Meryl Streep e Nicole Kidman nel musical su Netflix in cui le star imparano la lezione più dura
Il musical Netflix di Ryan Murphy con Meryl Streep e James Corden. Tra ego di Broadway e accettazione LGBT, un film camp che unisce le due Americhe.
C'è qualcosa di profondamente americano, e al tempo stesso universale, in The Prom di Ryan Murphy per Netflix. Il regista che ha dato vita a Glee, American Horror Story e Pose torna al suo primo amore, il musical teatro, con un'energia sterminata e una voglia di strafare che sconfina nel delirio organizzato. Il risultato è un film che assomiglia a High School Musical dopo una notte brava a base di assenzio e Xanax, un concentrato di jazz hands, paillettes e melodrammi che ti travolge senza chiedere permesso. Meryl Streep e James Corden interpretano Dee Dee Allen e Barry Glickman, due star di Broadway con l'ego grande quanto il Chrysler Building ma con le carriere in caduta libera. Il loro ultimo spettacolo, Eleanor, un musical sulla vita di Eleanor Roosevelt, si è rivelato un fiasco colossale. Barry, tra l'altro, ha già dovuto dichiarare bancarotta dopo aver autoprodotto Notes on a Scandal, un dettaglio che la dice lunga sulla sua capacità di giudizio. Durante una festa di apertura trasformatasi in veglia funebre al Sardi's, i due decidono che hanno bisogno di una svolta. Ma quale.
È la conferma di un antico assioma: la vita adulta è solo il liceo con più soldi. La giovane Jo Ellen Pellman, che ricorda una giovane Elisabeth Moss, porta sullo schermo Emma con una vulnerabilità autentica. Al suo fianco c'è Ariana DeBose nel ruolo di Alyssa, la fidanzata segreta, mentre Kerry Washington interpreta la madre conservatrice di Alyssa, architetto del divieto. Quello che potrebbe sembrare uno scontro manicheo tra progressisti illuminati e bigotti di provincia si rivela in realtà più sfumato di quanto sembri, anche se Murphy non rinuncia mai del tutto alla sua inclinazione per il grottesco. The Prom si basa sul musical di Broadway scritto da Matthew Sklar e Chad Beguelin, che a sua volta trae ispirazione da un caso reale del 2010. La storia di una studentessa che si è vista negare il diritto di partecipare al ballo scolastico diventa, nelle mani di Murphy, un pretesto per esplorare le contraddizioni dell'America contemporanea, quella spaccatura tra città e campagna, tra coste e interno, che è diventata la metafora politica dominante degli ultimi anni.
Ed è qui che il film si fa interessante, al di là della sua apparente frivolezza. Potrebbe essere il primo film dell'era Biden, un prodotto culturale che prova a riconciliare le due Americhe senza nascondere le proprie simpatie. I liberal di Broadway devono superare il loro disprezzo snob per i "deplorevoli" del Midwest, mentre i conservatori della provincia devono confrontarsi con una realtà più complessa di quanto le loro certezze religiose permettano. Certo, non c'è mai davvero il rischio che le megastar del teatro musicale concedano qualcosa alle mentalità conservatrici, se non la virtù di mettere da parte il proprio narcisismo per qualche minuto. Ma il narcisismo, in fondo, è il vero motore della storia. Il film è prevedibile come un orologio svizzero: ogni svolta narrativa, ogni transizione, ogni momento musicale può essere anticipato con largo anticipo. Eppure funziona, perché Murphy abbraccia completamente la sua natura camp, quella sensibilità estetica che trasforma l'eccesso in arte.
The Prom è melodrammatico, zuccheroso, totalmente privo di sottotesto nascosto perché tutto è in superficie, gridato, cantato, ballato. Ma proprio questa mancanza di cinismo diventa la sua dichiarazione più coraggiosa. In un'epoca di ironia difensiva e distacco, Murphy sceglie l'ingenuità consapevole, l'ottimismo urlato a squarciagola. Non è un capolavoro, ma è uno spettacolo che ti ricorda perché il musical esiste: per trasformare i conflitti della vita in canzoni, per dare alle emozioni una coreografia, per credere, anche solo per due ore, che un numero di danza possa cambiare il mondo. O almeno una piccola scuola dell'Indiana.