Kevin Spacey, Colin Farrell e Jennifer Aniston non bastano a salvare questa commedia su Netflix
Analisi di una commedia che non riesce a scegliere tra satira nera e farsa, sprecando un cast stellare e una premessa promettente.
Ci sono film che nascono con tutte le carte in regola per funzionare: un cast stellare, una premessa intrigante, il vento in poppa del successo di produzioni simili. Horrible Bosses - Come ammazzare il capo... e vivere felici (disponibile su Netflix) sembrava avere tutto questo. Eppure, come spesso accade quando si insegue una formula vincente senza comprenderla davvero, il risultato è un'opera che oscilla nervosamente tra generi, toni e registri, senza mai trovare una propria identità convincente. La storia è semplice quanto potenzialmente esplosiva: tre amici accomunati da un destino lavorativo infernale decidono di liberarsi dei loro capi insopportabili. Nick, Kurt e Dale, interpretati rispettivamente da Jason Bateman, Jason Sudeikis e Charlie Day, sono vittime quotidiane di tre figure manageriali da incubo. C'è il bullo aziendale incarnato da Kevin Spacey, il cocainomane incompetente con parrucchino ridicolo di Colin Farrell, e la dentista molesta sessualmente interpretata da Jennifer Aniston. Tre boss orribili, tre potenziali omicidi incrociati alla Hitchcock.
Paradossalmente, le figure più interessanti sono proprio quelle che dovrebbero essere odiate: i boss orribili del titolo. Kevin Spacey porta sul grande schermo il suo consueto mix di carisma e minaccia sotterranea, Colin Farrell si diverte visibilmente a sovvertire la propria immagine, ma è Jennifer Aniston a sorprendere davvero. Il suo personaggio di dentista predatrice sessuale è interpretato con un'energia e una sfacciataggine che fanno immaginare quanto potente sarebbe stato un intero film costruito attorno a quella figura. C'è mordente, c'è cattiveria giocosa, c'è una consapevolezza del contropiede rispetto alla sua immagine pubblica. Peccato che questi personaggi rimangano abbozzati, sviluppati appena quanto basta per giustificare le singole scene ma mai approfonditi. I tre protagonisti, invece, sono piatti. Bateman, Sudeikis e Day fanno il loro mestiere con professionalità, ma i loro personaggi sono archetipi bidimensionali: il frustrato razionale, il dongiovanni da ufficio, il bonaccione vittima.
Non c'è evoluzione, non c'è complessità, non c'è una ragione emotiva reale per affezionarsi a loro o per tifare per il loro piano criminale maldestro. Ci sono momenti in cui il film trova il proprio ritmo. Alcune battute funzionano, specialmente quelle che giocano sull'assurdo più che sulla volgarità facile. Il personaggio di Jamie Foxx, un improbabile consigliere criminale che si fa chiamare Motherfucker Jones dopo aver dovuto cambiare il proprio nome da Dean Jones (per non confondersi con l'attore di Un maggiolino tutto matto), offre qualche risata genuina. Sono lampi, però, incastonati in una struttura narrativa che non regge, che non sa dove andare, che tradisce costantemente le proprie potenzialità. È probabile che il successo commerciale di Una notte da leoni abbia spianato la strada alla produzione di Horrible Bosses. Hollywood adora replicare le formule vincenti, ma spesso dimentica che non basta assemblare ingredienti simili per ottenere lo stesso risultato.