Questa commedia di Adam Sandler su Netflix ci ricorda con umorismo perché i bulli sono i veri mostri
La commedia Netflix di Adam Sandler che affronta il tema del bullismo con umorismo e un cast stellare tra cui Steve Buscemi e Ray Liotta.
Forse Diamanti grezzi ha davvero riportato Adam Sandler nelle grazie del pubblico cinefilo, quello che aveva perso strada facendo tra le commedie senz'anima sfornate per Netflix. Forse il mondo è talmente impazzito che vedere June Squibb, novant'anni portati con dignità, indossare una maglietta con scritto "boner donor" basta a strapparti un sorriso liberatorio. O forse, semplicemente, Hubie Halloween (su Netflix) rappresenta un piccolo passo avanti rispetto alle vacanze pagate mascherate da film come Murder Mystery o agli orrori vocali di Sandy Wexler. La verità è che in tempi come questi, dove le certezze vacillano, anche stabilire se una commedia Netflix di Adam Sandler sia "buona" o "cattiva" diventa un esercizio filosofico. E cosa significano davvero queste categorie, del resto? Certo, Hubie Halloween sembra scritto in un pomeriggio da due sceneggiatori in pantaloncini da ginnastica, ma almeno regala una scena dove Ray Liotta chiama il protagonista "Pubie Dubois", soprannome crudele che si diffonde per Salem più velocemente di un virus nella Casa Bianca.
Nemmeno il grande e indeciso Ken Bone si lascerebbe convincere dall'insistenza a metà del copione sul fatto che "essere gentili conta", ma c'è un genio bipartisan innegabile nella scena iniziale dove Hubie, durante la sua pedalata mattutina, blocca al volo un uovo lanciato contro la sua testa, lo ingoia crudo "alla Rocky Balboa" e poi vomita urlando per strada senza mai togliere i piedi dai pedali. Questo è il tipo di film dove Sandler subisce due orribili incidenti in bicicletta nei primi cinque minuti, ed entrambi strappano risate. Il tipo di film che gli permette di recitare attraverso il dolore, trovando nuovo umorismo nella resilienza di cuore puro che attraversa i suoi idioti dalla bocca pastosa, il collo raggrinzito e lo sguardo rivolto a terra, personaggi che ha elevato a un archetipo tutto suo negli ultimi trent'anni. Hubie Dubois non è stupido quanto Bobby Boucher né squilibrato come il protagonista di That's My Boy, ma è un'altra sfumatura dello stesso colore immediatamente riconoscibile.
La grande differenza è che Hubie, un ebreo la cui famiglia (franco-canadese?) vive a Salem dai tempi dei processi alle streghe, non condivide la rabbia profonda che permette di tracciare una linea retta da Billy Madison a Punch-Drunk Love. Quella rabbia è invece dispersa tra gli altri abitanti di Salem, alcuni dei quali tormentano Hubie da quando è stato incoronato "più propenso a sposare il proprio cuscino" nell'annuario del liceo. È facile capire perché la gente non ami Hubie. Se questo fosse The Giver, gli avrebbero assegnato la carriera di sorvegliante di corridoio. Sandler ha creato un linguaggio comico talmente consolidato da non dover spiegare perché i suoi personaggi siano come sono. Se Hubie vuole pattugliare Salem con una fascia fatta in casa e auto-proclamarsi la polizia del divertimento, così sia. Sandler non ha bisogno di un retroscena, quanto piuttosto di un regista che capisca cosa c'è di divertente in un adulto terrorizzato da chiunque, dal suo collega adolescente alla gastronomia (un spietato e esilarante Karan Brar) al prete locale (Michael Chiklis nel ruolo per cui è nato).