo rifiuto viscerale nasce una delle storie più straordinarie di resilienza e imprenditorialità clandestina nella storia della medicina moderna.
Dallas Buyers Club, diretto nel 2013 dal regista canadese Jean-Marc Vallée, disponibile su Prime Video, racconta questa odissea vera con la forza di un pugno nello stomaco e la delicatezza necessaria per non scadere nel melodramma. Il film è diventato un caso cinematografico anche grazie alle performance dei suoi protagonisti. McConaughey, fino a quel momento noto principalmente per ruoli da sex symbol in commedie romantiche, subisce una metamorfosi fisica impressionante: perde ventuno chili per incarnare Ron Woodroof, riducendosi a uno scheletro vivente che fa male agli occhi.
La trasformazione non è solo estetica. L'attore texano trova nella disperazione del suo personaggio una verità brutale, un'umanità frammentata che si ricompone attraverso una battaglia che inizia come egoistica sopravvivenza e si trasforma in missione collettiva. Al suo fianco, Jared Leto regala un'interpretazione di rara intensità nel ruolo di Rayon, donna transgender sieropositiva che diventerà socia e amica di Ron. Leto, anche lui dimagrito drasticamente, costruisce un personaggio borderline che poteva facilmente scivolare nello stereotipo ma che invece conquista per fragilità, intelligenza emotiva e una dignità commovente.
È Rayon a spostare l'asse morale del film: attraverso la loro improbabile alleanza, Ron compie un viaggio non solo medico ma profondamente umano, imparando che la sopravvivenza può essere un atto collettivo. La storia vera di Woodroof è quella di un uomo che si rifiuta di morire secondo i tempi stabiliti dalla medicina ufficiale. Quando scopre che l'AZT, l'unico farmaco antiretrovirale approvato dalla FDA negli Stati Uniti, non solo costa una fortuna ma sembra accelerare la morte invece di rallentarla, Ron inizia a documentarsi ossessivamente.Attraversa il confine con il Messico, incontra medici radiati dall'ordine che sperimentano terapie alternative: proteine, vitamine, peptide T, ddC. Farmaci non approvati negli USA ma disponibili altrove, sostanze che mostrano risultati promettenti ma che la Food and Drug Administration considera illegali. Woodroof non si limita a curarsi: intuisce un'opportunità. Fonda il Dallas Buyers Club, un'organizzazione che aggira il divieto di vendita attraverso un escamotage geniale: non vende i farmaci, vende tessere associative mensili da quattrocento dollari che includono la fornitura gratuita delle medicine.
È contrabbando legalizzato, un modello di business ai margini della legge che risponde a un'emergenza sanitaria ignorata dalle istituzioni. Il club diventa un punto di riferimento per centinaia di malati di AIDS in Texas e oltre, persone disperate che trovano in Ron non un santo ma un pragmatico trafficante mosso inizialmente dal profitto e dalla sopravvivenza, poi da qualcosa di più complesso. La sua battaglia attira l'attenzione della FDA, che inizia a sequestrare le sue forniture, e delle case farmaceutiche, che vedono minacciato il monopolio dell'AZT.
Il film di Vallée, pur raccontando una storia potente, adotta un approccio narrativo sobrio, quasi documentaristico, che divide la critica. Se da un lato la scelta di non enfatizzare gli aspetti melodrammatici conferisce credibilità al racconto, dall'altro il ritmo risulta a tratti didascalico, un compitino biografico ben fatto ma privo di vero slancio autoriale. Eppure, il film è diventato un cult. La regia si affida totalmente alle performance attoriali, e questo è al contempo il punto di forza e il limite del progetto.
Dallas Buyers Club arrivò alla notte degli Oscar 2014 con sei candidature e ne conquistò tre: miglior attore protagonista a McConaughey, miglior attore non protagonista a Leto e migliori costumi. Le statuette confermarono quello che il pubblico aveva già decretato: al di là dei meriti registici, il film aveva portato sullo schermo due interpretazioni indimenticabili e una storia che meritava di essere raccontata.
La vera eredità di Woodroof non sta nell'essere diventato un eroe. Lui non lo era, e il film ha l'onestà intellettuale di non trasformarlo in un santo laico. Era un trafficante, un opportunista, un uomo ruvido che la malattia costrinse a guardare oltre il proprio ombelico. Ma proprio in questa contraddizione sta la forza della storia: mostra come la solidarietà possa nascere anche dal bisogno, come la giustizia sociale possa essere cercata da chi inizialmente voleva solo sopravvivere.