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Napoli, Maradona e una tragedia: su Netflix, il film più intimo di Sorrentino che ha commosso Venezia

Analisi del film autobiografico su Napoli anni '80, Maradona e la tragedia personale che ha segnato il regista Premio Oscar.

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È stata la mano di Dio, disponibile su Netflix, non è solo il nono lungometraggio del regista napoletano, ma un viaggio nell'intimità di un ragazzo che diventerà uno dei cineasti più acclamati del panorama italiano e internazionale. Presentato in concorso alla Mostra del cinema di Venezia nel 2021, il film ha già conquistato il Premio Pasinetti come miglior film, il Premio Marcello Mastroianni all'attore esordiente Filippo Scotti e il Leone d'Argento, per poi rappresentare l'Italia agli Oscar 2022 nella categoria Miglior Film Internazionale. Questa pellicola arriva a due anni dalla miniserie The New Pope e a tre dal dittico Loro, segnando un cambio di registro netto per il regista. Se con La grande bellezza, che gli valse l'Oscar nel 2014, Sorrentino aveva dipinto la Roma decadente e barocca di Jep Gambardella, qui torna alle radici, a quella Napoli degli anni Ottanta che lo ha forgiato come uomo e artista.

Non è un caso che il titolo richiami la celebre frase di Diego Armando Maradona sul gol segnato all'Inghilterra durante i Mondiali del 1986, un momento che ha unito un'intera città in un'estasi collettiva. Il protagonista è Fabietto Schisa, alter ego dichiarato del regista, interpretato con straordinaria sensibilità da Filippo Scotti. Sorrentino stesso ha dichiarato di aver scelto l'attore per la sua capacità di incarnare "la stessa timidezza, inadeguatezza che ricordavo di avere da ragazzo". Fabietto cresce nella caotica e vibrante Napoli degli anni Ottanta, in una famiglia numerosa e rumorosa, dove le giornate scorrono tra battute al vetriolo, pranzi domenicali interminabili e quella passione viscerale per il calcio che solo i napoletani sanno vivere. Ma dietro la facciata di normalità familiare si nasconde una tragedia che cambierà per sempre la vita del giovane protagonista. Sorrentino ha voluto raccontare la prematura morte dei genitori, un evento che lo ha segnato profondamente e che nel film diventa il punto di svolta narrativo ed emotivo.

Maria e Saverio Schisa, interpretati rispettivamente da Teresa Saponangelo e Toni Servillo, sono la trasposizione cinematografica dei genitori del regista. Teresa Saponangelo, premiata a Venezia con il Premio Pasinetti proprio per questo ruolo, restituisce sullo schermo una madre vivace, amante degli scherzi telefonici ai vicini di casa, capace di leggerezza ma anche di grande profondità. Toni Servillo, collaboratore storico di Sorrentino da ormai vent'anni, veste i panni del padre Saverio dopo una promessa fatta tempo fa dal regista: "Quando troverò la giusta distanza, sarai mio padre in un film che farò". Quella distanza è stata finalmente trovata, e l'attore di Afragola offre una performance che aggiunge un'altra perla alla sua collezione di riconoscimenti, che include 4 David di Donatello e 6 Nastri d'Argento. Accanto a loro si muove un cast corale che restituisce il sapore autentico di una famiglia napoletana. C'è Marchino, il fratello maggiore di Fabietto interpretato da Marlon Joubert, già visto nella serie Sky Romulus.

Il film scorre attraverso vignette di vita familiare caleidoscopiche. C'è la sorella che non esce mai dal bagno, ci sono i vicini di casa ossessionati dall'impero austro-ungarico, ci sono i motoscafi dei contrabbandieri che solcano le acque del golfo. E c'è Napoli, sempre presente, pulsante, contraddittoria, madre amorevole e matrigna spietata. Sorrentino ha dichiarato di aver voluto "raccontare i sentimenti dell'epoca, più che i fatti". È questa scelta stilistica e narrativa che rende È stata la mano di Dio un'opera profondamente diversa dai suoi lavori precedenti. Non ci sono le architetture barocche della Grande bellezza, non c'è la satira politica di Loro, non c'è il vaticano opulento di The Young Pope. C'è invece un ragazzo che deve trovare la propria strada dopo aver perso tutto, che incontra il regista Antonio Capuano e Federico Fellini, che scopre il cinema come forma di salvezza e redenzione.

Il battesimo cinematografico di Fabietto diventa così il battesimo autobiografico di Sorrentino, che per la prima volta si mette a nudo davanti allo spettatore. Un atto di coraggio che ha conquistato critica e pubblico, portando il film fino alla notte degli Oscar del 27 marzo 2022. La candidatura come Miglior Film Internazionale è arrivata dopo che il regista aveva già trionfato nel 2014, battendo proprio Il sospetto di Thomas Vinterberg, che invece ha vinto l'Oscar quest'anno. Una curiosa simmetria del destino. In quell'occasione, sul palco del Dolby Theatre, Sorrentino aveva ringraziato Federico Fellini, i Talking Heads, Martin Scorsese presente in sala e Diego Armando Maradona. Con È stata la mano di Dio, chiude il cerchio, rendendo omaggio a tutti loro attraverso la storia più vera che potesse raccontare: la propria.

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