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Nei Paesi Baschi, la pioggia nasconde un serial killer, in questo thriller spagnolo su Netflix

Analisi del thriller basco del 2017 che unisce indagine poliziesca e mitologia basca. Un noir intenso tra crimine e cultura ancestrale.

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Cosa succede quando un thriller poliziesco si intreccia con la mitologia di un territorio antico e misterioso. The Invisible Guardian, del 2017 su Netflix, non è solo un film sul crimine: è un'immersione nelle profondità culturali dei Paesi Baschi, dove la natura non fa da semplice sfondo ma diventa quasi un personaggio vivente, pulsante quanto gli esseri umani che si muovono tra i suoi boschi intrisi di pioggia. La protagonista è Amaia, interpretata da Marta Etura, un'ispettrice che si trova a fronteggiare una doppia battaglia. Da un lato i propri demoni interiori, dall'altro un serial killer mosso da pulsioni religiose la cui sete di sangue sembra inarrestabile. Il setting è fondamentale: la campagna basca, battuta dalla pioggia incessante, avvolta in una coltre di umidità e mistero che richiama antiche credenze. Il "Guardiano Invisibile" del titolo è una figura mitologica della foresta, un'entità che aleggia sulla narrazione senza mai scivolare nel fantasy fiabesco à la Il labirinto del fauno.

Qui non ci sono creature fantastiche che camminano alla luce del giorno. The Invisible Guardian mantiene i piedi ben piantati nella realtà cruda, viscerale, sporca del crimine. È un noir che non fa sconti, che colpisce allo stomaco con la sua brutalità psicologica e fisica. Eppure quella dimensione mitica esiste, sottotraccia, come un basso continuo che amplifica la tensione e l'inquietudine. La fotografia è uno dei punti di forza assoluti della pellicola. Ogni inquadratura cattura l'essenza unica della cultura basca, quella luce particolare che filtra attraverso le fronde degli alberi secolari, i volti segnati dalla pioggia, i paesaggi che sembrano custodire segreti mai rivelati. Non è solo bella da guardare: è funzionale alla narrazione, costruisce atmosfera, respiro, identità.

Sul fronte attoriale, le performance sono di prim'ordine. Marta Etura porta sullo schermo un personaggio complesso, lontano dagli stereotipi dell'eroina inossidabile. Amaia è vulnerabile, ferita, eppure determinata. Gli attori di supporto completano un ensemble credibile e sfaccettato, contribuendo a un senso di autenticità che permea l'intero film. La trama è costruita con precisione. Chi ha amato i romanzi di Henning Mankell e il suo commissario Wallander troverà qui echi familiari: quella stessa capacità di tessere una storia poliziesca solida, ricca di sfumature psicologiche, dove l'indagine diventa pretesto per esplorare l'animo umano e le contraddizioni di una società. The Invisible Guardian è il primo capitolo di una trilogia tratta dai romanzi di Dolores Redondo, segno che la materia narrativa è solida e stratificata.

Per gli appassionati del crime fiction questo film rappresenta una visione quasi obbligata. Offre tutto ciò che il genere promette: tensione, mistero, personaggi ben scritti, una trama che non concede respiro. Per il pubblico più generale, potrebbe risultare un'esperienza moderatamente intrattenente, forse meno immediata se non si è già dentro le dinamiche del noir europeo contemporaneo. The Invisible Guardian non reinventa il genere, ma lo declina con una voce culturale specifica e riconoscibile. È cinema che sa dove vuole andare, che non ha paura di sporcarsi le mani con il dolore e la violenza, ma che al contempo rispetta l'intelligenza dello spettatore. Un equilibrio delicato, raggiunto con mestiere e consapevolezza cinematografica.

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