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Molto meglio degli ultimi Marvel: i 2 cinecomic 'nascosti' da vedere su Netflix

The Old Guard con Charlize Theron e Polar con Mads Mikkelsen sono i due cinecomic di Netflix che nessuno ricorda ma che battono molti dei film Marvel recenti: azione adulta, estetica da fumetto e storie che non chiedono di aver visto niente prima.

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Il genere cinecomic non è mai stato così vivo come in questo momento, eppure mai come adesso una parte del pubblico lo guarda con stanchezza. Anni di universi condivisi, sequel obbligatori, post-credits che rimandano sempre al prossimo capitolo: la formula si è logorata per chi non ha voglia di seguire trenta film in ordine cronologico per capire cosa sta succedendo sullo schermo. Su Netflix, però, esistono due cinecomic che funzionano in modo completamente diverso: nessuna continuity da inseguire, nessun personaggio da conoscere in anticipo, nessun obbligo di aver visto niente prima. Solo storie che stanno in piedi da sole, con una qualità visiva e narrativa che molti dei film Marvel degli ultimi anni non hanno raggiunto.

Mads Mikkelsen nei panni di Duncan Vizla in Polar, il cinecomic Netflix del 2019. (MoviestillDB)

The Old Guard: Charlize Theron e il peso dell'immortalità

The Old Guard è un film del 2020 diretto da Gina Prince-Bythewood, tratto dall'omonima graphic novel di Greg Rucka pubblicata dal 2017. È uno degli original Netflix più discussi e apprezzati degli ultimi anni, e il motivo per cui viene citato ancora oggi è che ha fatto qualcosa che pochi cinecomic riescono a fare: ha usato i superpoteri non come spettacolo ma come metafora.

Al centro della storia c'è AndyCharlize Theron in una delle sue prove fisiche più convincenti — una guerriera immortale che combatte da secoli insieme a un piccolo gruppo di compagni altrettanto immortali, costretti a vivere nascosti per evitare di diventare soggetti di studio per qualche laboratorio farmaceutico. L'immortalità, in questo universo narrativo, non è un dono senza conseguenze: è un peso che si accumula, che logora, che trasforma chiunque abbia vissuto abbastanza in qualcosa di più difficile da chiamare "umano".

Il film costruisce la sua tensione su questo paradosso, e lo fa con una maturità visiva che il genere raramente mostra. Le sequenze d'azione sono coreografate con una crudezza fisica che non sembra costruita per i trailer, e il cast di supporto — KiKi Layne, Matthias Schoenaerts, Marwan Kenzari, Luca Marinelli — è abbastanza solido da reggersi sulle proprie gambe anche nelle scene senza Theron. È un cinecomic per adulti nel senso reale del termine: non perché contenga violenza gratuita, ma perché pone domande scomode sul costo della sopravvivenza.

Polar: Mads Mikkelsen e l'estetica fumetto portata all'estremo

Polar è un'esperienza completamente diversa: più rumorosa, più sopra le righe, deliberatamente esagerata. Il film del 2019 diretto da Jonas Åkerlund è tratto dalla graphic novel di Victor Santos e porta sullo schermo un killer in pensione — Duncan Vizla, detto "il Cacciatore Nero", interpretato da un Mads Mikkelsen algido e perfetto nel ruolo — che cerca di sparire dalla circolazione con il suo gruzzolo di pensione, scoprendo invece che l'organizzazione per cui ha lavorato tutta la vita ha deciso di farlo fuori per non dover pagare.

Quello che distingue Polar da qualsiasi altro action movie è la sua coerenza stilistica: l'estetica di Santos — colori saturi quasi al punto della saturazione totale, contrasti estremi, personaggi esagerati nei costumi e nel comportamento — viene trasferita sullo schermo senza compromessi. I villain hanno l'aspetto e le movenze di caricature animate, i combattimenti sono coreografati come sequenze di fumetto in movimento, il contrasto tra il grigio stoico di Mikkelsen e la paletta esplosiva di tutto il resto è visivamente deliberato. Non è un film che si prende sul serio: è un film che si prende abbastanza sul serio da non diventare una parodia di se stesso.

Chi trova i Marvel recenti troppo uniformi nella loro palette grigio-azzurra e nei loro terzo atti identici troverà in Polar qualcosa di più carico, più viscerale, più onestamente fumettistico. Mikkelsen, come sempre, fa il lavoro senza sembrare che lo stia facendo: il suo Duncan Vizla è un uomo che vuole solo essere lasciato in pace, e quella semplicità di motivazione funziona meglio di qualsiasi backstory complicata.

Perché questi due e non i soliti nomi

La ragione per cui The Old Guard e Polar vengono regolarmente dimenticati nelle conversazioni sui cinecomic è che non appartengono a nessun franchise riconoscibile. Non ci sono Iron Man, Spider-Man, Batman o Superman. Non ci sono sequel già annunciati. Non ci sono post-credits che rimandano a un universo più grande. Ognuno dei due film è completo in se stesso — anche se The Old Guard ha un seguito in produzione, il primo capitolo non lascia niente di aperto in modo artificioso.

In un momento in cui buona parte del pubblico si è affaticata degli universi condivisi e cerca qualcosa che si possa guardare in una sola serata senza curriculum prerequisiti, questi due cinecomic di Netflix offrono esattamente quello: storie di supereroi o superumani con tutto ciò che rende il genere appassionante, senza l'obbligo di appartenere a niente.

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