Netflix trasforma un classico australiano in una serie bollente: il cambiamento audace che funziona
Su Netflix, una serie audace con più erotismo e modernità. Analisi completa della nuova versione del classico australiano con Philippa Northeast.
Sono passati 125 anni dalla pubblicazione di My Brilliant Career, il romanzo di Miles Franklin che ha scosso l'Australia del 1901 con la sua protagonista testarda e ribelle. Eppure le parole di quel libro sembrano scritte ieri, vibranti di un'energia e di una vitalità che sfidano il tempo. Netflix ha deciso di riportare in vita questa storia in una serie di sei episodi, ma con un approccio decisamente diverso rispetto al celebre film del 1979 diretto da Gillian Armstrong. Dove la pellicola cinematografica era elegante e misurata, quasi aristocratica nella sua compostezza, la versione seriale creata da Liz Doran e co-diretta da Alyssa McClelland e Anne Renton, su Netflix, alza la temperatura in modo considerevole.
Più erotismo, un tono più selvaggio, un triangolo amoroso molto più accentuato. Il risultato è un prodotto che strizza l'occhio alle atmosfere romantiche di genere, con momenti che ricordano i romanzi rosa più appassionati. La trama ruota attorno a Sybylla Melvyn, interpretata da Philippa Northeast, una giovane donna dalla testa dura che sogna di diventare scrittrice in un mondo profondamente patriarcale che vorrebbe relegarla al ruolo di moglie silenziosa e sottomessa. Sybylla lascia la modesta vita rurale di Possum Gully per trasferirsi nella tenuta più lussuosa di Caddagat, dove vive la sua ricca zia interpretata da Anna Chancellor.La famiglia spera che trovi marito, ma la protagonista ha altri piani: vuole sperimentare il mondo prima di poterci scrivere sopra. A Caddagat incontra Harry Beecham, interpretato da Christopher Chung, un pretendente che in questa versione è australiano di origini cinesi e decisamente prestante fisicamente. Il primo episodio non perde tempo: lo mostra a torso nudo mentre Sybylla lo ammira nascosta dietro un albero. I Beecham sono considerati "nobiltà coloniale" e la zia di Harry, Augusta, interpretata da Kate Mulvany, è una fervente suffragetta che vede immediatamente il potenziale di Sybylla. Le consiglia di abbandonare la poesia, definita "una via diretta all'anello nuziale", per concentrarsi su "storie che vendono".
Ma le complicazioni sentimentali non tardano ad arrivare. Un secondo pretendente emerge nella figura di Frank, il sovrintendente di Caddagat interpretato da Jake Dunn, creando appunto quel triangolo amoroso che la serie enfatizza rispetto al materiale originale. La serie adotta una tecnica ormai familiare, resa popolare da produzioni come Dickinson e Bridgerton: l'inserimento anacronistico di musica contemporanea in un contesto storico. Una scelta divisiva che può ridurre il senso di collocazione temporale, ma che dichiara apertamente le intenzioni dello show.
L'autenticità storica non è una priorità assoluta. Il passato viene filtrato attraverso la sensibilità del presente, ed è impossibile che sia altrimenti. Questa sensibilità moderna permea ogni aspetto della produzione, dal casting diversificato all'attenzione verso storie di persone storicamente sottorappresentate. La serie introduce una sottotrama che coinvolge una coppia gay, Julius, il "ragazzo d'oro" di Caddagat interpretato da Alexander England, e Alex, interpretato da Everard Grey, che mantengono segreta la loro relazione.Un'altra aggiunta riguarda Nell, giovane addestratrice di cavalli delle Prime Nazioni interpretata da Sherry-Lee Watson, il cui sogno è diventare sovrintendente di Caddagat. Purtroppo questa storia sembra posticcia, tangenziale rispetto alla narrazione principale. C'è un'energia disordinata ma autentica che attraversa gli episodi, alimentata principalmente dalla performance ad alto voltaggio di Northeast. La serie dimostra che un classico letterario può essere reinterpretato con audacia (come in questo caso, per cui viene da chiedersi se sia stato distrutto), anche a costo di tradire alcune aspettative legate all'opera originale.