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Questa serie svedese su Netflix mostra come un ragazzino diventa un criminale in soli 5 episodi

La miniserie svedese su Netflix che esplora il reclutamento di minori nel crimine organizzato. Una storia dura e necessaria sulla delinquenza minorile.

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Esiste un genere che ci attrae e respinge allo stesso tempo, una zona oscura del catalogo streaming verso cui ci muoviamo con una miscela di fascino morboso e necessità di capire. Sono quelle storie che raccontano l'innocenza violata, l'infanzia rubata, il momento preciso in cui un ragazzino smette di essere tale per diventare qualcos'altro. Deliver Me - Non lasciarmi cadere, miniserie svedese appena arrivata su Netflix, appartiene a pieno titolo a questo filone: cinque episodi di puro disagio emotivo che esplorano come si costruisce un delinquente minorenne. La serie si apre con un'immagine che difficilmente dimenticherete: una piscina deserta, la neve che cade fitta, un corpo insanguinato a terra e un ragazzino biondo con una pistola in mano. Accanto a lui, un coetaneo nero che perde sangue sul cemento ghiacciato. È una scena programmatica, un manifesto visivo di ciò che seguirà: niente sarà confortevole, niente sarà rassicurante, e la temperatura emotiva della serie sarà gelida quanto quel paesaggio invernale.

Ma attenzione: nonostante l'impatto visivo di quella prima inquadratura possa suggerire una narrazione sulla razza, Deliver Me non è questo. Non è una storia di bianchi contro neri, di privilegiati contro emarginati secondo schemi etnici. È qualcosa di più universale e forse proprio per questo più inquietante: è la cronaca di come il crimine organizzato recluta adolescenti, di come la violenza domestica plasma personalità fragili, di come l'assenza di alternative trasforma bambini in soldati. I protagonisti sono Billy e Dogge, due ragazzi trascinati nel vortice della criminalità durante l'adolescenza. La serie utilizza una struttura narrativa non lineare, saltando avanti e indietro nel tempo per ricostruire il puzzle di eventi che ha portato uno dei due a sparare all'altro. È una procedura investigativa che svela strato dopo strato non tanto un mistero quanto una tragedia annunciata, dove ogni flashback aggiunge un tassello al mosaico del fallimento collettivo degli adulti.

La domanda centrale che Deliver Me pone è semplice nella formulazione ma devastante nelle implicazioni: come nascono i delinquenti minorili? La risposta che la serie fornisce è articolata, sfaccettata, e rifiuta le semplificazioni. Non ci sono mostri nati cattivi, non ci sono destini scritti nel DNA. Ci sono invece famiglie disfunzionali, padri violenti, madri disperate, quartieri dove il crimine è l'unica industria che assume, e una rete di sfruttamento adulto che fagocita ragazzini come carburante. Visivamente, la serie adotta un'estetica del realismo sporco che rifiuta qualsiasi concessione al glamour. Tutti sembrano stanchi, provati, schiacciati dal peso di esistenze impossibili. È una scelta coraggiosa che contrasta con l'approccio patinato di molte produzioni crime contemporanee. I volti sono naturali, le location sono degradate, la fotografia predilige toni grigi e azzurri che amplificano la sensazione di freddo emotivo. Non c'è spazio per l'intrattenimento voyeuristico: Deliver Me vuole disturbare, non divertire.

La serie è tratta da un romanzo di successo e questo si sente nella solidità della struttura narrativa. Tuttavia, qualcosa non raggiunge del tutto il bersaglio. Forse è la prevedibilità di certi sviluppi, forse è una certa familiarità con i meccanismi del genere che rende l'esperienza meno sconvolgente di quanto potrebbe essere. È difficile identificare esattamente il problema: tecnicamente è tutto ineccepibile, le tematiche sono rilevanti, le interpretazioni superbe. Eppure manca quel qualcosa, quella scintilla che trasforma una serie competente in un'esperienza indimenticabile. Il formato miniserie, cinque episodi compatti, è un'arma a doppio taglio. Da un lato garantisce ritmo e impedisce divagazioni inutili. Dall'altro lascia alcuni personaggi secondari sottosviluppati, alcune dinamiche appena abbozzate. Si ha la sensazione che ci fosse materiale per approfondire ulteriormente, per esplorare con più calma le ramificazioni di quella tragedia collettiva.

Sul fronte del contenuto, è doveroso un avvertimento: Deliver Me non risparmia nulla allo spettatore. La violenza è esplicita e dettagliata, particolarmente disturbante quando coinvolge i minori. C'è un uso costante di linguaggio volgare, scene di abuso di sostanze, rappresentazioni crude di maltrattamenti su bambini. Non è una visione per stomaci deboli o per chi cerca intrattenimento leggero. È una serie che lascia il segno, e non sempre in senso positivo per il proprio benessere emotivo. Il titolo stesso, Deliver Me, risuona con una potenza particolare man mano che la storia procede. È una preghiera disperata, un grido di aiuto che rimane inascoltato. Liberami, salvami, tirami fuori da questo inferno. Ma chi può davvero salvare questi ragazzi? Il sistema giudiziario? I servizi sociali? La società nel suo complesso? La serie non offre risposte consolatorie, anzi sottolinea l'inadeguatezza sistemica di fronte a tragedie che si consumano quotidianamente nei margini delle nostre città opulente.

Alla fine, Deliver Me è una di quelle serie che si guardano più per senso di responsabilità civile che per piacere, un po' come Adolecsence (la cui star ha solo 16 anni). È importante, necessaria forse, ma non è facile. Ti costringe a confrontarti con realtà che preferiremmo ignorare, a riconoscere che dietro ogni notizia di cronaca su baby gang e criminalità minorile ci sono storie individuali di abbandono, abuso e fallimento collettivo. Vale la pena di investire cinque ore del proprio tempo in questo viaggio disturbante? La risposta dipende da cosa cercate in una serie tv. Se volete evadere, rilassarvi, staccare dal peso del mondo, la risposta è no. Se invece credete che la fiction possa e debba anche farci riflettere, mettere in discussione le nostre certezze, mostrarci aspetti scomodi della realtà sociale, allora sì, Deliver Me merita attenzione. Non è perfetta, non è memorabile come altre grandi serie scandinave, ma ha il merito dell'onestà e del coraggio. E in un panorama spesso dominato da contenuti rassicuranti e prevedibili, già questo è qualcosa.

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