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MobLand fa retromarcia: secondo alcune fonti autorevoli, Tom Hardy non sarebbe stato licenziato dalla serie

Tom Hardy non è stato licenziato da MobLand. Le trattative per la terza stagione sono in corso per risolvere le differenze creative con produzione e sceneggiatore.

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Nonostante i rumors che da una settimana stanno incendiando social e testate specializzate, Tom Hardy non è stato cacciato da MobLand. Anzi, le discussioni per il suo ritorno nella terza stagione sono attualmente in corso, con l'obiettivo di risolvere quelle che vengono definite "differenze creative". Una fonte vicina alla produzione ha confermato a Variety: "Tom non è stato licenziato, la porta per la terza stagione non è chiusa e le cose vengono risolte sul piano creativo".

Il polverone mediatico era scoppiato quando alcuni leak avevano suggerito un licenziamento di Hardy dopo presunti scontri con lo sceneggiatore Jez Butterworth e il produttore David Glasser. La realtà, come spesso accade nel mondo delle produzioni televisive di alto livello, è diversa. Le tensioni esistono, questo è innegabile, ma non si è mai arrivati a una rottura definitiva. Le riprese della terza stagione dovrebbero iniziare in autunno e tutte le parti coinvolte stanno lavorando per trovare un accordo.

Una seconda fonte di produzione ha commentato con una certa ironia: "È difficile, ma è una star del cinema". Una verità che sintetizza perfettamente il dilemma di molte produzioni televisive che si avvalgono di attori di primissimo piano abituati ai ritmi e alle dinamiche del grande schermo. Hardy, che ha lavorato con registi del calibro di Christopher Nolan, Steven Knight e George Miller, porta con sé standard e aspettative precise.

Le cause della frizione sono molteplici e, secondo fonti interne, ci sono responsabilità da entrambe le parti. Da un lato, Hardy è stato accusato di ritardi sul set e di insistere per riscrivere alcune scene. Comportamenti che hanno messo sotto pressione la macchina produttiva e fatto attendere colleghi del calibro di Brosnan e Mirren, che si sono trovati a volte ad aspettare "per ore" l'arrivo della loro controparte sul set.

Dall'altro lato, però, emerge un quadro che complica il semplice ritratto dell'attore capriccioso. Butterworth, co-creatore dello show insieme a Ronan Bennett e figura chiave per la scrittura, consegnava le sceneggiature con tempistiche molto strette, a volte solo una settimana prima delle riprese. Una prassi che si scontra frontalmente con il metodo di Hardy, che ha bisogno di tempo per studiare, provare, interiorizzare i personaggi. Come ha spiegato una fonte: "Tom ama prepararsi".

Ma c'è di più. Butterworth non era presente sul set durante le riprese, limitando la comunicazione principalmente a videocall settimanali con Glasser e Hardy. Una scelta che ha creato un collo di bottiglia quando l'attore sollevava questioni sul copione o proponeva modifiche. "Spesso le sue idee sono molto valide e vuole che vengano prese sul serio. Jez non ha il tempo di gestire queste note, quindi diventa problematico", ha spiegato una fonte vicina alla produzione.

L'assenza dello sceneggiatore non era un problema quando alla regia c'era Guy Ritchie, che ha diretto diversi episodi delle prime due stagioni. Ritchie ha l'esperienza, l'autorità e la relazione personale con Hardy per gestire cambiamenti al volo. I due si conoscono dal 2008, quando Hardy apparve in RocknRolla, e hanno sviluppato un rapporto di fiducia reciproca. "È meglio comportato con Guy", ha ammesso una fonte, aggiungendo che Ritchie può dirgli di "smettere di cazzeggiare" e Hardy lo accetterà "di buon cuore".

La situazione diventa più complicata con i registi a rotazione che subentrano quando Ritchie passa il testimone. Professionisti competenti, ma privi dell'autorevolezza necessaria per tenere testa a un attore del peso di Hardy. "È abituato a lavorare con alcuni dei migliori registi al mondo. Quindi quando si trova improvvisamente con un regista televisivo standard, fatica e in una certa misura può dominarli perché sono intimiditi da lui", ha spiegato la fonte.

Il nodo Butterworth appare cruciale. Lo sceneggiatore britannico, oltre a MobLand, sta lavorando a The Agency (altra serie Paramount+) e ai quattro film biografici sui Beatles diretti da Sam Mendes. Un carico di lavoro mastodontico che, secondo alcune fonti, lo ha portato a essere "sostanzialmente troppo disperso". Variety ha confermato che Butterworth non era presente nemmeno sul set della seconda stagione di The Agency durante le riprese dell'anno scorso.

La dinamica tra Hardy e il produttore David Glasser aggiunge un ulteriore livello di complessità. Glasser, che guida la 101 Studios, è descritto come un produttore "tosto ma giusto", abituato a gestire produzioni con pugno di ferro e poco incline a farsi dettare la linea dagli attori, per quanto importanti. "David non è disposto a farsi tenere in ostaggio da un attore, anche se è il protagonista. Ha un curriculum consolidato nel gestire questo tipo di situazioni", ha dichiarato una fonte.

Secondo testimonianze raccolte da Variety, il ritardo di Hardy creava frustrazione in Mirren e Brosnan. "Qualsiasi attore è frustrato quando deve aspettare un paio d'ore", ha ammesso una fonte. Tuttavia, non ci sarebbe stata alcuna frizione personale tra Mirren e Hardy. "So che gli ha detto un paio di volte: 'Dai Tom, siamo qui da secoli, andiamo avanti', ma non è mai sembrata anti-Tom".

Particolarmente interessante è la smentita categorica delle voci che volevano una rottura tra gli attori per motivi politici. "Non ho mai sentito nulla di politico", ha dichiarato una fonte visibilmente sorpresa dalla domanda. "Penso che sia probabilmente estremamente inutile e falso". Una precisazione necessaria in un'epoca in cui il gossip corre veloce e le narrazioni semplificate prevalgono sui fatti.

Secondo alcune fonti, Ritchie e Glasser stanno lavorando per riportare Hardy a bordo. "Sono sicuro che Guy stia probabilmente spingendo David Glasser per far funzionare le cose", ha detto una fonte di produzione. "A Guy piace lavorare con Tom". Un dettaglio non secondario, considerando il peso del regista britannico nell'economia creativa dello show.

Le fughe di notizie che hanno alimentato i titoli sul presunto licenziamento hanno però infiammato ulteriormente la situazione, trasformando una normale tensione produttiva in un caso mediatico. Fonti vicine a Hardy sostengono che queste rivelazioni abbiano complicato una risoluzione che sarebbe potuta avvenire in modo più rapido e amichevole. Il rumore di fondo, a volte, danneggia più dei problemi reali.

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