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Napoli-New York, dove è stato girato il film con Favino? La vera sorpresa è la città che ha “interpretato” la Grande Mela

Dal cuore di Napoli alle rive di Trieste, passando per Fiume e gli studi di Cinecittà: il film di Gabriele Salvatores è un viaggio cinematografico nel dopoguerra costruito in città reali, set e sofisticati effetti visivi. E c'è un dettaglio sorprendente: gran parte della New York che appare nel film non è stata girata negli Stati Uniti.

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Dove è stato girato Napoli-New York? La risposta è meno scontata di quanto suggerisca il titolo. Il film diretto da Gabriele Salvatores, uscito nelle sale nel 2024 e interpretato, tra gli altri, da Pierfrancesco Favino, Dea Lanzaro e Antonio Guerra, è stato realizzato attraverso un itinerario produttivo che ha coinvolto Napoli, Trieste, Fiume e gli studi di Cinecittà a Roma. Le riprese sono cominciate nel 2023 e si sono sviluppate nell'arco di circa dodici settimane. La curiosità più affascinante riguarda però la rappresentazione della New York del secondo dopoguerra. Per ricrearla, Salvatores non è volato nella Grande Mela: ha scelto soprattutto Trieste, sfruttandone l'architettura mitteleuropea, il rapporto con il mare, le grandi piazze e gli edifici storici. La città friulana è stata poi trasformata cinematograficamente attraverso scenografie, allestimenti e interventi digitali.

Il punto di partenza del racconto è naturalmente Napoli, dove vivono Carmine e Celestina. La storia è ambientata alla fine degli anni Quaranta, in una città ancora profondamente segnata dalla Seconda guerra mondiale, dalla povertà e dalle distruzioni. Le sequenze napoletane fanno immergere lo spettatore nella dimensione popolare della città, fatta di vicoli, cortili, botteghe e strade dei quartieri più poveri. Tra le location individuate figura, per esempio, Vico Melofioccolo, utilizzato per una scena nella quale Celestina chiede una pizza a credito. Altre riprese sono state effettuate nella zona di Vico della Noce a Fonseca e Vico Cimitile, oltre che lungo Calata Santi Cosma e Damiano. Salvatores costruisce una Napoli osservata quasi sempre dal punto di vista dei due bambini, trasformando la città in uno spazio insieme concreto e fiabesco e mettendo in risalto un contrasto tra miseria reale e sguardo infantile a preparare il passaggio verso l'avventura americana.

È però Trieste la vera sorpresa del film. La città affacciata sul golfo, storicamente crocevia tra Mediterraneo, Europa centrale e mondo mitteleuropeo, possiede caratteristiche architettoniche che hanno permesso alla produzione di reinventarla come una metropoli americana della fine degli anni Quaranta. La lavorazione triestina è stata particolarmente consistente: 28 giornate di riprese, precedute da circa tre mesi di preparazione. Numerosi sono stati i luoghi cittadini coinvolti.

Tra questi spicca Palazzo Carciotti, edificio neoclassico affacciato sulle Rive e costruito tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento. La sua imponenza e la posizione sul fronte portuale lo hanno reso particolarmente adatto alla trasformazione cinematografica. Un ruolo importante è affidato anche al Porto Vecchio, storico complesso portuale triestino sviluppatosi tra Ottocento e Novecento. Gli spazi industriali, i magazzini e l'affaccio sul mare hanno fornito alla troupe un ambiente capace di evocare il mondo portuale della New York del passato.

Un'altra location riconoscibile è il Salone degli Incanti, l'ex pescheria centrale di Trieste, edificio storico affacciato sul mare e oggi utilizzato per mostre ed esposizioni. Anche questo spazio è stato inserito nella geografia cinematografica di Napoli-New York. La produzione ha utilizzato inoltre la Stazione Marittima, Palazzo Berlam, piazza San Giovanni, la chiesa di Sant'Antonio Taumaturgo, Palazzo Vivante, il Caffè San Marco, la Pasticceria La Bomboniera, lo stabilimento Stock di Roiano e gli esterni del Savoia Excelsior Palace.

Proprio piazza San Giovanni offre uno degli esempi più curiosi della trasformazione operata dalla troupe: alcuni esercizi commerciali sono stati modificati per assumere l'aspetto di negozi americani del periodo. La città reale rimane riconoscibile, ma viene progressivamente ricollocata in un'altra epoca e in un altro continente. Salvatores non ha cercato semplicemente di "nascondere" Trieste. Al contrario, ha sfruttato le sue caratteristiche architettoniche per costruire una New York credibile attraverso una combinazione di elementi reali e digitali.

Gli edifici triestini sulle Rive, infatti, possono assumere sullo schermo un aspetto completamente diverso grazie agli effetti visivi. Il Savoia Excelsior Palace, storico albergo affacciato sul mare, è uno degli esempi più evidenti: la sua monumentalità consente di trasformarlo nell'immaginario di una grande città americana. Salvatores ha sottolineato proprio quanto Trieste fosse adatta a questo tipo di operazione e il lavoro digitale ha avuto un peso decisivo nella costruzione della metropoli americana.

Alle due città protagoniste delle riprese si aggiungono Fiume, oggi Rijeka, in Croazia, e gli studi di Cinecittà a Roma. Fiume, importante porto dell'Adriatico settentrionale, è particolarmente coerente con la dimensione marittima della storia e con il tema della migrazione attraverso l'oceano. Cinecittà ha invece fornito gli spazi necessari alla costruzione delle scene che richiedevano un controllo scenografico maggiore. Sostanzialmente il quadro che ci viene consegnato è una panoramica con un affascinante senso logico: Napoli è la città da cui parte il sogno, Trieste diventa la New York immaginata dai protagonisti, Fiume e Cinecittà completano la costruzione del mondo del film.

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